Per l’economista svizzero Beat Kappeler, il fallimento della Grecia e la sua uscita dalla Zona euro sono eventi certi. Solo quando la tempesta sarà passata l’euro potrà ritrovare la forma e smorzare la pressione sul franco svizzero, ma la questione è sapere se nel frattempo la nostra economia potrà resistere.

In un’intervista apparsa sul magazine romando L’Illustré, Kappeler sostiene che l’euro continuerà a scendere, visto che la bancarotta certa della Grecia – e forse quella del Portogallo – provocheranno uno squilibrio supplementare sui mercati.
A suo modo di vedere, l’economia svizzera sta per entrare in un periodo molto difficile, il quale durerà fino a che l’Unione europea non avrà risolto la questione dell’insolvenza di questi due paesi. Il loro fallimento è l’unica soluzione possibile per uscire dalla spirale del debito.
Kappeler non capisce perché la Banca centrale europea si ostini a voler salvare quello che non può essere salvato: “Grecia e Portogallo rappresentano appena il 7% della Zona euro – dice l’economista – Permettere loro di risanare le proprie finanze attraverso un fallimento non significherà certamente la fine dell’Europa, come pretende Nicolas Sarkozy. Al contrario, se paesi deboli escono dall’Unione monetaria, questa diventerà più forte e anche l’euro riacquisterà valore.”

Kappeler ammette che un tale fallimento causerebbe la bancarotta degli istituti di credito e l’Europa intera sarebbe paralizzata dal timore di un possibile effetto domino. L’ondata emotiva sarebbe enorme ma almeno fermerebbe l’attuale sperpero di miliardi di euro.
Inoltre, la ricapitalizzazione delle banche da parte degli Stati più forti sarebbe meno onerosa dei piani di salvataggio per aiutare paesi in difficoltà. Aiuti che sinora sono costati almeno 700 miliardi di euro. E non hanno portato effetti concreti.

Per quel che riguarda le banche svizzere, Kappeler ritiene che siano poco esposte alla crisi del debito e nettamente meglio capitalizzate rispetto alla concorrenza.
“Questo ovviamente non impedirebbe il crollo del mercato e un ulteriore apprezzamento del franco, almeno temporaneamente – sostiene – Ma alla fine è meglio una fine di crisi dolorosa piuttosto che una situazione dolorosa senza fine. Lo smembramento della Zona euro ridarebbe forza ai rimanenti paesi e credito alla moneta unica.”

Per quel che riguarda la Svizzera, l’economista ritiene che non vi sia più alcun margine di manovra per abbassare il valore del franco: “La Banca nazionale svizzera si è bruciata le ali lo scorso anno quando ha investito 180 miliardi di franchi in un’operazione rischiosa e inutile. Non solo l’euro ha continuato a perdere terreno, ma la BNS ha perso il 20% del suo valore ed ha ridotto ancora di più i suoi fondi propri. Il che è molto grave.”