Il Partito Comunista all’attacco di Norman Gobbi

“Austerità per il popolo e regali agli amici”
Biasimata una commessa a LiberaTV


Ticinolive pubblica questa presa di posizione partitica a titolo informativo e si astiene dal giudicarne il contenuto. Pubblicherà ovviamente anche una dichiarazione dell’on. Gobbi e/o di LiberaTV, qualora giungesse in Redazione. [fdm]


Il Partito Comunista (PC) apprende con grande sdegno della notizia lanciata da Ticino Libero, relativa a una commessa di 65mila franchi erogata dal Dipartimento delle Istituzioni in favore del giornalista Marco Bazzi e del suo portale online LiberaTV, per la realizzazione di una serie di video promozionali della Polizia.

Innanzitutto il PC intende porsi la domanda sulla reale utilità di questo progetto, il quale non ha certamente un carattere formativo per i futuri agenti – il PC da tempo chiede il miglioramento della formazione interna alla Polizia, onde evitare una propagazione di casi di abuso e violenze come purtroppo troppo spesso ci stiamo abituando a vedere – e tanto meno pubblicitario, in quanto la Polizia non ha certamente bisogno di pubblicità.

Quanto accaduto è quindi annoverabile nei caratteri del capitalismo di stato occidentale e del consociativismo partitocratico, quest’ultimo elemento fondante del sistema economico e politico del Canton Ticino. I soldi prelevati tramite imposte ai cittadini – quelli delle classi meno abbienti***, in quanto gli altri beneficiano di forfait e sgravi – vengono gestiti dallo stato per elargire favori agli amici, parenti e agli iscritti al proprio partito.

Il PC ritiene che – considerando il contesto di crescente austerità nel quale il Consiglio di Stato ci vuole portare (vedasi l’elaborazione del Preventivo 2014) – non siano accettabili tali regali. Il PC ritiene pertanto che il capo del Dipartimento degli Interni, Norman Gobbi, non stia adempiendo il suo compito di lavoro per il popolo e pertanto ne chiediamo le dimissioni.

per il Partito Comunista: Mattia Tagliaferri, membro di Segreteria


*** visto che siamo in casa nostra, ne approfittiamo per far notare al signor Tagliaferri che le “classi meno abbienti” spesso sono addirittura esenti da tasse