Un passo davanti a noi è nebbia – di Vittorio Volpi

Mai come in questo momento, dice bene un detto buddista, “un passo davanti a noi è nebbia”.

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Di fronte ad un’epidemia come il Coronavirus la confusione ed il panico nel mondo sono totali.

La più grande frustrazione è il non poter vedere, immaginare come ne verremo fuori. Le curve si appiattiranno, gli ospedali riprenderanno fiato, a poco a poco si tornerà al lavoro, ma quando, come e con quali precauzioni? Fino a quando la spada di Damocle del virus rimarrà sulle nostre teste?

Risposta semplice; finché non ci saranno cure vere ed efficienti e forse un vaccino. Proprio così perché in assenza di questi rimedi il pericolo non sarà debellato.

Vediamo una prova di quanto detto.

La RAI da Pechino dava oggi notizia che dopo le dichiarazioni del Presidente Xi Jinping ( ovvero “abbiamo arrestato l’alta marea ed abbiamo stabilizzato la situazione”; con la raccomandazione di “fortificare la vostra fede”) pare però che sarebbe ( condizionale d’obbligo) in isolamento un’area della provincia di Hunan per contenere la diffusione del virus (900 mila abitanti).

Morale, il virus non se ne va così facilmente; potrebbe tornare e potrebbe colpire quelli che non sono stati ancora contagiati.

Inoltre, in questo mondo globale la gente viaggia. Ci sono i cittadini che tornano dall’estero, gli stranieri che arrivano in Cina perché l’economia riprende ed occorre farla ripartire per evitare che il popolo sia ridotto alla fame. È il caso del Giappone. Finora in base alle statistiche ha fatto benissimo con 126 milioni di abitanti, solo 2319 casi e solo 29 morti. Incredibile se paragonato all’Italia che con metà della popolazione ha più di 13mila deceduti.

Sarebbe al riguardo interessante un’analisi del perché questo enorme gap nei decessi. Detto ciò, anche per il Giappone non è finita.

Le pressioni su Abe per un “lockdown” (chiusura) di Tokyo sono sempre più forti a fronte dell’incremento del numero dei contagiati negli ultimi giorni. I più critici ritengono che le cifre nipponiche siano “taroccate” perché Abe voleva le Olimpiadi e quindi si minimizzava ed ora corre ai ripari.

Da lunedì prossimo il governo consegnerà alle famiglie 50 milioni di mascherine ad uso multiplo (2 per famiglia) per contenere la diffusione. Bisogna dire bella mossa, guardando intorno a noi.

Decisione utile e necessaria che conferma che un paese industriale possa riorientarsi e riconvertirsi per produrre velocemente ciò che serve per un evento catastrofico. Produrre mascherine, alla fine, non è “rocket science” (missilistica).

Bravi in Giappone anche a mettere direttamente soldi in tasca per gli aiuti a chi di dovere senza inutili passaggi intermedi ( leggi INPS in Italia).

A proposito di miti, bufale e disdicevole politica. Si stanno muovendo i due colossi nemici: USA-Cina. Trump non ha perso occasione per accusare i cinesi di essere gli “untori” definendo il Covid-19 “Wuhan virus” o “virus cinese”.

Pechino ovviamente non vuole sentirne parlare e replica dicendo che “usate un linguaggio razzista ed ignorante”. Anche dei ministeriali insinuano che il virus sarebbe un sabotaggio americano…. come ci ricordava Voltaire “mentite, mentite sempre perché qualcuno crederà…,,”

Un paese “partito-stato” con una visione da “sogno cinese” quale essere leader mondiale non ama essere messo “dietro la lavagna”. Ma a proposito dei successi cinesi nello sconfiggere il virus circolano cattive notizie sui fatti e le cifre dichiarate da Pechino.

È assodato che ci sia stato un ritardo (reticenza) nel comunicare la diffusione del virus. Ciò ha sicuramente causato gravi danni a molti paesi. È nota la storia di quel medico eroe, poi morto di “coronavirus” che dopo aver segnalato la grave anomalia venne redarguito. Era la metà di dicembre. La Cina iniziò a comunicare con l’Occidente solo verso la fine di gennaio.

Noi ne prendevamo coscienza con il primo caso di Codogno il 21 febbraio!

L’ultima storia la racconta Guido Santevecchi per il Corriere della Sera. Da informazioni e stime le vittime non sarebbero state 3318 bensì più di 42mila.

Le ciminiere dei 7/8 siti funerari (crematori) di Wuhan girano a pieno regime (3500 salme al giorno) con un programma di 12 giorni. Essendo in Cina “Qing Ming” il 4 aprile – una specie di giorno per la commemorazione dei defunti, si stanno impegnando per la consegna delle urne alle famiglie.

Per via di conclusione, che non vediamo, il motto buddista è più che mai vero: “per ora è nebbia”….

Vittorio Volpi