Lo scandalo Cambridge Analytica procura una maxi multa di 5 miliardi a Facebook per violazione della privacy

Dopo mesi di trattative, la Federal Trade Commission, agenzia indipendente del governo degli Stati Uniti che difende gli interessi dei consumatori, ha inflitto una multa di circa 5 miliardi di dollari a Facebook per aver violato le norme della privacy con la società di consulenza Cambridge Analytica, e ha formulato un accordo che cambierà il modo con il quale il gigante dei social media gestisce i dati degli utenti.

L’indagine era stata avviata nel marzo del 2018 dopo aver scoperto che la società Cambridge Analytica aveva ottenuto impropriamente le informazioni private di oltre 50 milioni di utenti Facebook per usarle a scopi politici.

La multa, la più grande mai applicata dalla FTC contro una società hi-tech e la più alta come ordine di grandezza mai emessa contro qualsiasi azienda per violazione della privacy, è stata approvata con il voto favorevole di 3 commissari repubblicani che ha prevalso su 2 commissari democratici contrari. Quest’ultimi hanno criticato l’ammenda come inadeguata chiedendo limiti più severi per Facebook che non delimiterà, in base all’accordo, la capacità di condividere dati con terze parti.

I critici sostengono che le modifiche richieste a Facebook non sono abbastanza sostanziali e che questa sanzione difficilmente inciderà finanziariamente sul suo bilancio. La società ha registrato nei soli primi tre mesi del 2019 entrate per oltre 15 miliardi di dollari. Nel 2018 sono state 55.8 miliardi di dollari.

“Con la FTC incapace di mettere dei paletti ragionevoli per garantire che la privacy e i dati degli utenti siano protetti, è tempo che il Congresso agisca”, ha detto il senatore democratico Mark Warner. “Questa non è una multa, è un favore per Facebook che avrà via libera a una sorveglianza ancora più illegale e invasiva”, ha detto Matt Stoller, esperto e analista dei poteri monopolistici.

Una puntura di zanzara per una società delle dimensioni di Facebook, sostiene il senatore democratico Ron Wyden, che vuole presentare nelle prossime settimane un nuovo più forte testo di legge sulla privacy.

Gli investitori sembrano essere d’accordo. Le azioni di Facebook sono aumentate di quasi il 2% dopo la prima segnalazione della transazione, chiudendo a 204.87 dollari ciascuna. L’importo della sanzione è in linea con le stime di Facebook dichiarate a inizio anno.  Non è chiaro quanto tempo ci vorrà perché la divisione civile del Dipartimento della giustizia americana esamini l’ammenda e le modifiche alle pratiche commerciali di Facebook prima della formalizzazione.

Si prevede che Facebook si scontrerà con altre sfide normative, visto il lancio annunciato qualche settimana fa per il 2020 della sua nuova criptovaluta Libra. A questo proposito, giovedì Donald Trump ha dichiarato che la nuova moneta virtuale di Facebook avrà poca reputazione o affidabilità, sostenendo che se l’azienda vuole diventare una banca, deve essere soggetta a tutti i regolamenti bancari proprio come fanno tutti gli istituti di credito nazionali e internazionali.

In sostanza, e in questo bisogna dare atto a Trump di essere il primo politico ad accorgersi pubblicamente dei grossi guai che la criptovaluta può dare agli Stati, le monete virtuali dovranno essere regolamentate per non permettere alle imprese private, che hanno centinaia di milioni di clienti, di costituire l’equivalente di una valuta nazionale con la preoccupazione di rischi sistematici, come il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.