No a una riforma camuffata dell’insegnamento liceale – Interpellanza MPS

È in arrivo l’informatica obbligatoria
Buona la griglia proposta per il settore scientifico, inadeguata quella sul versante umanistico
Necessario un dibattito in parlamento

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente

INTERPELLANZA

È stata presentata come un semplice cambiamento della griglia oraria (lo si è chiamato “Nuovo piano settimanale delle lezioni al Liceo), ma in realtà è una vera e propria “riforma” dell’organizzazione degli studi liceali.

Il Dipartimento e i suoi responsabili negano categoricamente questa interpretazione: ma sono i loro scritti a tradire questa volontà. In effetti nel documento con il quale si è avviata la “consultazione” (torneremo su questo aspetto) si avverte che “la nuova griglia oraria impone un adattamento del Regolamento delle SMS e del Piano degli studi liceali”: in altre parole la nuova griglia è l’atto fondante di una riforma degli studi liceali (ancora tutta da scrivere, ma che dovrà adattarsi, e sarà quindi pesantemente condizionata, a questa scelta della griglia).

il vate Francesco Chiesa (già Rettore) tra Silvio “Pippo” Sganzini e Pietro “Pedro” Panzera (foto Vicari)

Normale quindi che si voglia sminuire quanto sta succedendo, limitandosi a cercare di canalizzare la discussione attorno ai nuovi equilibri proposti con la nuova griglia, alla ponderazione e al posizionamento delle diverse materie, al massimo alla necessità di maggior tempo per trovare una “migliore” ponderazione: è in questa direzione che si è mossa la compiacente (come sempre all’indirizzo del DECS) recente interrogazione di Raoul Ghisletta e la relativa risposta del DECS. D’altronde pensiamo che modalità e tempi della consultazione siano stati scelti proprio per scoraggiare una discussione di fondo sulla nuova griglia (e sulla riforma liceale che essa implica). È noto che la consultazione si è aperta nel corso del mese di aprile attraverso la presentazione da parte del direttore del SIMS (Sezione dell’Insegnamento Medio Superiore) ai collegi dei docenti con l’invito a esprimersi entro il 30 giugno 2019. Un invito rivolto non tanto ai collegi in quanto tali, ma sollecitando “prese di posizione, possibilmente redatte a livello di gruppo di materia”.

Ora chiunque conosca un minimo la scuola sa benissimo che una consultazione negli ultimi due mesi di scuola è da considerarsi impossibile, un cosiddetto “esercizio alibi”, tanto per dire che si sono consultati i docenti: specialità nella quale eccelle il capo del DECS, come ha brillantemente dimostrato nella infausta (per lui) campagna sulla Scuola che verrà. Tra ultime (e spesso decisive) prove semestrali e annuali, preparazione degli esami di maturità, attività legate alla fase finale dell’anno scolastico proporre una consultazione da tenersi nei mesi di maggio-giugno significa farsi beffe degli insegnanti.

Ma anche la modalità proposta, consultazione per gruppi di materia, invita ad una sorta di “guerra tra materie”, invitate di fatto a rivendicare un “miglior trattamento” rispetto a quanto proposto. Un modo di sviluppare la discussione che tende al particolare e perde di vista una discussione di fondo. Ed è proprio questo aspetto a mancare totalmente nella proposta di riforma (che continuiamo a chiamare così, malgrado il DECS si ostini a negare).

Lo spunto per la proposta di nuova griglia nasce dalla decisione della CDPE (Conferenza dei direttori della pubblica educazione) di introdurre l’informatica come materia obbligatoria, inserita nel settore “matematica, informatica e scienze sperimentali”. Ma, ci dice il documento allestito dal SIMS, questa proposta si inserisce nel lavoro, sempre su stimolo della CDPE, teso a elaborare delle direttive “per garantire che tutti gli allievi liceali acquisiscano le competenze di base nella lingua prima e in matematica”. A questi due aspetti se ne aggiunge un terzo, indicato dal Parlamento cantonale quando, rifiutando la proposta di creare un percorso liceale di indirizzo più umanistico, suggerì comunque di “facilitare l’approccio alle materie scientifiche, permettendo un avvicinamento più graduale a queste materie”.

Sono queste le motivazioni contingenti che hanno spinto il SIMS, dopo un lungo lavoro con la conferenza dei direttori delle scuole medie superiori, a proporre questa riforma.

Ora, la proposta messa in consultazione, precisa e sviluppa (anche in modo positivo dal punto di vista della distribuzione della materia) l’organizzazione per quel che riguarda gli indirizzi scientifici; ma appare assolutamente inadeguata per quel che concerne gli altri orientamenti: non a caso non si è saputo definire gli altri indirizzi se non in negativo (indirizzi “non scientifici”).

A questo si aggiunga che uno degli obiettivi dichiarati (quello dell’acquisizione delle competenze nella lingua prima – cioè l’italiano) viene completamente disatteso: non è previsto, a livello di dotazione di ore, nessun potenziamento dell’italiano; anzi, negli indirizzi “non scientifici” si procede ad una aumento delle ore di matematica.

Cosa è mancato, cosa manca, allora?

Una discussione di fondo su quale tipo di scuola è e vuole essere il Liceo; in altre parole, una scuola che prepari (essenzialmente) ad affrontare la scuole politecniche o una scuola di cultura, che sappia sul serio dare agli studenti una maturità da intendersi, prima di tutto, dal punto di vista culturale, che metta al centro il sapere e la sua acquisizione?

Una piccola ricognizione nelle proposte della nuova griglia sembrerebbe suggerire che ci si muova nella prima direzione, confermando l’orientamento degli ultimi anni.

Poco si cura il DECS, servendoci le solite minestre riscaldate di improbabili test sulle competenze linguistiche e matematiche degli studenti, di verificare concretamente, attraverso una discussione seria con i docenti, quale siano le reali competenze linguistiche degli studenti liceali, confrontati con sempre maggiori difficoltà sia nell’espressione scritta che in quella orale (per non parlare della lettura).

È di tutto questo che si dovrebbe discutere. Una discussione difficile, che richiede tempo ed approfondimento, oltre che un bilancio dell’attuale situazione del Liceo. Solo alla fine di questo percorso sarà possibile avanzare proposte (dalla griglia ai piani di studio) che siano condivise e che rispondano al progetto emerso da questo approfondimento. Un approfondimento che non può non investire anche i gradi di scuola immediatamente precedenti: a cominciare dalla Scuola media (che vede quasi la metà degli studenti passare poi alle scuole medie superiori).

Naturalmente sappiamo che vi sono delle “regole confederali” da rispettare (Ordinanza di maturità): ma il Ticino non è un semplice cantone della Confederazione: rappresenta una dimensione linguistica e culturale della Confederazione. È da questo suo “status” particolare che si deve partire e poi, se necessario, negoziare con la Confederazione.

Sta di fatto che la riforma proposta, seppur sotto forma di semplice “nuova griglia”, rappresenta una sorta di aggiramento del Parlamento cantonale: chiamato a pronunciarsi sulla riforma della scuola dell’obbligo (la scuola che verrà), viene di fatto “tagliato fuori” da quella del Liceo.

Alla luce di queste considerazioni chiediamo al governo:

  1. Non ritiene necessario discutere in Gran Consiglio della “nuovo piano settimanale delle lezioni al Liceo”, proprio per la sua natura di “riforma di fatto” dell’insegnamento liceale?
  2. Non ritiene necessario, proprio per la natura della proposta, riaprire il periodo di consultazione affinché i docenti possano sul serio e in modo più approfondito e complessivo pronunciarsi sulla proposta?

Per MPS-POP-Indipendenti Angelica Lepori Sergi e Arigoni Zürcher – Pronzini