“Una guerra mascherata per indebolire la RSI” – di Renato Minoli e Ruben Rossello

jack 200Il presidente del Sindacato dei mass media Renato Minoli e il presidente dell’Associazione ticinese dei giornalisti Ruben Rossello hanno diffuso ieri una nota stampa sulla bufera che ha improvvisamente investito la cittadella di Comano. Non l’abbiamo ricevuta e la riprendiamo dalla LiberaTV di Marco Bazzi.

Il testo è ben scritto e ben argomentato (sono professionisti, mica dilettanti allo sbaraglio) e potrebbe essere riassunto, a vantaggio del lettore frettoloso, come segue: “Comano è sì nella bufera ma vedete di non approfittarvene oltre il limite della decenza”. Laddove il monito viene rivolto ai potentati dell’informazione privata (come ad esempio Corriere/Teleticino ecc.). La balena ferita si dibatte nel mare insanguinato e non tutti si sentono tristi.

Il testo contiene lodi non minime della Radio-TV di stato. Più che legittime. Ogni salumiere ha il diritto di dire: “Il mio salame è buono”, e sarebbe giudicato bizzarro un salumiere che proclamasse: “Il mio salame è cattivo”.

Quanto al Direttore Progressista (la TV di monopolio di Stato non può avere un Direttore Populista, sarebbe la rivoluzione copernicana, o meglio l’abisso), che vive giorni di affanno se non addirittura di crisi nervi, vorrei (almeno un poco, e su uno specifico punto) difenderlo. È evidente che Canetta sta eseguendo una decisione che non è stata presa da lui. Lui deve fare una certa cosa e basta. Non la sta facendo bene? Vero anche questo, ma come si fa a fare bene una cosa del genere? C’è qualcuno che desidera dare suggerimenti?

Canetta-x1Nei giorni scorsi le nostre associazioni hanno preso posizione, pubblicamente e in modo fortemente critico, nei confronti delle modalità con cui sono stati attuati i licenziamenti previsti alla RSI. Il direttore Maurizio Canetta ha poi riconosciuto l’inadeguatezza della procedura utilizzata per i molti risvolti umani e professionali che toccano le persone licenziate. Questa pubblica ammenda ci fa dire che il dialogo tra le parti sociali alla RSI è ancora possibile. E impegna i sindacati e le associazioni professionali in un dialogo responsabile e costruttivo con l’azienda. Nei prossimi giorni proporremo ancora alla direzione misure di risparmio che potranno limitare il numero di posti di lavoro da sopprimere.

Ciò detto, con la consapevolezza che ci viene dal nostro lavoro quotidiano alla RSI ci distanziamo in modo categorico da ogni possibile strumentalizzazione di questa pur annosa vicenda. La cattiva luce con la quale spesso viene dipinta l’azienda ci sembra molto influenzata dalla competizione e dalla lotta in corso tra i diversi gruppi editoriali in Ticino. Una competizione in sé legittima e persino salutare, ma che finisce talvolta per condizionare titoli, cifre e fatti sulla RSI, ingigantendo i problemi e leggendo in modo interessato i dati sugli indici d’ascolto e il gradimento del pubblico.

Possiamo testimoniare che nonostante le vicende complesse, controverse e dolorose di questi giorni, tanto a Comano quanto a Besso non vi è nessun caos. Nessuno smarrimento circa i valori forti e la qualità che devono essere l’anima di ogni programma, nessuna confusione sulla missione dell’azienda nei confronti del proprio pubblico.

E’ vero che la RSI è chiamata ad affrontare un momento storico impegnativo, con sfide nuove e grandi cambiamenti che mettono in discussione tutte le televisioni pubbliche e generaliste. Nessuno però può negare che la RSI si presenta di fronte a queste sfide con livelli di gradimento e indici d’ascolto invidiabili ed invidiati; e con un patrimonio di risorse umane, professionali e tecnologiche eccellenti. Ancora oggi, pur con la perdita di qualche punto percentuale, le reti televisive e radiofoniche della RSI hanno indici d’ascolto tra i più alti in Europa.

E’ bene ricordare che la RSI è un patrimonio di tutta la Svizzera italiana. Una agenzia culturale di grande valore il cui destino deve essere una preoccupazione di tutti. Al pari, naturalmente, della preoccupazione per il destino della stampa, delle radio e delle televisioni private, che mantengono vivo il dibattito pluralista e libero del Paese.

Sappiamo che la discussione sul servizio pubblico e sulle modalità di finanziamento è aperta da tempo nel paese e ognuno dirà giustamente la sua. La legittima concorrenza tra i diversi media non deve però servire da pretesto per alimentare una guerra talora appena mascherata il cui scopo evidente è l’ indebolimento della RSI se non la sua delegittimazione.

Per questo, pur mantenendo lo sguardo fortemente critico verso la direzione della RSI per i fatti di questi giorni, respingiamo ogni strumentalizzazione. Noi che ci lavoriamo, tanto a Comano quanto a Besso non vediamo nessun caos. Solo decisioni sbagliate, col loro carico di disagio per tutto il personale. Decisioni che speriamo verranno presto corrette.

Renato Minoli e Ruben Rossello