Parchi in Ticino. Una regia univoca! – di Cleto Ferrari

parco_nazionale_locarnese20130917capannalegnghiridone0100Ho avuto la possibilità di seguire molto da vicino il progetto del Parc Adula e quello del Parco Piano di Magadino (PdM) volti ad istituire dei parchi. Sono anche stato relatore in Gran Consiglio del Parco della Valle della Motta (VdM) dove sull’arco di un anno potei appurare tutti i dettagli dell’operazione.

Quello del Piano di Magadino era iniziato nel 1995 con la prima fase di informazione sulla scheda comprensoriale Piano di Magadino. Quello dell’Adula nel 2000 e con una base legale vincolante dopo il 2005. Da parte del Cantone la regia del Parco PdM era affidata al Dipartimento del Territorio. Le stesse persone le ho poi rincontrate nel Parco Adula e nel Parco VdM.

A quei tempi ero Direttore dell’Unione contadini ticinesi, associazione privata che assolve a tutti i carismi della rappresentatività del settore agricolo cantonale, sia per numero di associazioni affiliate, sia per numero di aziende affiliate, sia per lunga tradizione (ultracentenaria).

Il perimetro del parco del PdM avvolgeva quello che da sempre è considerato il Granaio del Ticino. Comprensorio squisitamente agricolo anche dopo l’avvento dell’iniziativa di Rotenthurm, da cui derivò la tutela della zona palustre del PdM nel 1993.

cleto_ferrari-285x156In tutti i progetti fummo propositivi e portammo disponibilità ad inserire offerte del settore agricolo, anche innovative, che fossero legate alla gestione del territorio, alle filiere agroalimentari e alla fornitura di servizi in rete come agriturismo e scuola in fattoria.

Per il Parco del Piano di Magadino la strada fu in salita e addirittura ad un certo momento la nostra associazione fu esclusa dai lavori e in parallelo venne creata una nuova associazione che dava spazio alle poche aziende che sostenevano per interesse incondizionatamente il progetto. Per il Parc Adula al momento in cui i contorni della legge furono chiari assistemmo al fuggi fuggi dei 5 progetti nazionali candidati nel resto della Svizzera e rimasero solo i due ticinesi Adula e Locarnese.

A Quel momento, nel 2005 presentammo al cantone l’idea di un progetto di Parco regionale che in base alla legge calzava bene per la valle di Blenio e la sua cultura. Avrebbe potuto godere di sostegno. Fu immediatamente rigettata senza alcun approfondimento. Presentammo allora nel 2008 in conferenza stampa a Ponto Valentino un progetto di Parco nazionale regionale realizzabile in 5 anni con una vasta serie di contenuti turistici, paesaggistici, culturali e artigianali in rete. Un parco con al centro l’uomo e le sue capacità che hanno preservato la valle e la natura alle generazioni future. Le pressioni ricevute dai nostri attori residenti in valle ci consigliarono di ritirare il progetto con la promessa che sarebbe stato poi ripreso per la zona periferica. Promessa mai mantenuta.

Per il Parco VdM mi trovai nelle mani un progetto di tutela naturale ai massimi livelli ma senza basi legali. Anche li esagerazioni nella tutela della natura a scapito di altrettanto validi e sostenibili prestazioni agricole da sempre realizzate. Impiegai un anno per riportarlo al grado di legalità prevista e poi farlo approvare dal Gran Consiglio. Da quanto mi si riferisce il lavoro e la benedizione del Gran consiglio è servita a ben poco.

Per il Parc Adula la gente del posto con la votazione ha potuto tutelarsi e dire la propria mentre mi chiedo per le altre due realtà cosa sarebbe successo se avessero potuto votare gli attori direttamente toccati dai progetti. E le nubi per gli attori del territorio si addensano anche sul Piano di Magadino. Basti vedere chi sono i firmatari scelti dal Consiglio di Stato per istituire la fondazione parco PdM. Persone non rappresentative della realtà operativa del comprensorio.

Restano aperte numerose domande legate al ruolo che lo Stato dovrebbe avere in questi progetti. Al peso che andrebbe dato agli attori principali al fronte. A chi svolge le sue attività assumendosi da sempre rischi imprenditoriali, lavorando, rispettando la natura, consegnando alle future generazioni territori stupendi, e paesaggio unico con relativa clientela. Non viene ascoltato! Anzi spesso è spazzato via, estromesso a favore della tutela naturale, del controllo, di altra burocrazia, della totale mancanza di competenza imprenditoriale, di costi improduttivi, di assenza di capacità innovative e di rispetto.

Cleto Ferrari, Gran Consigliere Indipendenti