Davvero tutto a posto? Davvero tutto sotto controllo? – di Paolo Camillo Minotti

“A quando un’iniziativa per l’abolizione del Consiglio degli Stati, un’istituzione che ormai è diventata inutile perché esso non difende più gli interessi cantonali ma è diventato una “casta” di sabotatori della volontà popolare e di lobbisti di interessi poco chiari? “

jack gialloPicchia sodo, il Paolo Camillo, e non si sogna di rinunciare alla provocazione. La Camera che egli vorrebbe eliminare è quell’assemblea che io vedo dominata con maggioranza soverchiante da UN partito, e non i tre soliti: il partito del Politicamente Corretto.

Riguardo al secondo tema trattato da Minotti nel suo vasto articolo, desidero dirvi che l’Autore ed io (in compagnia, lo speriamo, di molte altre persone!) risultiamo essere senza rimedio “irresponsabili” agli occhi degli onorevoli Abate e Romano. La campagna per le federali è stata appassionante ma, in fondo, sono contento che sia finita. Almeno non dovrò più prendermela con i due deputati, entrambi eletti, la cui linea politica sull’ “apocalisse migranti” (espressione mia) non riesco a distinguere da quella dell’ineffabile Sommaruga. Sono in arrivo le Comunali e nell’aprile 2016 finirà quella grossa e prolissa sbornia elettorale incominciata nel giugno 2014.

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MinottiI politici «politicamente corretti» (vale a dire la maggioranza dei politici) da qualche tempo sono sintonizzati sulla stessa onda, ripetono gli stessi slogan, e quanto più quest’ultimi sono falsi e fuorvianti, tanto più vengono ripetuti con una sicumera che non tollera repliche. Anzi, quanto più grande è la sciocchezza che si apprestano a esternare, tanto più essa viene espressa con boria e baldanza, come per far capire al popolino che ascolta che solo loro capiscono le cose, mentre «quegli UDC o leghisti del lèla non capiscono proprio niente», anzi sono politicamente e istituzionalmente degli analfabeti. La presunzione sottesa a questo modo di argomentare comincia però a dare sui nervi a un numero sempre maggiore di cittadini e di cittadine.Politicamente corretto 1

Proibito dire che l’Esercito è impreparato?
Di questi ultimi tempi a chi dissente su una determinata politica conformistica dettata dall’alto, viene presto dato dell’«irresponsabile». È stato l’epiteto più gettonato negli scorsi mesi e chi lo usa come un’arma contundente contro i dissenzienti, merita perlopiù che glielo si rispedisca a stretto giro di posta: respinto al mittente! Per esempio qualche mese fa, avendo il Consiglio nazionale respinto il piano finanziario del Dipartimento militare federale – per il sommarsi dei voti contrari di UDC da un lato e socialisti e Verdi dall’altro (anche se naturalmente per motivi diversi) – vi furono alcune dichiarazioni roboanti di stigmatizzazione da parte di esponenti liberali e PPD, sia alla tribuna parlamentare sia naturalmente con dichiarazioni ai giornali. Tra questi si distinse il ticinese Marco Romano che prontamente bollò l’UDC come «irresponsabile», siccome aveva bocciato il programma militare. Ah sì ? Ma lo sa il giovane Romano che l’Esercito svizzero, di cui egli si fregia di essere un fautore, è ormai diventato – a furia di tagli e riduzioni degli effettivi – un esercito non più credibile per mancanza di prontezza d’impiego in caso effettivo? E che cosa hanno fatto in questi ultimi 8 anni i bardi del «Centro», tra cui in prima fila il PPD, per salvaguardare la credibilità dell’esercito? Essi hanno avuto un atteggiamento perlomeno contradditorio: da un lato una maggioranza borghese trasversale nel Parlamento (comprendente anche parecchi PPD) aveva imposto in due occasioni al Consiglio federale di ritoccare verso l’alto il budget dell’Esercito, rispettivamente di soprassedere ai tagli del bilancio proposti dalla signora Schlumpf e dal Governo; d’altro canto però i PPD di Darbellay per motivi meramente politici hanno sempre sostenuto la medesima signora Schlumpf che proponeva i tagli nel DMF e hanno fatto una «guerra sotterranea» a Ueli Maurer, sabotandone i progetti per poi dichiarare ch’egli sarebbe incapace di dirigere il Dipartimento! (Vedi il caso Gripen, dove dopo mesi di logoramento a livello pubblicistico – probabilmente foraggiato dai concorrenti francesi dell’aereo svedese – alla fine la proposta è stata affossata in votazione popolare). Alla fine comunque – mistero della democrazia elvetica – la direttrice del Dipartimento Finanze per due volte riuscì a imporsi a una decisione parlamentare: il budget dell’Esercito, per due volte adeguato a 5,1 miliardi dalle Camere, per due volte fu riportato a 4,9 miliardi dal Governo. Ma naturalmente non è solo una questione di soldi: l’esercito è impreparato per mancanza di una strategia chiara e anche per il continuo ridimensionamento degli effettivi…

Di fronte a una situazione internazionale estremamente preoccupante, la progressiva smobilitazione del nostro esercito arrischia di farci trovare terribilmente impreparati. A questo punto ci chiediamo: è più irresponsabile chi (per suonare l’allarme e indurre a una svolta) vota contro i crediti del DMF, o non lo è forse di più chi vota Sì facendo credere che il nostro esercito sia ancora perfettamente funzionante e in grado di far fronte alla situazione in caso di necessità (anche se in realtà ciò non è più il caso) e che perdipiù accusa di irresponsabilità chi suona l’allarme? In realtà con gli attuali chiari di luna occorrerebbe fare urgentemente un’analisi delle minacce a cui il nostro Paese è sottoposto adeguando corrispondentemente la strategia, i mezzi a disposizione, le modalità di impiego e gli effettivi. Per fare ciò occorrerebbe smetterla di fare della meschina «politique politicienne» sul gobbo di un problema serio come la difesa nazionale, che imporrebbe invece una concorde convergenza sulle scelte che sono necessarie per aggiornarla e renderla di nuovo credibile.

Politica d’asilo e «irresponsabilità»
Un altro tema che ha dato motivo ai moralisti col ditino alzato di dare dell’irresponsabile al loro prossimo, è quello della politica d’asilo. Nel corso della sessione di settembre delle vecchie Camere, l’UDC aveva presentato una proposta di non entrata in materia sulle proposte dell’on. Sommaruga per «risolvere» il problema dei richiedenti l’asilo, prevedenti tra l’altro il patrocinio legale gratuito per i richiedenti la cui domanda d’asilo viene respinta e che vogliono ricorrere, nonché la facoltà per la Confederazione di esproprio di proprietà per adibirle ad alloggio per i profughi analogamente a quanto viene fatto per altri compiti della Confederazione (esercito, linee ferroviarie ecc.). La proposta UDC naturalmente è stata respinta e, da parte della Sinistra e dei partiti di centro, la si è accusata di insensibilità al dramma dei rifugiati in fuga dalla guerra in Siria e altrove, nonché di voler drammatizzare un problema che nel nostro Paese non avrebbe ancora assunto un carattere di emergenza. In realtà, fino allo scorso novembre la maggior parte dei richiedenti l’asilo venivano dall’Africa e non dal vicino Oriente e la nazionalità capofila nelle richieste d’asilo in Svizzera era quella degli Eritrei, un paese che non è affatto in guerra e che ha un regime su cui si può discutere ma che non è certo peggiore di buona parte dei regimi di questo nostro mondo. La politica della signora Sommaruga è quindi totalmente sbagliata, perché accetta come rifugiati o come « accolti temporaneamente » (che è poi zuppa e pan bagnato, perché il temporaneo nell’ 80 percento dei casi diventa duraturo) delle persone che non rispondono ai requisiti per essere accolti come rifugiati secondo la Convenzione di Ginevra, cioé che non sono affatto perseguitati a causa della loro razza o religione o opinione politica. Tuttavia, alcuni parlamentari (tra cui Fabio Abate e Marco Romano) per difendere la politica di Sommaruga non hanno esitato ad accusare l’UDC di essere “irresponsabile”. In realtà i veri irresponsabili in questa vicenda sono Papa Bergoglio e la Cancelliera Angela Merkel (e tutti coloro che ne hanno seguito la scìa, a cominciare da Simonetta Sommaruga), che hanno lanciato un segnale sbagliato ai potenziali migranti inducendoli a partire per l’Europa. Al Papa argentino dell’Europa e del suo equilibrio sociale-politico e della sua identità culturale interessa poco; alla Merkel nemmeno, intenta com’è a rubare il programma elettorale alla SPD e ai Verdi per vincere le prossime elezioni! Entrambi pensano solo al loro interesse di bottega e potrebbero ripetere il famoso motto attribuito alla marchesa di Pompadour e a Louis XV : «Après nous, le déluge!».

Nella citata occasione l’on. Romano ebbe modo di dichiarare, schiacciando l’occhiolino ai ticinesi scettici nei confronti della grande nazione che confina con noi a Sud, che la “situazione in Svizzera è sotto controllo e non c’è nessun caos dell’asilo” e che nel nostro Paese “non ci sono spettacoli indecorosi di profughi ammassati nelle stazioni”. Certo, se ci si paragona con l’andazzo italiano, è facile uscire abbastanza bene dal confronto. Ma, a parte il fatto che i problemi bisogna affrontarli energicamente appunto per non aspettare che si arrivi alle situazioni tipo stazione di Milano, occorre dire che il caos nell’asilo è pre-programmato con la politica dell’on. Sommaruga. Non sarà un caos organizzativo pratico in stile italico, ma è un caos concettuale e sostanziale, nel senso che si accetta anche chi non avrebbe nessun diritto di asilo, inoltre anche coloro a cui viene rifiutato l’asilo in grande maggioranza restano qui e, d’altra parte, sono drasticamente diminuiti i respingimenti degli entrati illegalmente; alla fine il risultato è un’attrattività sempre maggiore del nostro Paese verso i migranti extraeuropei in cerca dell’Eldorado. I risultati arrischiamo di vederli nel futuro. E va ancora considerato che la Svizzera non essendo sulla via balcanica non è stata finora la meta principale del grosso dei migranti dal Vicino e Medio Oriente…

Ma da qui a minimizzare il problema, ce ne corre. I rifugiati dalla guerra in Siria dovrebbero essere aiutati più generosamente nei vicini Paesi del Vicino Oriente, ma non lasciati entrare in Europa (o al massimo andrebbero accolti temporaneamente, operando per un loro rientro a breve-medio termine tramite la cessazione della guerra). Ma comunque nella carovana dei siriani in cammino dai campi di rifugiati in Turchia verso la Germania, si è aggregato un po’ di tutto: irakeni, afgani, pakistani, eritrei, somali, yemeniti, kosovari, ecc.. Se non arrestiamo questo flusso, in pochi anni l’Europa verrà colonizzata da una avanguardia musulmana che presto, grazie alla maggiore fertilità e ai ricongiungimenti familiari, diventerà maggioritaria. A quel punto tutti i distinguo, che attualmente occupano politici e giornalisti nei talk-show, saranno superati: non sarà più possibile esigere che i migranti musulmani si adattino alle norme del nostro Stato di diritto e alla nostra cultura liberale, e non sarà più possibile distinguere da una posizione di forza i musulmani moderati da quelli estremisti….al massimo si potrà solo sperare che nella società a maggioranza musulmana che andrà a formarsi prevalgano quelli non troppo intolleranti, ma non saremo più noi a menare il gioco….

I “diritti dell’uomo” e il “rispetto dello Stato di diritto”
Un altro slogan molto gettonato da politici e massmedia è da un po’ di tempo quello del rispetto dello Stato di diritto e dei diritti dell’uomo. Nelle settimane precedenti l’elezione del Consiglio federale, è stato ripetuto come un mantra che il candidato UDC al posto di Eveline Schlumpf doveva imprescindibilmente “rispettare i princìpi dello Stato di diritto e i diritti dell’uomo”. Qualcuno che avesse ascoltato tali discorsi senza conoscere il nostro Paese, avrebbe potuto essere indotto a pensare che l’UDC volesse per caso candidare al Consiglio federale, che so, qualche naziskin o qualche simpatizzante di regimi dittatoriali fascisti o comunisti; data la crassa ignoranza storica assai diffusa (anche per l’insegnamento approssimativo e talvolta fazioso della storia impartito nelle scuole), in specie i residenti nativi di altri Paesi e che non sanno che in Svizzera non ci fu mai nel Novecento un tale regime, potrebbero persino credere erroneamente – applicando a noi la Storia vissuta dai loro Paesi – che un regime di tal fatta ci sia stato effettivamente nel nostro Paese….

Macché! Nulla di tutto ciò! Con “rispetto dei diritti dell’uomo” si intende stigmatizzare l’UDC perché si oppone alla politica della libera circolazione delle persone e alla concessione dell’asilo a tutti coloro che lo richiedono… E per “rispetto dello Stato di diritto” si intende da parte di taluni che l’iniziativa contro l’immigrazione di massa contrasterebbe con gli Accordi bilaterali e quindi con il diritto vigente; perciò (sottinteso) non andrebbe applicata. Ma in tal modo ogni legge o Accordo internazionale diventerebbe immodificabile! Oppure si intende per esempio che il consigliere federale UDC non dovrebbe sostenere l’iniziativa per l’attuazione dell’espulsione dei criminali stranieri, che secondo loro lederebbe il nostro Stato di diritto. E perché lo lederebbe? L’argomentazione è un po’ astrusa e anzi un pelino perversa, ma si può tradurre nel seguente modo: siccome l’iniziativa UDC per l’espulsione degli stranieri approvata dal popolo è ora un articolo costituzionale, e siccome la Costituzione va applicata con leggi di applicazione adottate dal Parlamento e poi soggette a eventuale referendum, secondo i critici dell’UDC il popolo (e per esso la stessa UDC) non deve immischiarsene: l’elaborazione delle leggi è un compito del Parlamento e solo suo! Quindi se l’UDC non è contenta della legge adottata dalle Camere, faccia semmai il referendum! Domanda: e se le Camere si rifiutano di applicare in modo corretto l’articolo costituzionale voluto dal popolo? E se fanno solo finta di applicarlo con testi molto blandi che sono una presa in giro di chi ha votato l’iniziativa? Il diritto di referendum c’entra in questo contesto come i cavoli a merenda: il referendum è notoriamente uno strumento utilizzato da chi non condivide un postulato contenuto in una legge, non da chi ritiene che la legge applichi in modo troppo blando (o non applichi affatto) una decisione costituzionale presa dal popolo! Infatti, poniamo che l’UDC lanciasse il referendum contro tale legge e lo vincesse in votazione popolare: il risultato sarebbe che l’UDC spazzerebbe via la legge da essa stessa auspicata con l’iniziativa popolare approvata dal popolo!

Che si osi arrivare a utilizzare simili argomentazioni pretestuose per sabotare l’applicazione di una proposta invisa, è scandaloso e indegno della democrazia del nostro Paese. Sulla “NZZ am Sonntag” del 20 dicembre si leggeva che 40 consiglieri agli Stati (praticamente tutti i senatori salvo i 5 UDC e l’indipendente Thomas Minder) sono scesi in campagna con gli argomenti succitati per convincere a votare No all’iniziativa per l’attuazione dell’espulsione dei criminali stranieri, che andrà in votazione il prossimo 28 febbraio.

A quando un’iniziativa per l’abolizione del Consiglio degli Stati, un’istituzione che ormai è diventata inutile perché esso non difende più gli interessi cantonali ma è diventato una “casta” di sabotatori della volontà popolare e di lobbisti di interessi poco chiari?

Paolo Camillo Minotti