Jihadisti scacciati da Mosul, ma “non è così che si sconfigge l’Isis”

Amara sconfitta per l’organizzazione terroristica più ricca al mondo a Mosul. Il primo ministro iracheno Haidar al Abadi ha annunciata la vittoria delle forze irachene contro l’ISIS che inevitabilmente vede diminuire la sua zona di controllo. Tre anni fa lo Stato Islamico aveva conquistato quasi tutto il nord della Siria e un terzo dell’Iraq ma oggi Mosul (e presto anche la città siriana di Raqqa) si è sottratta al controllo del Califfato e il suo territorio è diminuito di un terzo.

Nonostante l’annuncio della vittoria totale tuttavia, ancora oggi i combattimenti sono in corso in centro di Mosul dove sacche di resistenza dell’ISIS continuano a combattere contro le forze irachene che, secondo Al Jazeera, sono intervenute anche con elicotteri e bombardamenti mirati contro il nemico. La pace quindi è lontana e aver scacciato i terroristi da una località non significa portarci pace. Il rapporto del CTC del West Point ha analizzato la situazione spiegando come molte città della Siria e dell’Iraq, dopo la cacciata di jihadisti, continuano a subire attacchi “da lontano” per mezzo di razzi e cecchini.

La sconfitta dell’IS quindi è ancora lontana e, come riporta il Post, due importanti analisti Charlie Winter e Hassan Hassan, suppongono che la creazione di uno stato tra Siria e Iraq non sia mai stato l’obiettivo ultimo dello Stato Islamico ma un mero mezzo per raggiungere “la supremazia nel mondo jihadista, cioè la supremazia su al Qaida, l’organizzazione terroristica globale più importante, forte e conosciuta fino all’ascesa dell’IS”.

Un’ascesa che è stata un’escalation di successi sin dal 29 giugno del 2014, data in cui lo Stato Islamico aveva annunciato la creazione del califfato con Abu Bakr al-Baghdadi al vertice. L’ISIS occupava fino a qualche giorno fa circa 35mila chilometri quadrati e teneva sotto controllo oltre 6 milioni di persone a cui imponeva, e continua a farlo, le proprie idee estremiste sulla democrazia, la laicità e ogni altro concetto portato dallo stile di vita occidentale. Soltanto pochi anni fa l’ISIS contava 1’000 jihadisti, oggi sono più di 30’000 di cui 3’000 europei.

Tutti gli analisti e gli studiosi di questo stato del terrore concordano sul fatto che la sconfitta totale non può arrivare scacciando o uccidendo i militanti dalle città occupate, “l’unico modo per sconfiggere definitivamente lo Stato Islamico è eliminare le cause della sua ascesa: violenze settarie, governi deboli e instabili, discriminazioni verso minoranze etniche o religiose, e presenza di forze straniere viste come potenze occupanti”, tutti problemi di non facile e non rapida risoluzione.