L’imprevedibile e l’inconcepibile – di Tito Tettamanti

Pubblicato nel CdT e riproposto con il consenso dell’Autore

L’imprevedibile e l’inconcepibile sono due temi elaborati negli anni Settanta, se ben ricordo, dal grande intellettuale francese Edgar Morin, oggi ultra novantenne. Nassim Nicholas Taleb, con il successo de Il Cigno nero pubblicato nel 2007, ne ha ripreso sostanzialmente i concetti. L’insegnamento di Morin mi è stato di grande utilità nella vita degli affari. Impressionante l’attualità dei due temi. Macron: chi poteva prevedere e concepire che in un anno costruisse da zero un movimento, diventasse a 39 anni presidente francese, ottenesse la maggioranza assoluta in Parlamento con una nuova forza politica, annientasse i socialisti e umiliasse, oltretutto dividendoli, i repubblicani dell’UMP?

Era concepibile avere un Trump presidente degli USA e che la più importante democrazia e potenza economica del mondo non riuscisse a presentare in lotta per la presidenza niente di meglio che il duo Clinton e Trump? Corbin, romantica figura social-marxista con idee inizio Novecento, che era da tutti considerato l’affossatore dei laburisti inglesi, imprevedibilmente riprende quota tra l’entusiasmo dei giovani e impedisce alla signora May di avere la maggioranza in Parlamento. Sappiamo che la Cina è la più grande produttrice di pannelli solari e che difende con duttilità i suoi interessi economici, ma chi avrebbe pensato che potesse diventare la protettrice e garante delle decisioni della Convenzione di Parigi sul clima? Dal dopoguerra l’Austria è dominata da un sistema corporativo del quale fanno parte i partiti socialista e democristiano. I loro candidati per la carica di presidente della nazione sono stati eliminati ottenendo un umiliante 10% dei voti. L’ÖVP (il partito democristiano) per cercare di salvarsi cambia nome e si presenta come Liste Sebastian Kurz – die neue Volkspartei accettando i diktat di un giovane di 30 anni che in poche settimane cancella una struttura durata più di mezzo secolo. Potrei continuare con altri stupefacenti e imprevedibili avvenimenti verificatisi in questi ultimi due anni.

Mutato è anche il linguaggio nei rapporti internazionali. Il G7 di Taormina tra lo scandalo dei fissati del protocollo è terminato senza un comunicato. Il G7 oltre a peccare di presunzione perché dimentica Paesi come la Cina, l’India, la Russia, è degenerato diventando una specie di Circo Barnum con centinaia di assistenti, portaborse e paparazzi al seguito. Due grandi uomini di Stato, Giscard d’Estaing e Helmut Schmidt, l’avevano pensato come un modo confidenziale e ristretto ai soli capi di Stato per parlarsi al caminetto. È diventata una costosa fiera della vanità. Dopo Taormina sappiamo che non è necessario tentare ipocritamente di fare credere ai sudditi un’unanimità di intenti che non esiste.

Gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo sul clima di Parigi. Non entro nel merito, però è più giusto aderire sapendo di non mantenere gli impegni, come per molti dei 195 Paesi, o esprimere il proprio dissenso frantumando un’unanimità di pura facciata? È notorio che l’interesse degli USA per l’Europa sia scemato, quindi comprensibile che gli USA non siano più disposti a finanziare quasi esclusivamente la NATO e chiedano agli Stati europei di assumere le proprie responsabilità. Trump con la delicatezza e la soavità dei modi che tutti gli riconoscono, lo ha detto pubblicamente. Impensabile sino a qualche mese fa, però è così che il Governo USA la pensa.

Forse è cambiato il linguaggio e non si ovattano più in apparenti unanimità d’intenti divergenti e pesanti scontri di interessi. Meglio: così anche i cittadini non avranno più alibi per far finta di credere alle frasi tranquillizzanti del potere e quindi continuare a (fingere di) ignorare preoccupanti realtà. Un mondo più fragile e pericoloso? Forse. Di sicuro però nelle relazioni tra paesi e tra questi ed i cittadini qualcosa è cambiato. Andiamo a rileggerci Morin, ci sarà d’aiuto.

Tito Tettamanti