“Sono pittrice e calligrafa, amo l’alfabeto ebraico” – Intervista a Sandra von Rubenwil

Ho conosciuto Sandra al Rivellino, l’ho vista all’opera – in live painting – sulla famosa parete rossa e non ho resistito alla tentazione di intervistarla. È stato un lavoro complesso, perché le mie interviste in genere sono lunghe e approfondite. Il tutto ha richiesto parecchi giorni.

Oggi, con soddisfazione, pubblico il risultato dell’impegno di Sandra, che ha voluto esprimere non solo l’aspetto artistico-decorativo del suo lavoro, ma anche la mistica esoterica che inquieta la sua mente ed accompagna la sua arte. Nei caratteri di Sandra voi trovate l’Antico Testamento e la segreta Cabala.

Un’intervista di Francesco De Maria.

Live Performance a ExpoMilano 2015

l’Francesco De Maria  Gentile artista, si presenti ai lettori di Ticinolive: origine, studi, famiglia, carriera artistica.

Sandra von Rubenwil  Sono nata a N.Y. di origine Svizzera dal lato paterno e argentina (ucraina/ebraica) da parte della mamma. Sono arrivata in Ticino all’età di 6 anni. La mia naturale curiosità mi ha portata a spaziare in ambiti diversi, dagli studi di disegnatrice tessile e di graphic designer, seguito più tardi da una formazione nel campo del restauro a Venezia. È proprio nella città lagunare che inizio a creare le prime opere in vetro e a perfezionarmi in calligrafia seguendo workshop con maestri internazionali tra i quali Brody Neuenshwander. Vivo e lavoro a Torricella dove ho uno studio e atelier. Collaboro con artisti e architetti e le mie opere sono presenti in collezioni private in Svizzera  e all’estero.

Noi ci siamo incontrati recentemente al Rivellino, dove lei si è esibita in un live painting calligrafico, bianco su rosso. Qual è il significato dell’opera? Quanto tempo ha impiegato? La sua opera al Rivellino ha una relazione con Leonardo, in particolare con i suoi studi botanici?

La performance calligrafica eseguita sulla parete nel cortile del bastione di Leonardo Da Vinci è dedicata proprio a lui per commemorare il 500° anno della sua morte. L’opera è una composizione organica delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico che con le loro forme in movimento creano l’effetto di una pianta rampicante che cresce verso il bastione. Mi sono ispirata alla Botanica Vinciana, per omaggiare Leonardo che è stato un precursore anche in questo campo dedicandosi nell’osservazione e nello studio di molte specie di piante creando una documentazione scientifica con dei disegni bellissimi, precisi e minuziosi.

Opera “The alpha-beit”, tecnica mista su tela

Gli elementi che compongono la sua “calligrafia murale” sono lettere ebraiche. Che cos’hanno di particolare?

Le lettere dell’alfabeto ebraico sono molto affascinanti per la loro forma e per il significato storico, spirituale e mistico intrinseco. Ogni lettera è riconducibile a un preciso ideogramma che ci riporta in Mesopotamia agli albori delle prime forme di scrittura e della civiltà fenicia. Ogni lettera racchiude la memoria e il significato stesso della vita, del pensiero e della sacralità.  Per i cabalisti le lettere dell’alfabeto ebraico sono l’essenza dell’energia universale e divina che collega il mondo spirituale con quello fisico, sono la base dell’albero della vita e la trasformazione della coscienza.

Quali lettere dell’alfabeto ebraico predilige, e perché? Ne citi tre.

Le lettere che ricorrono spesso nelle mie opere sono varie tra le quali la “Samek”, è l’unica che ha la forma tonda chiusa, per questo motivo i significati che evoca sono la ruota del destino, l’infinito e il grembo materno. I’ideogramma d’origine riconduce invece al senso di sostegno e protezione. Un’altra lettera a me cara è la “Lamed” che in ebraico vuole dire “insegnare e imparare”, le due azioni sono connesse tra loro. Questa lettera è l’unica che si alza al di sopra delle altre come a voler raggiungere ciò che sta al di sopra. Lamed è l’iniziale della parola “Lev” cuore, è legata pertanto al rapporto con l’amore. L’ideogramma di origine rappresenta il bastone del pastore, lo strumento della guida e il condurre. Come si può intuire questa lettera contiene un valore inestimabile legato all’energia più grande in assoluto: l’amore. O meglio: L’amore è  ciò che ci guida. Un’altra lettera è la “Pe” la bocca, rappresenta sia la parola che il silenzio. La bocca è l’organo che ci permette di respirare ossia inspirare ed espirare è l’apertura e il contatto con il mondo e la possibilità di comunicare, è anche il canale per il nutrimento.

Opera tecnica mista su carta per la lettera Lamed

Lei dipinge anche lettere di altri alfabeti? Quali? Anche ideogrammi?

Sono una calligrafa curiosa, ciò mi porta a interessarmi a tutti gli alfabeti. Recentemente, dopo aver scoperto un libro sulla poesia tradizionale giapponese “Haiku” ho iniziato a praticare lo Shodo, la via della scrittura giapponese. Ho scoperto che le poesie Haiku sono molto vicine alla filosofia e alla conoscenza della Cabala eppure, la cultura e la scrittura ebraica è diversissima da quella giapponese.  Sono entrambe una finestra sul mondo, sul pensiero umano, sulle emozioni e sulla bellezza. La bellezza la intendo come un aspetto profondo dell’anima. Attraverso il gesto eseguito a mano con un pennello cadono le barriere culturali e linguistiche. Ogni forma acquista il significato di essenza/assenza, ogni lettera o parola si unisce per avvicinarci e vivere l’istante. La magia delle lettere sono la traccia che forma lo stesso pensiero, sempre uguale, sempre diverso. Le culture si mescolano e la storia si trasforma in un racconto mistico e intimo che ognuno di noi sente vibrare nella propria anima come una poesia.

Arminio Sciolli, patron del Rivellino, imposta attorno al fortino leonardesco tutt’una serie di attività artistiche. Le segue? Come le valuta? In passato ha già collaborato con lui?

Seguo le attività artistiche del Rivellino dal 2011, anno in cui ho conosciuto Arminio Sciolli. È l’anno in cui mi ha invitata ad esporre come “special guest” durante la mostra di Oksana Mas “Odessa. The black and white experience” nel quale ho presentato le prime opere ispirate all’alfabeto ebraico e alla ghematria. Da questo inizio è partita la collaborazione soprattutto come calligrafa. Sono diversi gli interventi artistici durante questi anni tra le quali le calligrafie artistiche per la mostra di Jack Kerouak nel 2016 e le scritte dipinte su due facciate della galleria (ancora visibili) si tratta di due iscrizioni a testimonianza del passaggio di Leonardo Da Vinci e di Bakunin. Le proposte culturali e artistiche del Rivellino rispecchiano la personalità di Arminio Sciolli, da una parte è legato al territorio e ad artisti locali e svizzeri, dall’altra spazia in ambiti lontani e internazionali, portando a Locarno delle vere stelle come Robert Wilson e Peter Greenaway solo per citarne due. Emerge una grande passione per ogni forma d’arte sia contemporanea che del passato. Dopotutto la galleria porta l’energia del suo progettista e inventore per eccellenza e di questo il gallerista ne va fiero.

Se Arminio fosse meno “alternativo” (cioè svincolato dal “potere culturale” e dall’ufficialità), non avrebbe vita più facile?

Non credo che a lui interessi avere una vita più facile soprattutto se comporta scendere a compromessi e perdere la libertà di “patron/sovrano”. Potere culturale e ufficialità come credo li intende lei sono legati alla politica, a regole e a condizionamenti che limiterebbero l’azione e la genuinità delle sue scelte artistiche.

Nello studio dell’artista designer

 Parliamo dei suoi quadri. Quali soggetti predilige? Quali tecniche usa?

Sono un’artista che segue un suo cammino un po’ misterioso, i miei quadri sono ispirati sempre al mio vissuto, alle mie emozioni, alle mie inquietudini e alla mia percezione del mondo. Le tecniche e i materiali usati possono essere molto diversi tra loro. Il tema centrale delle mie opere di questo periodo è legato alla conoscenza spirituale della Cabala e alle lettere dell’alfabeto ebraico che sono la base della tradizione mistica ebraica. Si tratta di un’antica conoscenza spirituale legata alla fisica quantistica in quanto ogni lettera è un veicolo di energia. Per  molti anni il supporto principale delle mie opere è stato il vetro e la trasparenza, ora sono tornata alla tela perché sento la necessità di far riemergere la memoria delle lettere ebraiche per questo uso argilla, polveri di pietra (come nel passato), olio e altri materiali come la foglia d’oro.

C’è una scuola o una corrente alla quale sente di appartenere?

La mia formazione prima nel Visual Design e in seguito nel restauro, due scuole antipode, mi ha avvicinata all’arte senza limitazioni e senza riferimenti precisi, per questo non mi sento legata a un maestro o una corrente artistica particolare. Mi piace pensare all’arte come un arricchimento della nostra vita, deve suscitarmi emozione, profondità di pensiero, bellezza e poesia. Una delle artiste contemporanee che amo molto è Louise Bourgeois, lei ha saputo esprimere la condizione umana in ogni sua forma con ogni tecnica e materiale immaginabile passando dalla poesia alla live performance, dall’informale al figurativo, dalle installazioni scultoree alla videoarte (quest’ultima a oltre novant’anni d’età!).

gioiello “Flower” della collezione “The heart inside”

Qui davanti a noi, nella sua stessa casa, c’è un quadro denominato “Uovo cosmico”. Che cosa rappresenta, qual è il suo significato profondo?

L’uovo cosmico fa parte di un gruppo di opere nate per la mostra al Rivellino nel 2011. In quest’opera indago sull’origine e sull’identità, sulla ricerca della verità.

Lo sfondo nero rappresenta l’universo e le lettere ebraiche dipinte in bianco danzano formando un’ellisse. Le lettere rappresentano la luce, l’energia vitale e spirituale. Nascoste in mezzo a tutte le lettere ci sono alcune parole ebraiche come amore, luce e stato di sogno. La forma elittica per me contiene diverse simbologie: L’uovo cosmico è la nascita e la rinascita, La luna è il mondo femminile e la ciclicità e l’impronta digitale: è ciò che ci definisce come materia ma che racchiude anche la nostra anima, il nostro Dna.

Quest’opera è stata fondamentale per me in quanto ha avuto l’effetto di far riemergere le origini ebraiche della mia famiglia.

Che cosa pensa delle numerose gallerie di Lugano, delle loro mostre e dei loro eventi? È tutto oro quello che luccica?

Frequento regolarmente solo un paio di gallerie di Lugano quelle con le quali collaboro. Durante le giornate delle open gallery mi capita di visitare le mostre in corso ma sono molto più interessata a ciò che succede fuori dal Ticino o a seguire le proposte museali che sono numerose e interessanti.

“Black Man” della collezione “The heart inside”

So che lei crea anche gioielli. Di quali materiali si avvale? Ha elaborato una sua linea caratteristica?

Ho iniziato a creare gioielli da ragazzina per mettere qualche soldo in tasca, ora creo pezzi unici che realizzo con materiale upcyled, vecchie carte, sete provenienti da scarti sartoriali, oggetti curiosi scovati nei mercatini delle pulci in giro per il mondo e pietre naturali. Spesso i gioielli sono arricchiti da poesie o semplici parole che vengono ricamate delicatamente o scritte in calligrafia e racchiuse all’interno di piccoli vetri. I gioielli sono come delle opere d’arte in miniatura, rispecchiano i miei valori e il desiderio di trasmettere il pensiero e un “fare” orientato all’ecologia, all’energia circolare e alla fashion revolution.

Qual è il suo rapporto con internet? Le risulta utile per le sue attività? Gestisce un portale?

Ho realizzato diversi anni fa un sito (www.sandravonrubenwil.com) per potermi presentare in una vetrina sempre aperta. Lo trovo molto interessante perché spesso chi non mi conosce personalmente può visionare tranquillamente la mia attività artistica. Internet è stato utilissimo nelle mie ricerche nella Cabala. Quando ho iniziato a interessarmi all’alfabeto ebraico più o meno 10 anni fa le pubblicazioni non abbondavano e inoltre non avevo la possibilità di spostarmi fisicamente per partecipare a dei corsi all’estero perché ero impegnata con i figli ancora piccoli, con internet sono riuscita a trovare le informazioni e fare approfondimenti.

Da qualche mese ho aperto uno shop online (www.sandravonrubenwil.ch) per lanciare un progetto legato alla Cabala e alle sequenza dei 72 Nomi di Dio che secondo l’angiologia cristiana rispecchiano i 72 Angeli custodi. Sono attiva su Instagram e facebook anche se non proprio in modo regolare.

Qual è stata la sua ultima mostra… e quale sarà la prossima?

L’ultima mostra personale risale a novembre del 2017 presso la galleria La Cantina a Muzzano.  Lo stesso anno sono stata selezionata per una mostra di gioielli contemporanei presso il Palazzo Giureconsulti durante la fashionweek a Milano.

Al momento non ho in programma un’esposizione, mi manca il tempo per realizzare una personale perché sto lavorando su altri progetti ed inoltre sono impegnata nella creazione di opere commissionate da privati.

Esclusiva di Ticinolive