Quello che la pianificazione non dice – di Daniela Soldati

Accogliamo oggi come ospite per la prima volta la dottoressa Daniela Soldati della Clinica Santa Chiara di Locarno, che esordisce con un articolo ad alto contenuto polemico. È il caso di dire: buon sangue non mente!

Santa Chiara 360

Parte Prima
E’ di ieri la pubblicazione da parte del Caffé del 2° pre-rapporto della commissione di pianificazione ospedaliera al Consiglio di Stato. Che, e questa è la novità, chiede espressamente che il Gran Consiglio abbia a pronunciarsi nella seduta del 22-23 marzo, cioè prima della fine della legislatura.

Assistiamo quindi ad un brusco slancio in avanti da parte della Commissione, che un mese fa voleva si rifacesse tutto, e dopo aver dato udienza ai vari gruppi partitici adesso non vuole più, vuole un po’ meno, o forse nemmeno sa più quello che vuole davvero. I fatti però restano: e sono per lo più demoralizzanti.

Fatto nr. 1:
Questa pianificazione non tiene nessun conto degli sforzi fatti dai privati in termini di economicità e qualità delle cure. Pensa solo a difendere un pubblico esoso mantenendogli tutti i mandati benché questo comporti per il Cantone e per gli Assicuratori Malattia esborsi supplementari per milioni di franchi all’anno. Senza, come dimostrano le statistiche pubblicate ieri, che il pubblico dimostri esorbitante supremazia nella qualità delle cure. Addirittura c’è un ospedale dove, dopo la prima esperienza, nessun vuol rimetter piede o consigliare ad altri di farlo. E addirittura c’è una struttura luganese con quattro indicatori in rosso che, con l’eccezione di un mandato, ha ricevuto tutto quello che ha voluto. Invece l’unica clinica del sopraceneri, che ne esce benino, verrebbe, se si lasciasse fare, chiusa.

Ma il nostro cantone può permetterselo: dall’introduzione del DRG, ad acconsentire a tariffe molto più alte di quelle preconizzate per Mister Prezzi, ha già speso 65 milioni più del dovuto, che sommati ai 53 Milioni che compiacenti (quando fa loro comodo) Assicuratori Malattia hanno anche loro pagato in troppo, fanno ben 118 milioni che i cittadini dovranno sborsare, con le imposte o con i premi di cassa malati. La legge federale sull’assicurazione malattia vuole mettere in concorrenza gli ospedali per ottenere la prestazione migliore al prezzo migliore, a tutto vantaggio dei pagatori di imposte e di premi di cassa malati. Il nostro cantone invece vuole dare il monopolio all’EOC ed a quelle strutture che dispongono di Consiglieri d’Amministrazione ben addentro alle segrete cose politiche e lautamente remunerati per far valere le proprie ragioni. Persone contro cui il Cantone non ha il coraggio di andare, altrimenti si scattiva i partiti e quando poi c’è da votare il preventivo o il consuntivo sono cavoli amari. Poco importa che ci sia chi si è impegnato per mantenere costi bassi fornendo massima trasparenza sui propri costi, degenze tra le più brevi in Svizzera con poche complicazioni: se questo porta ad una minore occupazione dei letti, mentre altri ne hanno una del 95% ma con una degenza media di più di 2,5 giorni più alta cosa importa? Tanto il cantone è ricco e può pagare…

Fatto nr. 2:
La proposta ripartizione dei mandati mette in pericolo la qualità delle cure proposte ai cittadini obbligandoli, per mantenere inalterata la qualità delle cure, a rivolgersi, per i casi complessi, fuori cantone o, per chi non può permetterselo, all’ente pubblico. Una medicina a tre velocità, non a due. Ma tanto dei poveri cristi senza denari, quelli ligi alle direttive di partito, e che dal partito si fanno sistematicamente prendere in giro, a chi interessano? Un esempio su tutti: ad una struttura che secondo il cantone non adempie ai criteri stabiliti per ricevere i mandati vengono attribuiti tutti mandati di ortopedia disponibili sul territorio cantonale.

Ad un’altra viene attribuita l’urologia invasiva (quella, per intendersi, per la quale un paziente viene operato attraverso l’apertura dell’addome) ma viene negato il mandato di chirurgia digestiva: una delle complicazioni maggiori della chirurgia urologica è quella di danneggiare involontariamente gli intestini. Cosa farà l’urologo che non avesse il chirurgo intestinale accanto se succede che gli intestini vengano involontariamente danneggiati? Trasferirà il paziente con la pancia aperta? Probabilmente no. Probabilmente rifiuterà di operare e manderà il paziente, anche contro la sua volontà, a farsi operare…all’ospedale pubblico oppure oltr’alpe.

Fatto nr. 3:
Il cantone ci dice che la medicina di base contiene l’83% delle prestazioni di tutte le specialità. Niente di più falso. Perché l’attribuzione di codici alle malattie, che sta alla base dei mandati di pianificazione, diventa sempre più precisa. Nel pacchetto base ci sono i codici che finiscono con il 9. Ma questi diventano sempre più rari, e gli assicuratori malattia faranno di tutto per non pagare prestazioni dicendo che a questa o quella malattia va dato un codice che non finisce con il 9, che questa o quella malattia non rientra quindi nel pacchetto di base ma in una prestazione specialistica, e che questa o quella struttura non aveva il diritto di curarla ma avrebbe dovuto trasferire il paziente. Dove? Al pubblico o oltr’alpe.

Fatto nr. 4:
Il Cantone non ha tenuto in nessun conto i progetti dell’EOC, ossia: lo smantellamento progressivo degli ospedali regionali, ed in primis di quello di Locarno, per mantenere due soli centri a Bellinzona e Lugano. Che secondo i dati pubblicati ieri però quanto a qualità delle cure stanno maluccio. La perla invece la si vuol svuotare. Prova ne sia che l’unico chirurgo digestivo di caratura universitaria che rimaneva all’Ospedale La Carità di Locarno è appena stato nominato vice-primario a Bellinzona, mentre il Primario in arrivo a Locarno è un urgentista traumatologo. E l’attuale chirurgo digestivo di Bellinzona verrebbe (forse) a Locarno? Perché quest’arroccata? La parola fine sulla chirurgia dell’intestino a Locarno sembra sia già stata scritta, mentre la pianificazione non è nemmeno stata votata.

Il destino della pianificazione è molto incerto. Di certo invece c’è almeno una cosa. Come al solito il Ticino copia dagli altri per risparmiare ma nemmeno sa copiare e, per farsi bello, mette in mano a persone poco o non competenti l’elaborazione di un progetto che, come direbbe qualcuno, assomiglia al parto di un topolino morto in utero da parte della montagna impervia. E come al solito a farne le spese sarà la povera gente, che a cattivo gioco dovrà far buon viso (io me ne torno dal mio medico preferito: le FFS). Non solo: il Cantone fa poi finta di ascoltare chi di medicina e di cure ospedaliere ne capisce qualcosa, perché ci lavora da decenni, per poi ignorare tutte, ma proprio tutte le proposte di miglioramento, di rianimazione del progetto per riportare alla vita il topolino. In un attacco acuto di Pesentismo, con la complicazione del Domenighettismo, va avanti dritto per la sua strada e distrugge ciò che altri in decenni di faticoso lavoro hanno costruito.

Exit il topolino, arriverà un vermiciattolo?

Daniela Soldati

(pubblicato nel CdT)