L’accordo quadro … per fare quadrato!

di Mauro Damiani, candidato al Gran Consiglio, Lista 14, candidato numero 57

Che l’accordo quadro istituzionale sia un accordo di sottomissione (o di colonizzazione) lo hanno capito anche i classici paracarri, ma i più subdoli obiettivi che si prefigge tale “intesa” sono ben nascosti tra le righe della bozza di documento che il Consiglio federale ha divulgato per una sorta di un’inesistente consultazione ad ampio raggio. Solitamente la Berna federale riesce a dissimulare abilmente quanto si nasconde dietro un qualsiasi accordo (pensiamo all’accordo di libera circolazione delle persone, per fare un esempio a caso), ma stavolta c’è qualche difficoltà in più. Come rendere attrattivo un accordo quadro nato per fare quadrato intorno alla Svizzera, non per proteggerla, ma per distruggerla?

Secondo chi ha allestito la bozza dell’accordo, le parti dovrebbero allegramente riaffermare, considerare, ricordare, convincersi, sottolineare, essere risolute (?) per quanto riguarderebbe la salvaguardia della democrazia diretta (smantellata però già all’articolo 1), desiderare e soprattutto essere consapevoli che questo accordo deve imperativamente coprire i relativi accordi bilaterali attuali e futuri! In altre parole, la Svizzera dovrebbe sottoscrivere un assegno in bianco a favore di un’unione di Stati che vogliono nascondere come la Svizzera funzioni meglio dell’UE che vorrebbe, nel nome della compatibilità con il buon funzionamento del mercato interno, obbligarla a preventivare una serie di aiuti, destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni dove il tenore di vita sia anormalmente basso (praticamente quasi tutta l’UE).

Per prima cosa i signori che siedono a Berna dovrebbero subito modificare il codice penale per quanto riguarda il reato di tradimento, codice penale che oggi li mette al riparo da tale reato nei rapporti con l’UE in quanto un non stato, poi magari si potrebbe entrare nel merito di questo accordo, evidentemente da rielaborare perché intriso di falsità che chiunque è in grado di comprendere. La miglior risposta che possiamo dare a un Consiglio federale di una debolezza da “Coniglio federale”, è di disdire l’accordo di libera circolazione delle persone. Non sia mai che la Berna federale capisca che è ora di finirla di prenderci per i fondelli?

Mauro Damiani