“Voglio diventare svizzero ma sono falsamente accusato”. Parla con amarezza l’imam Jelassi

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Non abbiamo potuto partecipare (poiché fuori città) alla conferenza stampa convocata in tutta fretta dall’imam di Viganello Samir Radouan al Jelassi, assistito dal suo legale avv. Paolo Bernasconi.

Riepiloghiamo sinteticamente i fatti.

  • La vicenda, vecchia di più di due anni, viene alla luce per quanto riguarda il pubblico ticinese il 31 ottobre, quando il portale italiano “Libero” la rende nota mediante un articolo a firma Andrea Morigi. Parte immediatamente una interrogazione al Municipio di Lugano, inoltrata dai consiglieri comunali leghisti Pulino, Bianchetti (avvocato) e Bignasca.
  • In sostanza, l’imam aveva intrapreso la procedura per l’ottenimento della cittadinanza svizzera ma la Segreteria di Stato per la Migrazione aveva – con lettera del 14 settembre 2018 – espresso parere negativo, a causa di suoi presunti legami con ambienti islamici radicali e possibilmente coinvolti in atti di terrorismo.
  • Jelassi allora parte al contrattacco e denuncia “ignoti funzionari federali” per titolo di calunnia, diffamazione, ingiuria e abuso di potere.
  • La sua denuncia si conclude in un non luogo a procedere.
  • Jelassi non demorde e ricorre alla Corte dei reclami penali. Il 4 ottobre 2019 il suo ricorso viene respinto.
  • Dopo le rivelazioni di “Libero” l’imam decide (a nostro avviso giustamente) di affrontare la stampa. In una situazione del genere il silenzio NON è d’oro.

Che cosa ha detto l’imam, che ha parlato a lungo, nella saletta del Pestalozzi?

  • “Respingo tutte le accuse, non ho alcuna implicazione in attività legate al terrorismo”.
  • “Il terrorismo non ha niente a che fare con l’Islam”.
  • “I servizi segreti si sono voluti vendicare, perché io non ho fornito loro informazioni che ritenevo abusive su determinate persone che frequentavano la moschea. Persone che, a mia conoscenza, non avevano commesso alcun reato”.
  • “La moschea si finanzia con le quote dei fedeli e il finanziamento è trasparente”.
  • “Sono bersagliato da false accuse, che mi danneggiano gravemente e mettono in pericolo la mia salute. Ho almeno il diritto di sapere chi mi accusa e di quali colpe”.

Saremo forse ingenui ma a questo punto l’autorità dovrebbe mostrare le sue carte e formulare chiaramente le accuse (se accuse reali sussistono) a carico dell’imam, dandogli la possibilità di difendersi.

La gente, che ormai sa, non sapendo esattamente sospetta e fantastica, e il segreto ingigantisce le ombre.

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LUNEDÌ MATTINA  A questo punto – visto che della vicenda parlano tutti, Corriere, Regione, rsi, portali, eccetera – riteniamo che l’embargo preteso e ottenuto dall’avvocato Bernasconi non sussista più. Riproponiamo il testo dell’interrogazione al municipio di Lugano inoltrata dai consiglieri Pulino, Bianchetti e Bignasca, che è un atto parlamentare ufficiale.

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L’Imam di Viganello e le ombre sul terrorismo: tutto sotto controllo? (titolo originale)

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INTERROGAZIONE

Secondo quanto riportato dal quotidiano italiano Libero (edizione del 31 ottobre 2019) il 14 settembre 2018 la segreteria di stato della migrazione ha negato la cittadinanza svizzera all’imam di Viganello in quanto “dalle verifiche effettuate, egli sarebbe coinvolto in attività di terrorismo islamico” chiedendogli di chiarire “l’origine dei finanziamentI” del loro luogo di culto.

L’imam di Viganello, al posto di fornire la documentazione richiesta e provare la trasparenza delle donazioni ricevute, ha deciso di inoltrare una denuncia nei confronti di ignoti funzionari dell’amministrazione federale per diffamazione, calunnia, ingiuria e abuso di autorità.

Il 13 giugno 2019 viene decretato il non luogo a procedere dal Ministero Pubblico della Confederazione (MpC) e l’imam si rivolge quindi alla Corte dei reclami di Bellinzona che, il 4 ottobre 2019, respinge il ricorso e pone anche a suo carico una somma di 2000 franchi (duemila) come tassa di giustizia.

La notizia, riportata proprio ieri dal quotidiano Libero, è senza ombra di dubbio degna di interesse pubblico e fonte di preoccupazioni.

Preoccupazioni che riteniamo ancor più giustificate di fronte ai fatti di cronaca del passato recente che ha visto coinvolti più giovani residenti a Lugano che, a un certo punto del loro percorso di fede, si sono convertiti alle correnti fondamentaliste dell’islam, avvicinandosi di fatto allo stato islamico.

Al Municipio vengono poste le domande seguenti

  • Che iter procedurale ha seguito la domanda di naturalizzazione del suddetto Imam? A che punto è attualmente la domanda a livello comunale? Come si comporterà l’amministrazione pubblica rispetto a tale fattispecie?
  • Il municipio era informato in merito al rifiuto della Segreteria di Stato della migrazione di concedergli la cittadinanza? In caso affermativo la commissione delle Petizioni è stata informata relativamente a tale domanda di naturalizzazione? In caso contario come mai non è stato fatto?
  • Di quale tipo di permesso beneficia attualmemente l’Imam di Viganello per risiedere nel nostro Cantone?
  • Ci sono luoghi di culto e/o Imam sul territorio di Lugano di fede islamica vicine a correnti radicali o fondamentaliste dell’Islam? Vengono monitorati?
  • Quali sono i controlli effettuati dall’autorità comunale rispetto a questi luoghi di culto – che a quanto riporta il Ministero pubblico della Confederazione – sarebbero luoghi legati al terrorismo?
  • Visti i sospetti in merito ai finanziamenti illeciti non ritiene il municipio di dover intervenire? Se sì in che modo?

Rodolfo Pulino, consigliere comunale; interr. sottoscritta anche da Boris Bignasca e Gianmaria Bianchetti