Per tornare a decidere sull’immigrazione – di Tullio Righinetti

Il PLR ha definito la sua linea – No – pochi giorni or sono a Trevano con un voto chiaro di 55 a 6, che corrisponde a oltre il 90% di No.

Righinetti, già deputato liberale di lungo corso, è uno dei pochi esponenti del partito che dichiari apertamente il suo Sì. 

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Il 27 settembre con altri importanti temi il popolo svizzero si esprimerà sulla libera circolazione. Un trattato con l’UE incluso in una serie di altri accordi che regolano i nostri rapporti con l’Europa. Da che mondo è mondo un trattato è fatto per essere modificato, a dipendenza di quanto accade e soprattutto di quanto cambia nel corso degli anni nell’ambito da esso regolato. Qui non sembra essere possibile, visto che esiste la cosìddetta clausola ghigliottina che lega tra di loro a doppio filo i diversi punti dell’accordo. Un fatto inaudito, che non depone certo per la scaltrezza, o forse più semplicemente per la capacità contrattuale di chi l’ha sottoscritto a suo tempo. D’altra parte qualche anno fa il popolo, e primo fra tutti quello ticinese, aveva votato un articolo costituzionale che restituiva autonomia a madre Elvezia. Ahimè! La politica, abusando dei suoi poteri e in barba alla Magna Charta, si è permessa di tradurre il nuovo articolo approvato e quindi in vigore in una legge che lo aggira e che in sostanza lo annulla. Più volte mi sono chiesto come mai i numerosi costituzionalisti che intervengono un po’ su tutto, in questo caso non si siano manifestati.

Ma veniamo alla votazione. I contrari all’iniziativa prevedono situazioni catastrofiche. Una piccola Svizzera ridotta ad essere ancora più piccola se si dovesse ribellare al potere di Bruxelles. Il punto controverso in fondo è questo: cosa succederebbe se il popolo esprimesse un sì? Sono convinto che succederà poco o nulla e che verrà concluso un nuovo accordo con altre condizioni, non solo ma metterebbe la Svizzera in una posizione di forza nell’affrontare il famoso Accordo quadro tenuto strategicamente nei cassetti.

Intanto il nostro piccolo Paese è un ottimo cliente dell’UE, importa molto di più di quanto esporti, e questo è già un punto importante. Inoltre la Confederazione ha una sua industria e una sua economia che, seppur piccole, sono universalmente quotate e producono componenti di alto valore tecnologico, richiesti da molti Paesi dell’UE. Ha atenei fra i primi nelle graduatorie, basta pensare al Politecnico federale di Zurigo e alla sua autorevolezza a livello europeo e mondiale. Ma soprattutto non va dimenticato che attraverso il nostro territorio passano migliaia di camion anche di grandi dimensioni diretti e provenienti da Stati europei che pagano un pedaggio ridicolo, provocando per contro costi ingenti. Dalle strutture stradali sollecitate oltre misura, agli intasamenti viari, alla necessità di avere una polizia adeguatamente dimensionata e costosa, come costose sono la creazione e la gestione di piazze di sosta e di controllo e importante è anche il tributo in termini ecologici. Ma la Svizzera è oramai campione mondiale di incapacità nel concludere accordi. Una forma di complesso di inferiorità che porta alla sudditanza e ci vede uscire sconfitti in ogni confronto internazionale.

Negli ultimi decenni gli esempi sono numerosi, dal segreto bancario alle liste nere fino all’accordo sui frontalieri. Basterebbe, per avere maggior peso contrattuale, mettere sulla bilancia il vantaggio che offriamo con il passaggio degli autotreni attraverso il nostro Paese e pure la galleria di base del Gottardo descritta come eccezionale da tutta l’Europa ma pagata ahimè dagli svizzeri. Non lasciamoci condizionare oltre. Riprendiamo il destino della Patria nelle nostre mani. Solo così garantiremo un futuro alle giovani generazioni. Votiamo un sì convinto.

Tullio Righinetti

Pubblicato sul CdT e riproposto con il consenso dell’Autore e della testata