“Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo” – Intervista al professor Michele Lanza, ricercatore in Informatica all’USI

Michele Lanza è professore ordinario presso la Facoltà di Informatica Università della Svizzera italiana (USI). Il professor Lanza ha fondato nel 2004 il gruppo di ricerca REVEAL presso l’USI e da luglio 2017 è anche direttore del Software Institute. In questa intervista, che ci ha cortesemente concesso, Michele Lanza ci racconta di cosa si occupa e in cosa consiste la sua attività di ricerca.

Ticinolive  Professor Lanza, di quali progetti si sta occupando al momento?

Michele Lanza  In termini di progetti di ricerca, mi sto occupando di un progetto che riguarda il cosiddetto “big data” e un altro progetto dedicato a “real-time software analytics”. Tutti e due i progetti sono finanziati dal fondo nazionale svizzero della ricerca (SNF). Il primo prevede lo sviluppo di approcci e tecnologie per gestire grandi flussi di dati in maniera visuale e interattiva. Un esempio: I tweets concernenti un certo argomento (p.es. elezioni italiane) possono facilmente essere milioni ogni ora, e non esiste al momento un buon modo per capire queste moli di dati di per se relativamente semplici ma enormi e veloci. Il secondo progetto, molto più dentro al mio campo madre di ricerca, l’ingegneria del software, prevede l’investigazione di approcci e lo sviluppo di tecnologie per fare leva sui dati collaterali che vengono prodotti –e purtroppo spesso scartati- durante lo sviluppo di un progetto software. Questi dati invece sono preziosi perché possono in verità dare una mano agli sviluppatori, il che di conseguenza porterebbe a un risparmio di tempo e risorse e alla produzione di software di qualità migliore.

Di che cosa si occupa in particolare il gruppo di ricerca REVEAL?

Il gruppo REVEAL, che comprende anche il Prof. Gabriele Bavota e i suoi collaboratori, si occupa di una serie sfaccettata di tematiche, che vanno dallo sviluppo di “recommender systems” (aiutanti digitali e intelligenti per lo sviluppo) all’analisi di sistemi software da un punto di vista linguistico fino alla visualizzazione interattiva di sistemi software complessi. È difficile indicare un tema centrale, ci piace spaziare sulle cose interessanti, e di cose nuove ce ne sono in grandi quantità.

Quali sono le implicazioni delle sue ricerche per la società? E quali le possibili applicazioni nella vita di tutti i giorni?

I nostri approcci, sistemi, e di conseguenza le tecnologie concomitanti vengono utilizzati in una serie di contesti industriali, che vanno dalla consulenza allo sviluppo vero e proprio. In sostanza qualsiasi cosa che torna utile agli sviluppatori porta a un risparmio effettivo in termini economici. Ma ci tengo a dire che la ricerca non la facciamo necessariamente sempre e solo per avere un impatto immediato. La ricerca di base non sempre è subito applicabile nella realtà. E non deve esserlo per definizione.

Quali sono le principali direzioni future della sua attività di ricerca?

Credo che sia una domanda estremamente difficile questa. La ricerca è per natura stessa aperta e deve adattarsi al mondo circostante. Come ha detto Alan Kay, il miglior modo per predire il futuro è inventarlo.

In che cosa si sostanzia la sua attività d’insegnamento?

Attualmente insegno soprattutto nel contesto di un nuovo programma di Master in “Software & Data Engineering”. Si può vedere come il prossimo passo dopo l’ondata di data science e big data. Il nostro Master si differenzia in modo positivo dal resto perché utilizziamo concetti e approcci che derivano dall’ingegneria del software applicandoli su un contesto di dati. In essenza, sviluppiamo il tipo di persona richiesta da grandi aziende come Google, Apple, Facebook e anche per il contesto “Financial Technologies” e “Data Science”.

Esclusiva di Ticinolive