“Sogno un Ticino in cui si fa intelligenza artificiale” – Intervista al professor Luca Gambardella

Il professor Luca Gambardella, direttore dell’Istituto Dalle Molle di studi sull’Intelligenza Artificiale (USI-SUPSI), ci racconta, in un’intervista esclusiva, le principali attività, nonché le prospettive future, di questo importante centro di ricerca ticinese.

Professor Gambardella, come è nato l’istituto da lei diretto?

Iniziamo con un po’ di storia, l’istituto nasce nel 1988 a Lugano, per volere del filantropo, Angelo Dalle Molle, che aveva trovato in Svizzera la possibilità di avere dei finanziamenti aggiuntivi da parte di Cantone e Conferderazione. Questo ha portato alla creazione di ben tre centri, uno a Martigny, uno a Ginevra e uno a Lugano. Poi nel 1999 arrivate SUPSI e USI, – il signor Dalle Molle dona- l’istituto alle università in cambio del mantenimento del proprio nome. Attualmente l’istituto Dalle Molle è un istituto SUPSI in comune con USI, e questa negli anni si è rivelata una mossa vincente, perché in istituto abbiamo sia tanta ricerca di base, sia collaborazioni a stretto contatto con le aziende. E’ fondamentale che l’istituto mantenga entrambe le sue anime, vale a dire quella della ricerca scientifica e quella dei progetti applicati, svolti presso le aziende.

Chi lavora in questo istituto?

L’istituto comprende circa 60 collaboratori in totale, tra i quali si annoverano otto professori. Abbiamo poi circa 20 dottorandi e alcuni studenti di master della SUPSI che vengono associati al nostro istituto. Abbiamo inziato quest’anno all’USI il programma di master in intelligenza artificiale, che ha attualmente circa venti studenti. Secondo me la parte della formazione è fondamentale e ce ne occupiamo in maniera estesa.

Quali sono i principali progetti attualmente in corso?

Il tema principale di cui ci stiamo occupando è il machine learning, vale a dire quella parte dell’intelligenza artificiale che si occupa di replicare i comportamenti d’apprendimento degli esseri umani. In questo campo siamo riconosciuti a livello mondiale grazie al tipo di apprendimento a reti neuronali. E’ un modello di cervello fatto da neuroni e connessioni; in pratica si simula un pezzo di cervello molto piccolo, che si puo addestrare con degli esempi. Al computer si forniscono un milione di immagini di animali diversi (es. gatto, topo, coniglio) e ogni volta deve indovinare di che animale si tratti. In principio la risposta è casuale, ma, dopo migliaia di tentativi e di correzioni, ecco che il computer riesce effettivamente a distinguere i diversi animali nella maggior parte delle immagini, non solo quelli che compaiono nelle fotografie che gli sono già state sottoposte, ma anche qualsiasi altra immagine di un topo, di un gatto o di un coniglio, in cui possa imbattersi in futuro, e questo è un punto chiave per tutte le applicazioni che si servono di queste reti. Quello che ci ha reso riconoscibili è il fatto che Google abbia deciso di usare le reti da noi sviluppate per i telefonini Android ed ora siamo nel gruppo dei player mondiali.

Collaboriamo inoltre strettamente con aziende attive nell’ambito dell’energia, della finanza, dei media e studiamo talvolta delle soluzioni nell’ambito di trasporti e logistica. Si tratta di aziende che vogliono portare innovazioni nei loro processi e questo ci stimola a “sporcarci” le mani per risolvere problemi pratici.

E’ recentissima la decisione dell’UBS di aprire un centro di ricerca sull’intelligenza artificiale, quali sono gli scopi di questa decisione e a cosa porterà secondo lei?

Ritengo che si tratti di uno dei primi veri segnali economici che arrivano da un po’ di tempo a questa parte. L’UBS è un’azienda che, tra le varie localizzazioni possibili per il suo nuovo centro di ricerca, non ha scelto Zurigo, bensì il Ticino. Certo, aveva già una sede a Manno, ma è stata ugualmente una scelta importante e la vicinanza con l’Istituto Dalle Molle ha probabilmente giocato un ruolo, in quanto si tratta di un terreno fertile in cui l’UBS può sperare di reclutare talenti e realizzare progetti avanzati.

Quali prospettive vede per il futuro?

Il mio sogno è un Canton Ticino in cui si fa intelligenza artificiale, che sia in grado di attrarre talenti, innovare le aziende che già ci operano e spingere nuove imprese ad installarvisi. Io penso che oggi ci sia un’onda positiva in questo settore e che andrebbe cavalcata. Solo nell’ultimo mese ci sono stati commissionati quattro nuovi progetti da parte di aziende Ticinesi, e queste dunque sono delle condizioni che rendono quest’idea plausibile, poi naturalmente bisogna far convergere gli interessi, ma i segnali buoni ci sono e sarebbe un’attività ad alto valore aggiunto che potrebbe beneficiare notevolmente l’economia cantonale.

Io credo che il nostro istituto abbia il mandato di far crescere l’economia e non solo la scienza. I paper e la ricerca scientifica di base servono per alimentare la parte concreta; noi siamo fortunati, perché sia produciamo la conoscenza, sia la usiamo in pratica, e questo fa la differenza per quanto riguarda la performance e la credibilità che abbiamo di fronte a terzi.

Esclusiva di Ticinolive