L’orrido caso dell’assassinio di Bobbie Jo Stinnett | Forse graziata l’assassina

Avevamo parlato di Lisa Montgomery l’unica donna, in 70 anni, nel braccio della morte di un carcere federale destinata all’iniezione letale prevista per il crimine commesso. Ma l’esecuzione è stata sorprendentemente bloccata e per la donna è stata chiesta una perizia psichiatrica.

La vittima, Bobbie Jo Stinnett (4 dicembre 1981 – 16 dicembre 2004), aveva solo 23 anni ed era incinta di otto mesi: la ragazza vendeva cuccioli di cane di razza terrier nella sua casa a Skidmore, Missouri, e con Lisa Montgomery, che all’epoca aveva 36 anni, aveva già avuto uno scambio di mail. Lisa le aveva detto di essere incinta, pertanto la ragazza e la donna si erano scambiate mail riguardo alle loro gravidanze.

L’ingresso di Lisa non fu forzato: quel 16 dicembre, Jo aspettava la sua assassina. Lisa entrò con la scusa di comprare un cane, poi però la situazione precipitò: Lisa strangolò la ragazza da dietro, le squarciò il ventre e le sottrasse il feto.

a sx Lisa Montgomery, all’epoca 36, a dx Bobbie Jo Stinnett, 23

Più tardi la signora Becky Harper, madre di Jo Stinnett, rinvenne la figlia in una pozza di sangue circa un’ora dopo l’aggressione. La signora chiamò il 911 e descrisse le ferite inflitte a sua figlia come se il di lei “ventre fosse esploso”. I tentativi dei paramedici di rianimare Stinnett non ebbero successo, e la giovane fu dichiarata morta al St. Francis Hospital di Maryville.

Non si scoprì mai il perché del tanto crudele gesto di Montgomery, né se l’assassina fosse davvero incinta come diceva: si è ipotizzato che la Montgomery uccise la Stinnett per sottrarle il feto, per nascondere un proprio aborto spontaneo che potrebbe aver subito e successivamente nascosto alla sua famiglia.

L’ex marito di Montgomery rivelò poi alle autorità che la moglie si era sottoposta a una legatura delle tube nel 1990, dicendo, falsamente, di essere stata incinta. Quattro figli, l’assassina, li aveva avuti, ben prima di diventare tale.

Il giorno successivo, 17 dicembre 2004, Montgomery fu arrestata nella sua fattoria a Melvern, Kansas, dove la neonata, rivendicata come sua, fu recuperata. La bambina, di appena un giorno, fu affidata alla custodia del padre: rinvenuta grazie alla rapidità delle indagini informatiche forensi, che monitorarono le comunicazioni online avvenute tra la Montgomery e la Stinnett.

Ipoteticamente conosciutesi a mostre canine, la vittima e l’assassina potevano già essere in contatto prima del tragico giorno. La Montgomery fu trovata in soggiorno con in braccio la bambina mentre guardava la televisione: sullo schermo lampeggiava solo l’allarme AMBER. Forse una prova generata ad arte per dichiararsi pazza? Il test del DNA confermò l’identità della bambina, e la neonata, di otto mesi, viva e sana, fu poi recuperata e consegnata al padre.

In un’udienza preliminare, un neuropsicologo affermò in seguito che la Montgomery avrebbe subito alcuni anni prima lesioni alla testa a causa di numerose percosse subite per mano dei suoi genitori e dei suoi due mariti, che avrebbero potuto danneggiare la parte del cervello che controlla l’aggressività. I suoi avvocati difensori hanno sempre sostenuto che fosse vittima di una condizione mentale che fa falsamente credere a una donna di essere incinta e mostrare segni esteriori di gravidanza. Addirittura, uno degli avvocati, Duchardt sostenne che la Stinnett sarebbe stata assassinata dal fratello della Montgomery, Tommy, che aveva, invece, un alibi. L’avvocato fu perciò licenziato dalla famiglia dell’assassina.

Grazie a una perizia psichiatrica, si scoprì che l’assassina soffriva di depressione, disturbo borderline di personalità e disturbo da stress post-traumatico. La donna era sovente in preda a uno stato delirante a causa del quale non era in grado di valutare la natura e la qualità delle sue azioni.

Ritenuta colpevole il 22 ottobre 2007, e condannata a morte il 26 ottobre, incarcerata presso il Federal Medical Center, Carswell a Fort Worth, in Texas, con il numero 11072-031, attende ancora la sua esecuzione.

Oggi, sedici anni dopo, l’esecuzione con iniezione letale di quella che sarebbe stata la prima condannata a morte da un tribunale federale in oltre 70 anni, oggi 52 anni, è stata bloccata. La Montgomery rimane una delle 55 donne attualmente nel braccio della morte negli Stati Uniti.

Solo tre, sino ad ora, sono le donne giustiziate dal governo federale degli Stati Uniti: nel 1865, Mary Surratt, per impiccagione; nel 1953, Ethel Rosenberg, su sedia elettrica; e – sempre nel 1953 – Bonnie Heady mediante camera a gas, in Missouri.