Di Dio, di Democrazia, di Posta svizzera e di RSI – di Rivo Cortonesi

Cosa c’entra Dio con la Democrazia, la Posta svizzera e l’RSI? Cos’è questo zibaldone di sostantivi che mischiano il sacro con il profano? In verità c’è un leitmotiv unificante che li lega l’un l’altro. Per dimostrarlo, partirò da una premessa: il Dio cristiano è libertario.

Ovviamente un’affermazione del genere presuppone che si creda in Dio. Quindi, a scanso di equivoci, questo mio scritto è dedicato ai cristiani di questo cantone, che il 4 marzo si esprimeranno sul rinnovo dell’ imposta federale diretta, su quello dell’IVA e sull’iniziativa No Billag.

Il Dio cristiano
L’affermazione che Dio è libertario non è mia, per quanto la condivida interamente. È stata fatta dal professor Jesus Huerta de Soto in occasione della decima conferenza spagnola sulla scuola austriaca di economia, svoltasi a Madrid il 17 maggio 2017 presso la Fondazione Rafael del Pino: Dio è libertario perché, come i libertari, considera gli stati uno strumento del male.

La più chiara conferma la si ha nella Bibbia, nel Primo libro di Samuele, capitolo 8. È lì che troviamo infatti l’esposizione di come gli stati siano nati da un deliberato atto di ribellione al regno di Dio. – Dacci un re che ci governi – chiesero gli israeliti a Samuele. E Dio non si oppose alla loro richiesta, non fece uso della sua forza per imporre il “suo regno senza stati”, perché Dio è libertario. Semplicemente si limitò a dire a Samuele: – Ascolta pure la loro richiesta, però annunzia loro chiaramente le pretese del re che regnerà su di loro -. E Samuele le riferì al popolo: – Queste saranno le pretese del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, li farà capi di migliaia e capi di cinquantine […] Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi consiglieri e ai suoi ministri […] Metterà la decima sui vostri greggi e voi stessi diventerete suoi schiavi. Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà -.

Sempre nella Bibbia, questa volta nel Nuovo Testamento, quando il diavolo tentò per la terza volta Gesù, si proclamò come padrone assoluto dei regni del mondo:
– a te darò tutto il loro potere e la loro gloria, “tutto questo mi appartiene e posso darlo a chi voglio” -.

Dunque gli stati appartengono al demonio e sono suoi strumenti di morte e di umiliazione della libertà umana. Eppure Dio non ha annientato il diavolo. Perché? Perché Dio è libertario e lascia sempre libere di scegliere le sue creature, anche quelle che, come gli angeli caduti, si sono ribellate a lui.

Persino nell’episodio dell’annunciazione alla Madonna, raccogliendo appieno le considerazioni di Papa Benedetto XVI nel suo libro “L’infanzia di Gesù”, Dio si è comportato da libertario. Scrive infatti Papa Ratzinger:

“Dopo il fallimento dei progenitori, tutto il mondo è oscurato, sotto il dominio della morte. Ora Dio cerca un nuovo ingresso nel mondo. Bussa alla porta di Maria. Ha bisogno della libertà umana. Non può redimere l’uomo, creato libero, senza un libero «sì» alla sua volontà. Creando la libertà. Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall’uomo. Il suo potere è legato al «sì» non forzato di una persona umana. Bernardo di Chiaravalle, in una sua omelia di Avvento, ha illustrato in modo drammatico l’aspetto emozionante di questo momento. Il cielo e la terra, per così dire, trattengono il respiro. Dirà «sì»? Lei indugia …. Forse la sua umiltà le sarà di ostacolo? Per questa sola volta – le dice Bernardo – non essere umile, bensì magnanima! Dacci il tuo «sì»! È questo il momento decisivo, in cui dalle sue labbra, dal suo cuore, esce la risposta: – Avvenga per me secondo la tua parola -. È il momento dell’obbedienza libera, umile e insieme magnanima, nella quale si realizza la decisione più elevata della libertà umana.”

La Democrazia
Se Dio, che è libertario, ha creato la Libertà, cos’è quella cosa, chiamata Democrazia, creata dagli uomini?

Mi spiace frantumare la certezza di molte persone di essere libere solo perché vivono in uno stato detto “democratico”, anche se probabilmente avranno già preso conoscenza da sole della loro condizione di cittadini tutt’altro che liberi e questo mi rende meno difficile il compito di dire cose che non si vorrebbero sentire.

La Democrazia, il Dio inventato dagli uomini, è “il Dio che ha fallito”. Questa l’espressione usata dal filosofo ed economista libertario tedesco Hans Hermann Hoppe, come titolo dell’omonimo libro nel quale ha demolito il mito Democrazia = Libertà. Perché Democrazia e Libertà sono antitetiche? Semplicemente perché, attraverso la Democrazia, si possono prendere decisioni che di fatto limitano o offendono la libertà altrui, cioè decisioni aggressive nei confronti del proprio prossimo. È attraverso la Democrazia, che, con mille argomentazioni, si possono togliere i soldi dalle tasche di uno per metterli in quelle di un altro, creare privilegi e prebende, oligarchie burocratiche, poliziesche e parassitarie, imporre servizi di cui molti farebbero a meno se messi in condizione di sceglierli liberamente, creare monopoli e strumenti di controllo e di vessazione, privilegiare la coercizione piuttosto che la responsabilità individuale.

Da cosa deriva allora il consenso popolare verso la democrazia? Probabilmente dal fatto che ognuno cerca e spera di poter utilizzarla a proprio vantaggio. Insomma, il successo storico degli stati, nonostante i lutti, i soprusi  e le ingiustizie di cui sono, oggi come ieri, responsabili, dipende dalla “grande finzione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti”, come ebbe a definire lo stato l’economista francese Frédéric Bastiat.

In realtà, almeno per i cristiani, i princìpi fondamentali sui quali fondare il nostro modo dello stare insieme non dovrebbero mai essere oggetto di decisioni democratiche. Detto in parole povere: la democrazia dovrebbe fermarsi davanti ai Dieci Comandamenti. Invece così non è. Solo una mente diabolica poteva concepire uno strumento tanto raffinato per legittimare ciò che i Dieci Comandamenti vietano: non solo desiderare i frutti del lavoro altrui, ma anche rubarli e, con la coartazione o la benedizione dello stato, uccidere o farsi uccidere.

Ma il consenso popolare verso la democrazia deriva anche da un errore intellettuale, al quale la scuola pubblica ha dato e continua a dare un contributo determinate: pensare che non ci siano alternative praticabili ad un modo dello stare insieme fondato sull’aggressione reciproca. Soprattutto che non sia possibile fare niente senza la coercizione fiscale. In questo esercizio, che esclude l’individuo dall’uso libero e responsabile dei frutti del proprio lavoro, si sono raggiunte punte diaboliche di mistificazione e di stravolgimento della parola di Cristo fino a fare dell’episodio del “Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” un lasciapassare con scadenza alla fine del mondo per i pubblicani odierni e futuri di tutta la terra. Il verbo chiave “rendete”, con il quale Gesù si sottrasse alla trappola micidiale che gli era stata approntata, invitando a restituire al legittimo proprietario la moneta che ne portava impressa l’immagine e l’iscrizione (niente di più e niente di meno) è stato abilmente sostituto dal verbo “date”, estendendo così arbitrariamente il campo delle cose da “dare” a Cesare, nel quale si è voluto ravvisare prontamente lo stato tout court.

Anche la “fraternità“ cristiana, che affonda la sua ragion d’essere nella volontarietà degli atti di carità, è stata sostituita democraticamente dall’automatismo coercitivo della “solidarietà” laica di stato, per sostenere l’illusione che sia possibile un mondo dove non occorra essere buoni.

I coercitori diventano così i benefattori, mentre i veri benefattori sono relegati al ruolo anonimo di “contribuenti”: non devono conoscere, faccia a faccia, il destinatario del loro “contributo” e, meno che mai, la quota parte di esso che viene trattenuta dalle mani porose dello stato a beneficio di quella casta parassita e privilegiata dalla quale Samuele aveva messo in guardia gli israeliti: “Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi consiglieri e ai suoi ministri”.

Non c’è da stupirsi se la delega allo stato dell’uso libero e responsabile dei frutti del proprio lavoro svuota le nostre chiese, oltre che delle loro risorse economiche anche di quelle di moltissimi giovani, mortificati nei loro slanci di solidarietà individuale e risucchiati nella macchina infernale della ineluttabilità dello stato, che tutto fa e a tutto provvede, in molti campi della loro esistenza, con le conseguenze amarissime di cui ogni giorno siamo testimoni. Ineluttabilità dalla quale per fortuna alcuni di loro riescono in parte a sottrarsi attraverso valorose opere di volontariato. Una risposta a quanti pensano che la società civile non esisterebbe senza la coercizione fiscale.

In realtà tutti potrebbero continuare a proporre le loro di idee riguardo ai bisogni, veri o presunti, della propria comunità civica. Ma il finanziamento dei servizi e delle opere dovrebbe essere frutto di scelte volontarie, non di aggressioni reciproche tra maggioranze mutualmente mutevoli di aggressori e aggrediti. Quale miglior modo per misurare l’interesse di una comunità ad avvalersi di un servizio o di un’opera che il raggiungimento del relativo budget attraverso scelte individuali volontarie?

Né dovrebbe spaventare il fatto che ognuno possa scegliere liberamente quali servizi e quali opere finanziare con i frutti del proprio lavoro. Ad esempio una scuola dove il crocefisso rimanga ben saldo alle pareti, piuttosto che una imbrattata coi simboli della lotta di classe, o un istituto di aiuto alle future madri in difficoltà piuttosto che lo stipendio del boia che ne ucciderà il bambino che portano in grembo.

Ciò ostacolerebbe in qualche modo la carità cristiana, il soccorso alle famiglie più disagiate, l’aiuto a chi ha bisogno di aiuto? Ci sono un’infinità di cose che possono essere realizzate attraverso l’uso libero e responsabile dei frutti del proprio lavoro con strumenti finanziari diversi dalla coercizione fiscale. Penso ad esempio a fondi di investimento ad azionariato diffuso o al pagamento di un ticket o di un pedaggio al momento dell’utilizzo di un servizio o di un’infrastruttura. Ci sono, e potrebbe essere sperimentate a partire dai comuni o da associazioni di liberi comuni.

Ma chi ha interesse a che tutto rimanga così com’è (quieta non movere et mota quietare) voglia di sperimentare non ne ha. Più facile continuare a vivere alle spalle degli altri, forti dei privilegi acquisiti sotto l’ala protettiva dello stato coercitore.

Questo spiega perché, a differenza di quanto avviene per la scienza, la validità o meno delle cui teorie non deve essere per fortuna decisa dal popolo a maggioranza democratica, nelle relazioni civiche si marci da secoli sul posto: una crisi economica dopo l’altra, una prepotenza dietro l’altra, una guerra dopo l’altra. Davvero non riesco a comprendere come si sia potuti arrivare a insabbiare il “principio di non aggressione” predicato da Cristo per preferirgli quello dell’aggressione a fin di bene (secondo le argomentazioni di una parte a scapito dell’altra).

E non so dove cominci il dolore e termini l’indignazione quando sul breviario nella panca di Chiesa, la domenica mattina alla Messa, mi trovo a leggere la domanda clou per la verifica dello svolgimento dei compiti del buon cristiano: hai pagato le tasse? O quando mi trovo confrontato con spot pubblicitari che in Italia sponsorizzano l’8 per mille alla Chiesa cattolica. Mi pare davvero, anzi è, il classico “patto con il diavolo”. Così continuando temo che i cristiani saranno definitivamente confinati nelle loro Chiese, in una specie di “riserva della religione cristiana”, sopraffatti dalla “democrazia del diavolo”, e buoni solo come soggetti storico-culturali per la curiosità di turisti provenienti da un mondo senza Dio.

La Posta svizzera e la vicenda dei sussidi ai trasporti pubblici
Non sarà sfuggito a nessuno cosa la Confederazione abbia fatto dei nostri soldi e come, ad approfittare dell’irresponsabilità e superficialità che deriva dall’amministrare soldi non propri, frutto cioè del sudore altrui, sia stata nientedimeno che la Posta svizzera.

In buona sostanza: attraverso una serie di malversazioni contabili, la Posta ha continuato a fruire del sostegno della Confederazione (meglio: del “nostro” sostegno, estorto con l’ imposta federale diretta e con IVA) per i trasporti effettuati con i suoi autopostali in zone periferiche discoste facendo apparire una perdita contabile laddove perdita non c’era.

Non mi dilungo sulla miserevole vicenda. È solo la punta di iceberg (e che iceberg!) di un mondo diverso, molto diverso da quello con il quale noi “inferiori” (per dirla alla Fantozzi) siamo costretti a confrontarci tutti i giorni che il buon Dio mette in terra.

Ma la legge morale deve essere applicata al singolo individuo così come ad ogni livello istituzionale “superiore”. Il comandamento “Non rubare” (né da solo né in compagnia, né a maggioranza democratica) vale per tutti: inferiori e superiori. Il 4 marzo ci offre perciò un’occasione straordinaria per un uso “difensivo” della democrazia: possiamo rifiutare il perpetuarsi dell’imposta federale diretta e dell’IVA.

Pochi sanno che questa possibilità è un retaggio della caparbietà con la quale i cantoni cattolici seppero difendere l’indipendenza dei cantoni dal centralismo federale, impostosi con la guerra del Sonderbund, vinta nel 1847 dai cantoni protestanti. Si deve all’ostinazione e alla riottosità dei cantoni cattolici se nella nuova costituzione del1874 fu possibile avviare il passaggio della democrazia svizzera da rappresentativa a semidiretta favorendo in tal modo la riconciliazione tra cantoni cattolici e cantoni protestanti.

La RSI
Il 4 marzo si tratterà anche di decidere democraticamente se il canone radiotelevisivo debba ancora essere riscosso dalla Billag o abolito definitivamente. È uno di quei casi in cui, per i cristiani, si tratta di verificare la legittimità di una decisione democratica utilizzando come cartina di tornasole i comandamenti di Dio.

Uno di questi afferma di non desiderare cosa alcuna del nostro prossimo e, conseguentemente, di non derubarlo, qualunque sia la ragione addotta per farlo. Proprio non riesco a comprendere come un cristiano potrebbe giustificare difronte a Dio un atto di aggressione verso chi non intende pagare un servizio che non desidera utilizzare.
Questo vale, beninteso, per ogni servizio: dalla scuola, alle assicurazioni sociali, al treno, all’aereo, alla nave, al boia abortista e per ogni prodotto: dalla maglietta, ai pantaloni, alla giacca, alla cravatta, allo smartphone.

Il nostro Dio libertario ci ha insegnato che ognuno può agire come vuole con il solo limite di non aggredire il prossimo. L’unico modo per rimanere coerentemente fedeli alla nostra fede è dunque quello di votare SÌ all’abolizione della Billag.

Rivo Cortonesi

  • Bernardino Damonti

    Premetto che da laico sottoscrivo i comandamenti del decalogo(ovviamente dal quarto in su).E da laico mi sento coinvolto dall’articolo perché la democrazia é come si dice un tema laico.
    Mescolare il sacro con il profano ? Chi incorona il monarca nel nome di Dio diventando complice di quel mattatoio che é la Storia??Chi ha tradito il messaggio iniziale, quello di porgere l’altra guancia, relativizzando il quinto comandamento senza farsi troppi problemi quando c’era da bruciare l’eretico?E quando per divulgare la buona novella la croce ricorreva alla spada? E i milioni di morti delle guerre di religione cristiani contro cristiani?E che dire del rito cattolico pentimento-confessione-assoluzione che anziché innescare un circolo virtuoso(“neanch’io ti condanno,va e non peccare più” ha detto Cristo all’adultera) permette di diventare peccatori incalliti? La carità cristiana é un valore ma quanti Cristiani la praticano? Accettando quello che come diceva Churchill é il male minore, il laico democratico si sforza di dare dignità al debole istituzionalizzando la solidarietà, a mio modo di vedere un atto di maturità civile, meno ambizioso ma che ha il privilegio di agire con la mente non offuscata dall’autorità del dogma.
    Prima di incolpare l’illuminismo e lo Stato laico perché dopo 2000 anni di cristianesimo si svuotano le chiese, una qualche domanda bisognerebbe pur farsela. E il pontefice se l’é fatta:”Dio preferisce un non credente sincero a un cristiano ipocrita” a detto Papa Francesco.Se é vero che molti i chiamati e pochi gli eletti, nei gironi infernali dubito ci siano solo i satanici laici.

  • Dicolamia2013

    Tutto quello che dici è vero. In effetti è da Costantino in poi che la Chiesa ci ha messo del suo nella creazione degli Stati moderni, con tutte le loro aberrazioni. Ed è questo che rende oggi così difficile, per la Chiesa, svincolarsi da essi. La stessa Dottrina sociale della Chiesa, con le sue tortuose contraddizioni tra libertà individuale e autorità statale, ne è lo specchio fedele. Ciò non vuol dire però che non lo si possa cominciare a fare, magari a piccoli passi, rispolverando il principio cristiano originario che nessuna aggressione è legittima, neppure quella fatta al fine di un presunto bene. Questo in fondo è lo spartiacque tra i cristiani e i costruttivisti di tutti i partiti. Se coercizione deve esserci essa deve essere limitata solo alla salvaguardia di questo principio. Tant’è che la Libertà potrebbe essere anche definita come “quella condizione dell’uomo in cui la coercizione di qualcuno da parte di qualcun altro non deve andare oltre la difesa del principio di non aggressione”, che è anche il principio fondante dell’idea libertaria di convivenza civica. Quanto alla solidarietà laica io non la considero come un atto di maturità civile, ma come una conseguenza della sostituzione dello Stato alla responsabilità individuale, con tutte le conseguenze negative del caso, proprio a causa di quell’autorità statale che le stesse autorità ecclesiastiche hanno contribuito nei secoli a legittimare come “voluta da Dio” nel tentativo di conviverci con la minore conflittualità possibile e con i maggiori vantaggi possibili (come ancor oggi, ahimè, accade). Ma siccome non è detto che tutto debba inesorabilmente rimanere immobile, tra molti cristiani comincia a farsi strada l’idea di dare un taglio a questo andazzo e ricominciare dalle origini della propria fede.

    Saluti,
    Rivo Cortonesi

  • Bernardino Damonti

    La democrazia non é un feticcio, un Dio inventato dall’uomo ma il risultato dell’emancipazione dell’individuo, di chi tenta di mettere in pratica il sapere aude, il motto dell’illuminismo:uscire dallo stato di tutela.È una sfida quella di prendere in mano liberamente il proprio destino che nobilita l’uomo rendendolo protagonista,gli permette di rivendicare la sua dignità che é cosa ben diversa dal dover dipendere dal contributo caritatevole di volontari.Ed é una sfida difficile, perché coniugare libertà e responsabilità è un processo di maturazione faticoso(basta pensare a quanti stati europei nel XXI sec sono ancora monarchie) un esercizio complicato che ci mette continuamente alla prova perché la democrazia é un cantiere aperto e le insidie sono sempre dietro l’angolo( la degenerazione come ammoniva Aristotele e ne abbiamo avuto la prova nel XX sec o di chi vorrebbe buttarla a mare).
    Credere nell’uomo vuol dire farsi carico delle sue debolezze incluso il rischio di piccole o grandi guerre civili, credere nel Dio della Bibbia(quello per cui “gli Stati appartengono al demonio” )vuol dire avere certezze, ma arrischiare guerre di religione incluse quelle tra comuni liberi (quelli che si sono liberati da quel demonio che é dallo Stato laico)
    Sono lontano da chi, con proposte irragionevoli come quella di abolire l’imposta federale e l’IVA , con il pretesto dello stato aggressivo, di fatto demolisce lo stato sociale costruito con il lavoro di tutti, per sostituirlo con comunità all’insegna del Dio libertario(ma quanti attribuiti ha Dio).

  • Dicolamia2013

    Se si può glissare la carità prendendo i soldi “democraticamente” dalle tasche di uno per metterli in quelle di un altro, per quanto disagiato o bisognoso, faccio fatica a credere che la democrazia possa essere considerata un’evoluzione dell’umanità. Ma la democrazia non consente solo questo, che sarebbe il minore dei mali se prescindiamo dall’irresponsabilità che semina e dai parassiti che drenano la carità di Stato. Con lo stesso sistema una maggioranza “costruisce a tavolino” il suo modo di stare insieme perfetto coartando legalmente chi non ci sta.
    Non sono quindi assolutamente d’accordo con te: preferisco il mio Dio libertario (da non confondere con la Chiesa che spesso si è dimenticata di questa peculiarità del Dio che predica).
    Lasciando che ognuno viva come vuole purché non aggredisca il prossimo credo davvero che si aprirebbe una strada molto più performante dell’evoluzione umana. Dovremmo aprire un dibattito intellettuale su questi temi, esteso a un pubblico più numeroso di noi due.
    Comunque grazie per il batti e ribatti.

  • Bernardino Damonti

    coartazione:
    legale costruita a tavolino in uno Stato dove un sistema bicamerale permette ai piccoli di controbilanciare il potere dei grandi? che ci permette di intervenire tramite la democrazia diretta a più livelli un raro esempio di democrazia sostanziale?
    fiscale(la carità di Stato) perché uno Stato solidale con chi é debole o sfortunato sosterrebbe dei parassiti invece di lasciarli cadere nell’indigenza facendone dei mendicanti in balia dei capricci del volontario turno?
    Non sto mitizzando la democrazia, ma sono tra quelli che la ritengono pur con tutti i limiti e i difetti, dei regimi sperimentati sinora dall’uomo, il meno peggio.Buttarla a mare sarebbe sarebbe buttare il bambino con l’acqua.

    ragione o dogma ?
    affidarsi alla fallibilità del lumicino della ragione, del confronto delle opinioni o affidarsi alla infallibilità di un dogma secondo il quale lo Stato democratico è un demone perché sta scritto in un libro che rivela la parola di Dio, lo stesso libro secondo il quale l’età della Terra è di 6000 anni ?
    Ti ringrazio a mia volta per avermi dato l’occasione di dialogare su un tema importante

  • Dicolamia2013

    Solo per replicare che :

    -“parassita” non è chi abbisogna di aiuto (o mi sono espresso male o hai capito male), ma chi amministra la carità di stato, la quale si differenzia da quella volontaria per il fatto che mentre la prima avviene per interposta persona salariata (spesso meglio pagata e al sicuro di chi contribuisce a farla) la seconda è esente da costi di gestione.

    -è un’affermazione temeraria affermare che la carità volontaria sia meno performante in quantità, qualità ed efficacia di quella frutto della coercizione (da ad intendere anche che l’uomo sia fondamentalmente cattivo e che solo la coercizione possa obbligarlo a fare cose buone). Ci sono invece esempi storici e attuali che dimostrano il contrario pur nel contesto di coercizione diffusa che caratterizza tutte le democrazie.

    – la democrazia (istituzionale o semiretta che sia non ha alcuna importanza) ha semplificato brutalmente le relazioni umane: decide chi ha più voti. L’alternativa alla democrazia è lasciare che ognuno decida ciò che vuole con il solo limite di non aggredire gli altri. Su tutto il resto si può decidere democraticamente.

    – Il mio e il tuo sono punti di vista opposti la cui validità potrebbe essere messa a confronto solo se si consentisse ad una comunità di “sperimentare” il mio punto di vista (il tuo è ampiamente sperimentato). Ma, ad oggi, questo è reso impossibile dalla democrazia.
    Non così avviene per la scienza, che, libera dalla democrazia, può sperimentare in continuazione, cambiando, se del caso, le sue teorie. Attraverso la sperimentazione la scienza ha dimostrato che la Terrà è molto più vecchia di 6000 anni (ma l’ha scritto la Bibbia o è un’interpretazione dei Testimoni di Geova?) e, sempre attraverso la sperimentazione, si è ravveduta sull’idea che gli scienziati si erano fatti dell’Universo, pensato fino agli anni ’60 “stazionario” da sempre, cioè senza un inizio e statico. La scoperta della radiazione cosmica di fondo ha invece permesso di fissare l’inizio di un’Universo perennemente in espansione (altro che stazionario!), stimato in circa 13.7 miliardi di anni fa (margine di errore 200 milioni di anni). Che poi questo sia accaduto ad opera di Dio o per una “singolarità fisica”, come amano dire alcuni scienziati atei, sono entrambi due dogmi che avvicinano molto i religiosi agli scienziati (non c’è molta differenza tra il credere nel postulato “Dio” e il credere nel postulato “singolarità fisica”).

  • Bernardino Damonti

    eppur(non?) si muove..

  • Dicolamia2013

    Hai toccato un nervo scoperto. Quello della vicenda del mio grandissimo concittadino Galileo Galileo, che secondo me (da senese qual “fui” prima di essermi rigommato come svizzero) ha avuto, nella sua vita, due soli torti, entrambi indipendenti dalla sua volontà: era un quasi fiorentino (ed è da Montaperti che non corre buon sangue tra senesi e fiorentini) e, cosa ancor più grave, era animato dalla verve polemica che caratterizza tutti i toscani (senesi inclusi).
    Se il primo torto non pesò sulla sua condanna, il secondo ne fu la causa principale.
    Fu indubbiamente un’esplosione incontenibile di “ribollimento interiore” di matrice toscana quella che lo indusse a venir meno alla promessa fatta al cardinale Bellarmino, peraltro affatto ostile a Galileo, di presentare i suoi argomenti a favore della teoria copernicana solo come “un’ipotesi” di quella che avrebbe potuto essere la realtà del moto della Terra intorno al Sole.
    Il consiglio del Bellarmino non era, anche dal punto scientifico, fuori luogo. Fino quel momento la “dinamica” non era ancora entrata nell’arsenale teorico-sperimentale della fisica. Tutte le ipotesi sui moti dei corpi celesti potevano contare solo sulla “cinematica”. Quindi il campo delle spiegazioni possibili si allargava a dismisura.
    C’è da dire poi che, così come “la dinamica” in fisica, anche “l’esegesi biblica” (cioè lo studio e l’indagine critica dei testi biblici dal punto di vista scientifico), era, in religione, fino a quel momento sconosciuta.
    E, come tutte le cose sconosciute, la loro influenza ai fini della formulazione di un giudizio in tempo reale è pari a zero.
    Così come tu, ignorando probabilmente la storia di Siena e quella delle sue contrade, ritieni forse che sia stata impossibile un’esperienza di Stato sociale senza la presenza di uno Stato moderno “evoluto democraticamente”.
    Mentre è vero il contrario.
    Concludendo. Se ti interessa conoscere come si è giunti alla condanna di Galileo, ti invito a leggere questa mia piccola memoria, presentata in occasione di un convegno libertario (il che è tutto dire).

    IL CASO GALILEO

    di Rivo Cortonesi

    

A pag. 30 della seconda edizione del mio libro «Cristiani: manuale per fedeli allo sbando», ho citato Thomas Woods, jr e il suo splendido libro, dedicato a Papa Giovanni Paolo II, “Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale”, accennando al caso Galileo, sviluppato dall’autore in un intero capitolo a titolo «La Chiesa e la scienza», dal quale riprendo alcuni passaggi.

    Alla distorsione di questa vicenda e alla diffusione dell’idea di una contrapposizione tenace della Chiesa cattolica verso la scienza ha contribuito certamente l’opera teatrale di Bertolt Brecht «Lebens des Galilei» (Vita di Galileo).

    In realtà, benché aspramente attaccato dai protestanti, che lo giudicarono incompatibile con la Sacra Scrittura: -Il pazzo vuole sconvolgere l’arte dell’astronomia-, diceva Lutero di Copernico il 4 giugno del 1539 – ma, come dimostra la Sacra Scrittura, Giosuè disse al sole di fermarsi e non alla terra-, fino al caso Galileo il sistema Copernicano non fu soggetto ad alcuna censura da parte cattolica. 

Anzi. La sua opera in sei libri a titolo «De revolutionibus orbium celestium», nella quale il canonico cattolico e astronomo polacco Copernico presupponeva che la terra muovesse intorno al Sole come facevano gli altri pianeti (pur condividendo ancora con i suoi precursori greci elementi quali corpi celesti perfettamente sferici, orbite circolari e velocità planetaria costante) fu pubblicata anche su insistente richiesta di molti prelati suoi amici e da lui dedicata a Papa Paolo III.

    Papa Clemente VII arrivò perfino ad invitare Johann Albert Widmanstadt a tenere una lezione pubblica in Vaticano sul medesimo soggetto, al termine del quale si ritirò molto soddisfatto per ciò che aveva udito.

    Perché allora a Galileo toccò in sorte un destino diverso?

    All’inizio Galileo e la sua opera furono ben accolti e celebrati dagli uomini di Chiesa più eminenti. Verso la fine del 1610 padre Cristoforo Clavio (uno dei grandi matematici del suo tempo, che aveva presieduto la commissione che produsse il calendario gregoriano, entrato in vigore nel 1582) scrisse a Galileo per informarlo che i suoi colleghi astronomi, gesuiti, avevano confermato le scoperte da lui fatte con il telescopio. Quando l’anno dopo si recò a Roma, Galileo fu salutato con entusiasmo. In quell’occasione Galileo scrisse ad un amico: – Sono stato ricevuto e accolto con favore da molti illustri cardinali, prelati e principi di questa città -. Galileo ebbe il piacere di una lunga udienza con il Papa Paolo V, mentre i gesuiti del Collegio Romano celebrarono le sue scoperte con una giornata di attività. Tra questi il tirolese Padre Christoph Grienberger, inventore del telescopio a montatura equatoriale, che contribuì anche allo sviluppo del telescopio rifrangente oggi in uso.

    Galileo ne fu entusiasta.

    Nondimeno la posizione ufficiale della Chiesa cattolica, forse anche perché “pressata” dalla posizione intransigente anti-copernicana della Chiesa “concorrente”, quella protestante, non andò oltre la prudente ammissione che quella di Copernico poteva essere “un’ipotesi” di spiegazione del moto dei pianeti intorno al sole, piuttosto che la sua dimostrazione definitiva (per quanto rafforzata dalle osservazioni sperimentali galileiane).

    Paradossalmente, proprio da un punto di vista scientifico, la posizione prudente della Chiesa, appare più corretta di quella di Galileo Galilei. Bisognerà infatti attendere Newton, cioè la scoperta della “dinamica” nei fenomeni fisici, per individuare finalmente e con certezza, quale, tra i diversi modelli “cinematici” possibili, fosse quello più vicino alla realtà. Anche se non v’è dubbio che alla scoperta della dinamica newtoniana abbia non poco contribuito l’approccio sperimentale galileiano.

    Esemplare a questo proposito il verso tratto da I Sepolcri del Foscolo, riferito all’urna in Santa Croce, a Firenze, «di chi (Galileo) vide sotto l’etereo padiglion rotarsi piú mondi, e il Sole irradïarli immoto, onde all’Anglo (Newton) che tanta ala vi stese sgombrò primo le vie del firmamento»

    Ma è qui, che, contraddicendo alle assicurazioni date al cardinale Roberto Bellarmino, Galileo Galilei non riesce a contenere la sua straripante indole toscana. Dà alle stampe a Firenze il suo «Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo» senza le correzioni introduttive concordate anche con il censore romano Riccardi, domenicano favorevole a Galileo, che avrebbero dovuto sottolineare il carattere ipotetico delle considerazioni contenute nell’opera.

    Processato nel 1633, viene condannato alla prigione a vita, pena benevolmente commutata quasi immediatamente con l’arresto domiciliare nella sua villa ad Arcetri (Galileo non fu mai incarcerato).

    Passò lì gli ultimi anni della sua vita, nella propria villa, Il Gioiello, vicino al convento delle Clarisse di San Matteo, dove si trovava la sua figlia prediletta Virginia, suora di clausura con il nome di suor Maria Celeste, scomparsa prematuramente a soli 34 anni. Gli rimase vicino l’altra figlia, Livia, anch’essa suora con il nome di suor Arcangela. Nella residenza di Arcetri Galileo riceveva visite e continuò a lavorare finché la vista glielo permise, ritornando alla meccanica, campo nel quale meglio si esprimeva il suo genio scientifico. Nel 1638 pubblicò a Leiden (Olanda) i «Discorsi intorno a due nuove scienze», opera messa subito in vendita anche a Roma. Dal punto di vista scientifico è il suo capolavoro, dove sono poste le basi della meccanica moderna.

    Secondo Juan José Sanguineti “le autorità ecclesiastiche non ritornarono sulla questione copernicana, che acquistava sempre più forza. Nel 1741 il Sant’Uffizio consentirà la pubblicazione delle opere galileiane. Indipendentemente dalle prove tangibili che sarebbero arrivate più tardi possiamo dire che la condanna fu inoperante, poiché emerse subito con chiarezza, non appena gli animi si furono calmati, che la Scrittura non era in questione. Senza la tempesta provocata dal caso Galileo, il copernicanesimo si sarebbe forse imposto in maniera più semplice”.