Bandire, blandire, imbandire – di Orio Galli

Pubblicato nel CdT e riproposto con il consenso dell’Autore

L’articolo di Ghiringhelli era un’evidente provocazione dettata dallo sdegno. Non poteva e non doveva essere presa alla lettera (come sarebbe possibile fare ciò che il Ghiro chiede, in un’Europa ormai largamente invasa?). Il direttore del Corriere si è sentito in obbligo di replicare direttamente all’articolista (in un certo senso un onore), adottando un titolo violento. Un modo di fare (di scrivere) che manca – a mio avviso – di equilibrio e di proporzionalità, in un frangente (l’ennesimo!) di eccezionale pericolo, atto a sconvolgere gli animi. Dobbiamo forse aspettarci un’adunata in piazza organizzata dal massimo quotidiano cantonale, con mille candeline colorate e ben ritmati slogan: “Non abbiamo paura”? Non si può escludere.

Oggi Orio, che da fine umorista qual è, svolazza e punzecchia (anche la rsi). Ma in verità c’è poco da ridere, sono tempi assai grami.

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Non so se si possa mettere insieme «Bandire l’Islam dall’Europa» di Giorgio Ghiringhelli con la risposta datagli con «Un controfanatismo illiberale» dal direttore Fabio Pontiggia (ambedue sul CdT del 24 agosto). E a questi due pezzi accostare la serie di trasmissioni che la RSI manda in onda giornalmente da un paio di settimane su LA1 tra le 19 e le 19.30. Un oggetto/soggetto mi sembra comunque accomunare il tutto: la carne. Quella umana e quella animale, in una immane continua carneficina (chissà se Ceronetti sapesse, nel giorno dei suoi novant’anni).

Partiamo da quella animale, quella delle bestie, con: «Grilli & Grill». Questo il titolo della trasmissione che ci ammanisce quotidianamente la RSI con abbondantissima carne di ogni genere di animale e relativo taglio, sovente pure massaggiato e di birra spruzzato. Roba da far venire il volta–stomaco anche al più carnivoro degli onnivori esseri umani. Desidero precisare: non sono un vegetariano, né tantomeno un vegano. Ma credo ci sia una misura per tutte le cose; limite che qui mi sembra si sia di gran lunga superato. Altro che «Servizio pubblico!».

Ma veniamo al resto, che non è solo contorno. Il «guastafeste» Giorgio Ghiringhelli è innanzi tutto uno che ha ancora il coraggio di metterci la faccia. E pure gratis. Pontiggia dal canto suo fa il suo mestiere: quello di cercare di far convivere giornalmente (sic) il diavolo con l’acqua santa. Un mestiere che sta però diventando sempre più difficile in una società sempre più aperta (ma sempre più anemica), e d’altro canto sempre più invasa da una società chiusa, e perdipiù molto prolifica. Anche Pontiggia tira in ballo abilmente la liberal buonanima di Giovanni Sartori. Dimentica però di dire una cosa: che la nostra è una società democratica, mentre quella islamica è una società teocratica. Che poi in quella islamica figuri una maggioranza non radicalfanatica così come pure ci siano persone laiche son solo dettagli. Mai letto di antropologia culturale, di etologia? Altro che dettagli: qui la sostanza sono i morti ammazzati. Che in quanto morti non hanno credi politici o religiosi di sorta. Se poi certi macellai vogliono continuare a macellare i loro simili lo facciano almeno a casa loro, con i loro «fratelli». E per favore, non con i nostri congiunti, di qualsiasi fede – o non fede – essi siano. Con o senza la benedizione di Fabio Pontiggia, di papa Francesco, o di qualche Donald Trump di passaggio, su questo sempre più precario lembo di terra su cui tutti siamo costretti a vivere. Certo, la tematica andrebbe approfondita: sulle varie fedi, credenze, sette, religioni. Soprattutto su quelle monoteistiche: con i loro verbi, e le loro carni. Meglio comunque se non squartate e/o bruciacchiate vive. Per ultimare in modo poco laico concedetemi una fideistica richiesta: una prece per Oriana Fallaci.

Orio Galli