Partenariato orientale. L’Europa congelata dal “niet” di Kiev

Al summit di Vilnius, capitale della Lituania, François Hollande, Angela Merkel e e tre dozzine di dirigenti europei hanno incontrato giovedì 28 novembre l’uomo che mette in difficoltà uno dei loro progetti più ambiziosi : il presidente ucraino Viktor Ianukovitch, che rifiuta le avances dell’Europa e preferisce cedere – per convinzione o necessità – alle pressioni della Russia.

Al summit sono in molti a chiedersi se il partenariato orientale, grande ambizione dell’UE, sia utile o meno. Era stato lanciato nel 2009 per obbligare sei ex repubbliche sovietiche a dirigersi verso lo Stato di diritto e l’economia di mercato.
Di queste solo due hanno voluto fare un primo passo verso il partenariato, la Georgia e la Moldavia, due piccole nazioni di cui la Russia non vuole riconoscere le frontiere nazionali.
La Bielorussia e l’Azerbaïdjan, paesi a forte connotazione dittatoriale e dalla corruzione dilagante, non hanno ancora deciso da che parte schierarsi, se con l’Europa o con la Russia, mentre l’enclave dell’Armenia, nazione senza grandi risorse, ha scelto l’unione con Mosca.

Restava l’Ucraina, considerata il pezzo forte sino a settimana scorsa. Farla entrare nel partenariato orientale con i suo 46 milioni di abitanti significava portare il progetto europeo nel cuore dell’ex Unione Sovietica.
Malgrado abbia preferito allinearsi con il governo russo, a Vilnius Viktor Ianukovitch si è comunque seduto al tavolo delle discussioni, segno che forse non tutto è ancora perduto.
Il progetto di dichiarazione finale del summit menziona l’impegno condiviso dall’UE e da Kiev a firmare l’accordo associativo in una data che non è stata fissata.

Tutti sanno che Ianukovitch è un prodotto di stampo sovietico. Per lui la politica è un rapporto di forze. Ben lontano dal farsi sedurre dalle grandi idee europee e dalla diplomazia di Bruxelles, il presidente ucraino ha fatto capire che il suo paese si volgerà verso chi offrirà di più.

Prima di recarsi a Vilnius, Ianukovitch non ha mancato di dichiarare – a beneficio delle orecchie europee – che considera umilianti i 610 milioni promessi da Bruxelles al governo di Kiev in cambio della firma dell’accordo associativo.
“E’ una caramella in una bella carta colorata – ha detto, dichiarando che al suo paese servono almeno 20 miliardi di euro, sicuramente un modo per far salire le offerte, dopo le promesse e le minacce del presidente russo Vladimir Putin.

“Sinora l’Unione europea ha fatto lo sbaglio di negoziare concentrata sui suoi grandi principi, senza veramente preoccuparsi degli interessi di Kiev – nota un diplomatico coinvolto nei negoziati.
“L’Europa ha anche sottovalutato le capacità di ricatto della Russia – ha aggiunto il presidente polacco Bronislaw Komorowski.