Lo scandalo Morisoli. L’irresistibile impulso di infrangere un tabù

Io non l’avrei scritto. Perché sono buono? No, io non sono particolarmente buono (nemmeno cattivo però). Ma perché voglio morire nel mio letto, in pace con il mio Dio e con i pochi che mi hanno voluto bene.

Detto questo, penso anche che le reazioni a uno “sgarro” dovrebbero assumere una dimensione ragionevole. Si è innescata invece una gara a chi strilla più forte, una specie di Nobel dell’indignazione. Alla fine tre premi potrebbero essere assegnati da una giuria: oro, argento, bronzo.

Morisoli ha osato – forse deliberatamente? – infrangere il tabù del “politicamente corretto”. È stato colpito dall’esecrazione, uno tsunami.

La Vittima viene inondata di consolazioni, e questo è giusto poiché è stata ferita. Non per tale ragione egli diviene un buon candidato alla rielezione. La sua sconfitta sulla Scuola che verrà è stata pesante (ed è ancor più grave che sia riuscito a non accorgersene). I suoi oppositori interni puntano su Amalia Mirante, che conduce con brio la sua campagna “socialdemocratica”. Grazie all’ “assist” morisoliano in questi giorni (la politica è cangiante come il “tempo di marzo”) Bertoli è beatificato  come se fosse la Madonna di Fatima, ma in realtà non sono in molti a trovarlo simpatico.

Una parola per i Radicali, che un Destino crudele ha incastrato in una postura insostenibile e atroce. Vorrebbero con tutto il loro cuore salvare Bertoli ma… non possono farlo… senza affossare il loro stesso partito, che ha un bisogno disperato del recupero (non già del sorpasso). Si tratta del seggio di Farinelli e, ancor più, di dare un grosso dispiacere alla Lega.

La vita è spesso ingiusta, e i cattivi – ahimè – così spesso trionfano!