“I media boicottano tutti i critici dell’Islam (tra cui il sottoscritto…)” – Intervista a Giorgio Ghiringhelli. Parte prima

Il tema di questa intervista è il ballottaggio agli Stati, ma ciò diverrà più evidente nel seguito.

Le mie interviste in generale si articolano su numerose domande, questo è il mio stile. Sono impegnative per me, per l’intervistato… e per il lettore. Ghiringhelli mi ha fornito risposte molto lunghe e dettagliate, che pubblico per intero.

Penso che il testo vada suddiviso in varie parti, quante lo vedremo.

L’interesse che Ghiringhelli nutre per la “questione islamica” è estremo, divorante, quasi totalizzante. Le sue opinioni sono molto nette, spesso dure e intransigenti. Esse non solo non possono in alcun modo essere accettate dal “politicamente corretto mainstream” ma generano un effetto di “boicottaggio”, di cui Ghiringhelli comprensibilmente si lamenta. Giorgio, la nostra informazione è libera oppure “libera”… ma non così libera come potremmo credere a prima vista.

Prendo dal testo un esempio tipico: “Se non si farà nulla per arrestare con drastiche misure l’avanzata dell’islam, magari rendendolo fuorilegge…”. Qualcuno senza dubbio esclamerebbe: “ma è contro la libertà di religione, garantita dalla Costituzione!”. Oppure anche (possibile variante): “buona idea! come pensi di poterlo fare?”

Detto questo, Ticinolive gli offre uno spazio per pubblicare il suo pensiero. È un aiuto piccolo, perché il nostro è un portale “di nicchia” a diffusione limitata. Sempre meglio di niente.

Un’intervista di Francesco De Maria.

NOTA IMPORTANTE.  Questa intervista è stata realizzata prima (poco prima) che “esplodesse” (31 ottobre) il caso Jelassi. Non c’è dunque un legame diretto tra le due cose.

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Foto Wiki commons (Shaeek Shuvro)

Francesco De Maria  Il ballottaggio per gli Stati si preannuncia teso e interessante, con Lombardi, Merlini, Chiesa e Carobbio in lizza. In che modo il pericolo islamico potrà essere un tema centrale nella competizione elettorale? Guardi che tutti sbraitano: il tema dominante… sono i premi di cassa malati!

Giorgio Ghiringhelli  Per spiegare perché ho deciso di mettere il “fattore” islam al di sopra di tutti i temi in discussione in queste elezioni, devo fare una lunga ma indispensabile premessa. Da una quindicina di anni dedico gran parte del mio tempo all’approfondimento delle mie conoscenze sull’islam e sono giunto alla conclusione che da alcuni decenni è in atto da parte dei maggiori centri di potere del mondo islamico (l’Organizzazione della conferenza islamica che raggruppa 57 Paesi islamici, l’ISESCO, la Lega mondiale dei musulmani che ha sede nell’Arabia Saudita ecc.) un preciso piano per colonizzare l’Occidente e per instaurare in Europa un Califfato islamico in cui la democrazia è destinata ad essere sostituita dalla sharia, cioè dalle leggi coraniche. La strategia per raggiungere questo obiettivo è esposta in un documento di 118 pagine intitolato “Stratégie de l’Action Islamique Culturelle à l’extérieure du Monde Islamique” adottato dall’Organizzazione della Conferenza islamica (OCI) al vertice svoltosi nel 2000 a Doha (Qatar), ma implementato solo nel 2009 dopo averlo messo in consultazione fra le varie organizzazioni islamiche europee. Esso fornisce indicazioni e direttive per creare delle comunità islamiche che funzionino secondo le regole della sharia. Chi ne vuol sapere di più su questo documento e sulla strategia di colonizzazione islamica dell’Europa è caldamente invitato a guardare il video della conferenza tenuta a Parigi il 2 settembre 2018 dall’esperto Alain Wagner. La conferenza dura un’ora e tredici minuti, ma è talmente interessante e istruttiva che la sua visione dovrebbe essere resa obbligatoria per tutti i politici e tutti i giornalisti. Ecco il video.

Tutto ebbe inizio nel 1973, durante la guerra del Kippur fra Israele da una parte ed Egitto e Siria dall’altra, quando gli arabi ricattarono con il petrolio quei Paesi europei che simpatizzavano con Israele e ottennero che l’Europa aprisse le porte all’immigrazione di lavoratori musulmani. E’ a partire da quella data, come spiega ancora Alain Wagner durante una trasmissione radiofonica della durata di 13 minuti, che con la complicità dei governi europei furono poste le basi per l’islamizzazione dell’Europa.

La strategia di colonizzazione dell’Europa, che è un processo di natura politica, è basata su tempi lunghi e punta innanzi tutto sul fattore demografico (immigrazione e nascite) , sulla radicalizzazione dei musulmani europei per impedire la loro integrazione nella nostra società e su una graduale islamizzazione dello spazio pubblico (ad esempio con la diffusione di donne velate) alfine di abituare le future generazioni alla presenza dell’islam . Ciò che molti in Europa e in Svizzera non hanno ancora capito (in particolare i Governi, i Parlamenti, i partiti, la Chiesa cattolica e quella evangelica) è che è in atto una subdola guerra di conquista da parte di un’ideologia totalitaria e fascista travestita da religione che è assolutamente incompatibile con la nostra Costituzione, ma che sa sfruttare abilmente le libertà garantite dalla nostra democrazia e dai diritti umani (come ad esempio la libertà di religione) per raggiungere il suo scopo. “La democrazia – ha detto l’islamofascista Erdogan – è un treno da cui scendere quando si è arrivati a destinazione”. “Con le vostre leggi democratiche vi conquisteremo – ha detto il capo spirituale dei Fratelli Musulmani, Youssef al Qaradawi – e con le nostre leggi coraniche vi domineremo”. Ormai ce lo dicono chiaramente quali sono le loro intenzioni. Se non si farà nulla per arrestare con drastiche misure l’avanzata dell’islam, magari rendendolo fuorilegge(come propone l’ex-musulmano Magdi Cristiano Allam nel suo ultimo libro “Stop islam” uscito in questi giorni), prima o poi in Europa scoppieranno delle guerre civili, come successo negli ultimi decenni in molti Paesi con un’importante presenza di musulmani, come l’India, il Libano, il Kosovo, il Sudan. Il Paese europeo più a rischio a mio avviso è la Francia. L’alternativa per evitare spargimenti di sangue è quella di una generale sottomissione all’islam.

immagine Pixabay

Ecco perché per me questo è il problema numero uno, è un pericolo mortale per la nostra società . Ed ecco perché negli ultimi anni ho deciso di occuparmi quasi solo di questo argomento, anche a costo di apparire noioso, monotematico o magari un fanatico razzista . Io capisco che la gente abbia problemi più immediati per la testa , come i premi delle casse malati, la salute, il posto di lavoro, l’AVS, la sicurezza e così via. Capisco invece di meno la sottovalutazione di questo enorme problema da parte di coloro che dovrebbero prendere decisioni lungimiranti (i partiti, i politici) e da parte di coloro che dovrebbero informare e far scattare l’allarme (i giornalisti). Penso che a frenare gli uni e gli altri sia l’ignoranza della materia, l’ingenuità, l’ideologia del buonismo, la paura di passare per razzisti o estremisti di destra, la paura di “soffiare sul fuoco” , la paura dei terroristi e in certi casi anche degli interessi economico-finanziari. Se ho deciso di prendere pubblicamente posizione a favore dell’elezione di Marco Chiesa è perché lui e il suo partito sono senz’altro più attivi sul fronte anti-islam rispetto a tutti gli altri candidati (e relativi partiti) in lizza.

La campagna elettorale è in atto da più di due mesi. Come si sono espressi i candidati sull’Islam? Ne hanno parlato tanto? Poco? Niente?

Nel nostro Cantone, a parte una trasmissione di Matrioska dedicata al tema islam e migranti , mi sembra che questo argomento sia stato totalmente snobbato. E’ vero che in Ticino , dove i musulmani sono solo il 3%, la situazione sul fronte islam è più tranquilla rispetto ad altri Cantoni, ma è anche vero che i deputati ticinesi eletti a Berna devono poi occuparsi dei problemi di tutto il Paese e non solo del Ticino. In quest’ottica sarebbe stato interessante conoscere le posizioni dei candidati su talune questioni di attualità legate all’islam , come ad esempio l’iniziativa popolare che chiede di vietare in tutta la Svizzera la dissimulazione del volto in pubblico, o dove processare quegli svizzeri che erano andati in Siria a combattere per l’ISIS, o l’eventuale ritiro del passaporto svizzero ai terroristi con doppia nazionalità, o l’eventuale divieto dei finanziamenti esteri alle moschee e ai centri “culturali” islamici, o l’eventuale divieto per certi gruppi estremisti di distribuire gratuitamente il Corano a scopo di reclutamento, o l’eventuale divieto di indossare nelle scuole dell’obbligo il velo islamico e altri simboli religiosi, o l’eventuale proibizione delle preghiere islamiche in strada ecc. Nella Svizzera tedesca la campagna elettorale su questo fronte è stata vivacizzata dal Comitato di Egerkingen (quello che aveva lanciato le iniziative contro la costruzione di minareti e contro la dissimulazione del volto in pubblico) con l’affissione di manifesti in cui si accusava il PLR di difendere gli islamisti, o con la pubblicazione sul suo sito (www.verhuellungsverbot.ch) dei risultati di un questionario con quattro domande sull’islam sottoposto a tutti i candidati.

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Lei si lamenta continuamente del boicottaggio che i media ticinesi infliggono alle sue prese di posizione (soprattutto sull’Islam). Si è fatta un’opinione su questa spiacevole situazione? È sempre stato così? Sarà sempre così?

Va detto innanzi tutto che l’80% dei giornalisti a livello nazionale sono di sinistra, e quindi siccome il partito più attivo in Svizzera contro l’islam e contro i migranti economici (in gran parte musulmani) è l’UDC ( e la Lega dei ticinesi in Ticino) , già solo per motivi ideologici essi tendono a schierarsi automaticamente sul fronte opposto per non essere accusati di essere di destra o di essere razzisti. Da qui i loro boicottaggi verso tutti i critici dell’islam, fra cui anche il sottoscritto. Il giorno in cui l’UDC dovesse schierarsi a favore dell’islam, forse i partiti dell’area rossoverde ed i mass media comincerebbero a diventare islamofobi per puro spirito di contraddizione…. A parte le motivazioni di tipo ideologico il vergognoso boicottaggio dei media, che è un fenomeno non solo ticinese ma nazionale e internazionale, si spiega a mio avviso con l’assoluta ignoranza dei testi sacri dell’islam e delle strategie di conquista da parte dei movimenti islamisti. Un’ignoranza che non consente ai giornalisti di essere più critici nei confronti dei predicatori e dei rappresentanti islamici che raccontano loro un mucchio di frottole, come ad esempio quella dell’islam religione di pace, amore e tolleranza che nulla ha a che vedere con il terrorismo. Ed ecco spiegato perché , per paura di ricevere denunce o per paura di essere accusata di fomentare l’odio verso i musulmani, la stampa “mainstream” si occupa di islam solo quando succede qualche attentato terroristico o qualche clamoroso arresto o processo. Ci si occupa cioè solo della parte visibile dell’iceberg, mentre che la parte più pericolosa è quella sott’acqua, dove si svolge la febbrile attività di radicalizzazione dei musulmani messa in atto da una fitta ragnatela di associazioni e centri cosiddetti culturali in mano a personaggi “pilotati” e finanziati a scopi politici da potenze straniere come l’Arabia Saudita, il Qatar, la Turchia ecc.

Posso anche capire che i giornalisti, confrontati ogni giorno con le notizie di cronaca, non abbiano il tempo di approfondire le loro conoscenze in materia di islam. Ma allora perché invece di boicottare quegli esperti che criticano l’islam non danno spazio anche alle loro motivazioni ? E non mi riferisco tanto a me, che mi considero ancora un apprendista in questa materia, ma a personaggi di primo piano come ad esempio il prof. Sami Aldeeb (palestinese con passaporto svizzero, che abita nel Canton Vaud e parla perfettamente italiano), la giornalista e scrittrice ginevrina Mireille Vallette (cofondatrice dell’Association Suisse Vigilance Islam che ha presieduto dal 2005 fino a poche settimane fa) , il geopolitologo italo-francese Alexandre Del Valle, l’esperto francese Alain Wagner, l’ex-musulmano italo-egiziano Magdi Cristiano Allam, la giornalista e scrittrice italo-marocchina Souad Sbai ecc. Ecco, quel che rimprovero alla categoria dei giornalisti è di non fare il loro dovere di informazione e di denuncia nei confronti dei pericoli legati all’islamizzazione della nostra società e di essere poco critici verso quei partiti e quei politici che deliberatamente ignorano la diffusione dell’islamismo nel nostro Paese, assumendosi così grosse responsabilità storiche nel disastro a cui stiamo andando incontro in tutta Europa.

Fine della prima parte. Esclusiva di Ticinolive