Multinazionali o iniziativisti irresponsabili? – di Enrico Valsangiacomo

Questo articolo – che esprime un forte No all’iniziativa – era stato scritto in origine per un’altra sede giornalistica.

A nostro giudizio l’incomunicabilità tra il Fronte del Sì e il Fronte del No è assoluta e insormontabile. Siamo al muro contro muro. Il moralismo che colpevolizza la Svizzera contro la difesa dell’economia. L’empatia contro i posti di lavoro.

La nostra opinione? Potremmo esprimerla sinteticamente con un discorsetto che ci ha fatto di recente un politico. “Senti Francesco – ci ha detto – se si domanda a un cittadino elettore qualsiasi trovato per strada: vuoi che i bambini lavorino nelle miniere di carbone? … pensi che ti risponda Sì?”

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foto Pixabay

Non so dire se sono piú sorpreso dell’ingenuità di chi si è lasciato attrarre da una propaganda martellante senza accorgersi che la sua ragione è stata circuita da argomenti piú che altro sentimentali invece che etici, o piú nauseato dal gusto perverso degli iniziativisti di nuocere alle grandi imprese, simbolo per loro di ricchezza fraudolenta. E siccome tutti noi, chi in chiesa e chi al tempio, abbiam sentito una volta o l’altra le parole di Gesú – « Io vi dico in verità che un ricco malagevolmente entrerà nel regno dei cieli… » – l’occasione per tanti è per cosí dire miracolosa di poter testimoniare concretamente l’attaccamento alla moralità e ravvivare, almeno per un momento, la dolcezza di un ideale di gioventú ; tanto piú che l’epoca in cui viviamo ci appare gravida di amoralità e di ingiustizia politiche, diventate intollerabili e disgustose.

Temo che molti di coloro che voteranno sí lo faranno per sfogare questi sentimenti legittimi. Però si sbagliano di grosso, perché non fanno altro che procurare una soddisfazione maligna a chi desidera solo recare danno e punire alcune imprese colpevoli… di cosa? di avere alla guida gente capace di rispondere a bisogni economici di mezzo mondo e di far partecipe di una parte dei profitti la popolazione delle regioni in cui la ditta opera, elevandone il benessere e fornendo una formazione – per esempio Nestlé e Glencore – ai giovani del posto. Ma per chi il denaro è lo sterco del demonio, la guerra al ricco è primordiale e santa.

Questa iniziativa fa però anche emergere una lacuna etica di chi l’ha fatta e di chi la vota, vale a dire : quando nella loro vita privata quotidiana queste persone si comperano una nuova auto o l’ultimo modello di telefonino o un laptop piú performante, mica si chiedono se le materie prime di certi componenti tecnologici sono state estratte nel rispetto dell’ambiente e dei diritti umani! E a chi fa gola un bel braccialetto o una collanina ingemmata mica si cura di sapere se queste ricchezze del creato sono state portate alla luce da ragazzini! E i famosi tappeti orientali, intessuti da mani fanciulle : scommettiamo che ce ne sono nei salotti di qualcuno che ha prestato il proprio volto sulle pagine dei volantini! E quanti di questi moralisti, prima di scegliere una meta turistica, verificano se l’albergo paga nella stessa misura il personale femminile e quello maschile? E se prendiamo un esempio dal quotidiano, fra i sughi di pomodoro che comperiamo nei negozi nostrani, siamo sicuri che non ci sia qualche marca controllata dalla mafia?

Come si vede il discorso dell’etica e della morale non è semplice in campo economico, al quale tutti noi partecipiamo in un modo o nell’altro. Se però vogliamo applicare la morale in modo assoluto e puro dobbiamo contemplare tutti i comportamenti economici e quindi applicare anche ai nostri scambi e acquisti tutti i criteri dell’iniziativa, perché se mille turisti svizzeri prenotano voli da una compagnia aerea in cui vigono forme larvate di segregazione le offese ai diritti umani sono altrettanto serie di quelle contro le quali gli iniziativisti puntano l’indice. Chi segue il discorso degli iniziativisti si espone oltretutto al rischio che facendo troppe prediche si becchi presto o tardi una insidiosa paralisi chiamata ‘emiplegia morale’ (molto diffusa in Occidente, piú del corona-virus).

La sola cosa positiva di questa iniziativa è di indicarci, senza volerlo, in quale direzione volgere la nostra riflessione, piú necessaria e urgente, vale a dire sull’etica e la morale in politica! Siamo sinceri : conosciamo tutti dei politici nostrani – al di qua e al di là del San Gottardo – che l’etica e la morale non sanno dove stanno di casa. Queste persone arrecano danni al Paese ; stranamente però non c’è nessun gruppo eticamente sensibile che abbia finora lanciato un’iniziativa per limitare, e possibilmente eliminare, comportamenti amorali e disonesti degli uomini politici (ed eventualmente anche di qualche giudice). Sarebbe allora il caso di aggiungere un versetto al capitolo 19 del Vangelo di San Matteo.

Enrico Valsangiacomo