Rimbaud e la Vedova: un libro su Milano che è quasi une photo re-trouvée – di Cristina T.Chiochia

Una casa editrice indiscussa protagonista di questo “Tempo di Libri” a Milano, in Italia, è sicuramente Skira che nella giornata dedicata alla città di Milano alla manifestazione, oltre al libro sullo sport della squadra locale Inter, ha presentato sempre sabato, stavolta in sala Amber un libro curioso ed interessante tra poesia e storia milanese, particolare e ricco di spunti dal titolo “Rimbaud e la Vedova”.

Scritto da Edgardo Franzosini, autore tra l’altro di “Raymond Isidore e la sua cattedrale” di Adelph,  Premio l’Inedito e Premio Procida-Elsa Morante, Bela Lugosi e di “Questa vita tuttavia mi pesa molto ”  sempre di Adelphi, Premio Comisso e Premio Dessì è tradotto in Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti ed è collaboratore di la Repubblica.

Questo nuovo libro dell’autore, edito nella collana “storie” di Skira, è di quella bellezza quasi involontaria, dove la storia di una città si assapora con gli occhi dei protagonisti che la vivono. In questo caso il poeta Rimbaud ed il suo soggiorno quasi sconosciuto nella vicina Italia nel 1875  anno in cui in primavera, attraversò anche tutta la Svizzera – pare a piedi- per sostare anche nella vicina Milano.

La presentazione, con Piero Gelli e Marco Vallora, parte da una commemorazione di questo avvenimento ed alcune coincidenze. Poco si sa effettivamente della permanenza di Rimbaud a Milano se non che fece sosta nella città come appunto scrive l’autore nel libro: “tre, forse quattro settimane, tra la fine di aprile  e la fine di maggio” ma tanto basta per dare vita ad una storia interessante e tratteggiare anche la persona che lo ospitò. Arthur Rimbaud, il grande autore di Vocali, Il Battello ebbro e Una stagione all’inferno, dall’esistenza scandalosa e ricca di colpi di scena, si ferma a Milano dove sembra essere ospitato nella casa di una misteriosa vedova, affacciata su piazza Duomo. In quello stesso 1875, il giovane prende la definitiva decisione di rinunciare alla letteratura, trasformandosi, per dirla con Mallarmé, in “qualcuno che era stato lui, ma che non lo era più, in nessun modo”.

Nel tempo del suo intervento, intenso ma sempre troppo poco, Edgardo Franzosini evoca quei giorni descritti, particolare su particolare, con lo scrupolo di chi vuole raccontare al suo pubblico e al semplice curioso quel suo ricostruire, partendo da pochissimi indizi.

Rievoca nel libro Milano e le sue vie, luoghi quasi sconosciuti a chi questa città la vive ai tempi moderni e personaggi di una città “che fu” tracciando quasi una cartolina d’epoca su cui ricamare una storia.

Quasi una “photo re-trouvée”, una sorta di codice del linguaggio in cui è facile perdersi per poi ritrovarsi attraverso Rimbaud , il protagonista stesso di questo racconto.