Luigi Pedrazzini, la matematica e l’azienda “too big to fail” (non è l’UBS…)

Le argomentazioni di “Gigio” non sono prive di una certa plausibilità. Un discorso economico. A che cosa la gente è più sensibile se non al discorso sui soldi? Noi lo imposteremmo brevemente così. Dalla radioTV di Stato, che si è gonfiata come una rana, anno dopo anno, decennio dopo decennio, irresistibilmente, dipendono economicamente molte famiglie e numerose aziende. È diventata dunque – come la grandiosa, inarrivabile UBS – “too big to fail”.

Una cosa fondamentale Pedrazzini non la dice (forse perché non la pensa neppure). Una domanda non se la pone. A che cosa serve realmente la radiotelevisione di Stato? A proporre i giochini a premio, la serie “Il guardiacaccia” o un servizio sulla fienagione in Val Calanca? Anche a questo. Ma soprattutto serve a controllare e a manipolare l’informazione politica.

Domandiamoci (è una domanda facile) chi ha promosso l’iniziativa, chi sta dalla parte del Sì? Risposta: la parte politica che è stata costantemente danneggiata dall’informazione di Stato***. La parte politica che è (da decenni) totalmente estranea all’azienda.

Faranno bene ad essere contro? Io non lo so, ma voi potete sempre dire la vostra.

*** Come dice l’onorevole Chiesa, UDC che vota no, “una volta era peggio”. Anzi, mi correggo, lui non dice così. Dice, pudicamente “sono migliorati…”

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Ho ascoltato il dibattito proposto mercoledì mattina da Modem sulla Rete Uno della radio RSI con Doris Leuthard, Alain Bühler, Battista Ghiggia e Maurizio Canetta. Molto convincente il richiamo finale della Consigliera Federale al senso di responsabilità che deve guidare le scelte della politica svizzera. Il nostro sistema permette di sottoporre al popolo di tutto e di più, ma poi bisogna responsabilmente essere in grado di indicare le conseguenze di un voto. È ciò che palesemente non sono in grado o, peggio ancora, non vogliono fare i sostenitori di No Billag.

Continuano a ripetere fino alla noia – vogliono prendere gli elettori per sfinimento ? – che no, l’iniziativa non significa la fine della SSR, che essa potrà andare avanti addirittura in tutte e quattro le regioni linguistiche svizzere (perché le aste delle frequenze potranno contenere delle clausole restrittive dello Stato a tutela delle minoranze…). Se poi la SSR dovesse comunque chiudere, la colpa sarà del suo management che non si è mai preoccupato di studiare un’alternativa che compiacesse gli iniziativisti. Ma quale alternativa  resta a un’azienda nazionale che viene privata definitivamente  del 75 % delle sue entrate e che per evidenti ragioni vedrebbe diminuire la sua offerta generalista e l’attrattività e quindi anche  gli introiti pubblicitari? Certo, i sostenitori dell’iniziativa lo sanno, ma si guardano bene dal confessarlo, in nome della  tesi del risparmio:  questa chiusura  va a scapito soprattutto  delle regioni minoritarie, come la Svizzera italiana, che sino ad oggi hanno beneficiato di una ripartizione  a loro favorevole! Se il servizio pubblico radiotelevisivo in lingua italiana dovesse finanziarsi da solo, come preconizzano i sostenitori, i soli programmi d’informazione (dimentichiamo lo sport e tutto il resto…) costerebbero molto di più dell’attuale canone. E per il resto, per lo sport, per il telefilm? Pay TV !

Sarà bene fare quattro calcoli prima di buttare la scheda nell’urna!

Luigi Pedrazzini, presidente CORSI

  • francescosoldati

    Fino a quando a Comano non capiranno che il primo passo sono le dimissioni di Canetta e Pedrazzini non cambierà nulla! Dopo l’oramai purtroppo scontato esito e con la loro solita arroganza cercheranno una volta ancora di prendere i cittadini per stupidi. Non rinunceranno mai al potere di cui dispongono perché é nella loro indole manipolare l’informazione a loro piacimento. Lo hanno sempre fatto, lo stanno facendo in queste settimane a loro favore svestendosi completamente della poca oggettività che li ha sempre contraddistinti e lo faranno in futuro senza rispetto nei confronti del cittadino. Si ritengono al di sopra delle parti e di conseguenza agiscono.

  • giovanna

    La manipolazione dell’ “informazione” oltre che ad essere di parte è anche goffa e maldestra cosi mi han riferito alcuni/e telespettatori. Non c’è da meravigliarsi del resto.
    La RSI vive in un grembo protetto. Esempio: il TG doveva rimanere a Zurigo = meno spese e piu’ sinergie. Quando c’è da commentare un evento si fa capo ad oltreconfine e mai oltre le Alpi. E si che abbiamo un ETH e delle ottime universita’ pero’ niet.

    Dal Nord pero’ giungono i soldini che tengono in piedi la RSI.
    Ah, coerenza.

  • Pietro Molina

    Quindi perché non va bene Pedrazzini e Canetta licenziamo tutti i 1200 dipendenti! Un po’ drastico mi sembra.
    Per quanto riguarda l’influenza della politica nella RSI come molti alludono, mi sembra esagerata faccio un esempio: Pedrazzini PPD non ha bloccato il servizio di Falò Argo1 dove l’intero parlamento e la procura era riuscita a insabbiare il tutto! Ti ricordo che ha sputtanato un Consigliere di Stato PPD e il presidente cantonale PPD quindi non mi sembra che la RSI sia così comandata dalla Politica

  • giovanna

    La RSI è totalmente comandata dalla politica. Se dovesse chiudere dove andrebbero i politici locali a pavoneggiarsi? Ecco perchè sono tanto ansiosi e nervosi.
    Vanità delle vanità: tutto è vanità. E potere. Nulla piu’.

  • Jack_the_Ripper_II

    In realtà qualcosa in più… c’è. Il cittadino, cornuto e mazziato, che PAGA.

  • giovanna

    Ahimè vero si!

  • francescosoldati

    Il programma in dieci punti, scaturito dalla riunione dei dignitari della Corsi é l’ulteriuore dimostrazione della loro arroganza. Loro vogliono, vogliono, vogliono …..! Ma in nome di chi? Anch’io voglio che Pedrazzini e Canetta diano le dimissioni ma purtroppo so di avere a che fare con dei diversamente coraggiosi!

  • giovanna

    L’erba voglio cresce unicamente nel praticello RSI.

  • Bernardino Damonti

    Billag sì o Billag no?

    L’argomento é complicato perché si mescolano due temi indipendenti.
    Da un canto vengono coinvolti i valori che stanno alla base del nostro Stato e che si possono sintetizzare nel “tutti per uno”: la solidarietà, quindi la sussidiarietà, il rispetto per le minoranze, tutto ciò che fa della Svizzera un unicum, che permette la convivenza pacifica di realtà tanto diverse (per lingua, religione, cultura) e che solo una volontà comune può rendere possibile, con quella componente emotiva che fa da collante quando poi il piccolo, orgoglioso della sua indipendenza, é confrontato col grande. Un aneddoto:”les suisses payent cher “ mi son sentito dire in Francia mentre facevo la fila degli extracomunitari per entrare in un museo, da qualcuno dell’altra fila quella riservata a chi é nell’UE :“c’est le prix de l’indépendance” mi è uscito come risposta spontanea. Un tema di peso fatto anche di simboli,(di cui il media di Stato fa parte, fosse solo per il ruolo di voce libera in periodi bui) che tocca il nostro DNA.
    L’altro tema, é quello che riguarda la libertà di espressione che coinvolge in prima persona ed assu-me un’importanza cruciale per il giornalista: quello della sua relazione con il potere, nel nostro caso quello con l’autorità politica(quindi non un editore qualsiasi) che é il suo datore di lavoro. Un tema delicato e non di poco conto, evidenziato nelle discussioni sulla votazione da chi é a favore della No Billag: cosa comporta il connubio politica(i partiti) media (radio/tv)? Detto altrimenti: quanto contano clientelismo(posto di lavoro che vuol dire voto e viceversa) e nepotismo, nel XXI sec. rispetto a merito e capacità? Ci vorrebbero dati per capire cosa c’è di vero e cosa invece è un luogo comune.
    Se quello che dovrebbe essere il cane da guardia della democrazia sonnecchia ( è l’autocensura)
    per timore del Berufsverbot, se quello che dovrebbe essere il fustigatore del potere ne diventa il servo, si allunga la fila di chi si disaffeziona alla politica, degli indifferenti, un brutto segno per la democrazia, perché prima o poi sarà la politica a occuparsi di noi.

    Bernardino Damonti