Disse Olof Palme: “noi non combattiamo i ricchi, ma la povertà”

Italia – Patrimoniale? Meglio evitare

di Friedrich Magnani

Lo spettro della patrimoniale si aggira in Italia, ogni qualvolta, ci si appresta ad affrontare una situazione d’emergenza, ossia, quasi sempre. Ma questa volta, le conseguenze della pandemia rischiano di compromettere, mai come prima, la già precaria situazione dell’economia italiana, con un debito pubblico destinato a salire al 155% del pil (dal 135% di fine 2019), secondo l’Fmi.

La proposta PD per una patrimoniale, sotto vesti di contributo di solidarietà, sembra essere stata una bufala, secondo le recenti parole del suo segretario, Nicola Zingaretti. Ma allora, chi la vuole questa patrimoniale? Tutti e nessuno. Per il momento, solo gli economisti  Elsa Fornero e Carlo Cottarelli, si sono sbilanciati sull’esigenza di dover trasferire, prima o poi, la ricchezza, dal settore privato, a quello pubblico.

immagine Pixabay

E la ricchezza degli italiani vale molto, otto volte il pil e oltre la media dell’Eurozona. Lo sanno bene i tedeschi e gli olandesi, che da tempo chiedono al governo di attingere al cospicuo risparmio delle formiche italiche. La ricchezza degli italiani (mobiliare e immobiliare), ammontava a fine 2018, a 9743 miliardi di euro, secondo dati dell’Abi e di Bankitalia. Di questi, quella di natura finanziaria, a 4287 miliardi di euro, di cui 1371, parcheggiati in liquidità sui conti correnti. Quest’ultima cifra rappresenta, emblematicamente, la paura degli italiani.

E la ricchezza finanziaria, è quella meno tassata, tra i Paesi europei. Se le tasse sul reddito e sugli utili d’impresa, sono fra le più alte d’Europa, al contrario, le imposte sulla successione e sulle rendite finanziarie, sono fra le più basse. L’aliquota marginale massima d’imposizione, sui lasciti ereditari fra parenti in linea retta, si attesta al 4%, contro una media OCSE del 15% (in Francia è al 45%, nel Regno Unito, al 40). Insomma, un vero e proprio paradiso dei rentiers.

E infatti, il Fondo Monetario Internazionale, ha più volte suggerito al governo italiano, di aumentare le tasse sulle successioni, con finalità redistributive. Un suggerimento però, che non tiene conto delle possibili conseguenze sulla svalutazione degli immobili ( l’80% degli italiani è proprietario di una casa, contro il 60% della media UE) e del pericolo di fuga dei capitali, verso l’estero.

E a dire il vero, la Cgia di Mestre, di patrimoniali nascoste, ne individua circa una quindicina, con introiti per lo Stato pari a 46 miliardi di euro, tra Imu, imposte di registro e  imposte di bollo, compresa quella del 2 per mille sui depositi titoli. Oltre ovviamente, alle aliquote del 26% sui capital gain e dello 0,2% sulle transazioni finanziarie.

Forse, di queste, l’Fmi, non ne tiene conto. D’altronde, La storia italiana, ha già conosciuto le patrimoniali. Da quella del 1936 per la guerra di Etiopia, a quella del 1947, chiamata “imposta straordinaria per la ricostruzione”, fino a quella improvvisa del governo Amato, del 1992, con il prelievo forzoso del 6 per mille, sui conti correnti. Da questa data però, nessuno ha mai più osato rimetterla. Forse perché è risultata evidente, nel corso degli anni, l’estrema suscettibilità degli italiani verso questa doppia tassazione del proprio risparmio (una prima volta con l’Irpef e una seconda volta per i redditi non consumati), che si ripresenta come una spaventa passeri, a ogni stormir di fronde.

L’esempio della vicina Francia, è calzante. L’abolizione, da parte di Macron, della storica ISF, l’impôt de solidarité sur la fortune, creata da Mitterrand nel 1989, per finanziare il reddito minimo (Révenue minimum d’insertion), è stata dettata dalla sua scarsa efficacia. Nel suo ultimo anno di vita, aveva prodotto un gettito per l’erario francese, di poco meno di cinque miliardi di euro. Ma con conseguenze ben più nefaste, per la fuga di paperoni verso Belgio e Svizzera.

Forse allora, bisognerebbe pensare di prendere le mosche con il miele, più che con il battipanni. E infatti, il governo italiano starebbe pensando, oltre al collocamento del nuovo Btp Italia del 18 maggio, all’emissione di titoli perpetui con vantaggi (togliendo la tassazione dei Btp al 12,5%) ed esenzioni fiscali (per esempio, sull’imposta di successione).

Insomma, tante le ipotesi al vaglio. Rimane però, l’incognita Europa, pronta a chiedere sacrifici, quando l’Italia è in difficoltà sui conti pubblici, e l’insidia dei giustizialisti nascosti, che vorrebbero far piangere i ricchi. A questi ultimi bisognerebbe ricordare quella frase del Premier socialdemocratico svedese Olof Palme, che alla domanda di un collega, sul come combatterli, rispose “veramente, noi non combattiamo i ricchi, ma la povertà”.