Ieri le notizie che giungevano da Sirte erano confuse ma oggi è confermato – anche dalle immagini video – che Muammar Gheddafi è stato inseguito e catturato vivo, ferito, strattonato, insultato e poi giustiziato con un proiettile alla testa. Linciato.

Le immagini riprese con i telefoni cellulari dai rivoltosi lo mostrano accerchiato, cosciente che quelli sono i suoi ultimi istanti di vita, scomposto, terrorizzato e urlante. Grida lui (non sparate! Che vi ho fatto?) e gridano i guerriglieri (Dio è grande, Allah Akbar, ma che c’entra Dio in tutto questo?), il caos è totale, anche dopo il colpo di pistola che mette fine alla vita del colonnello. Sono da poco passate le nove di giovedì mattina.
Si vede Gheddafi trascinato e sballottolato come un pupazzo di pezza, gettato sul pianale di un pick up. Verrà condotto a Misratah, una delle città simbolo della rivolta contro il suo regime. Sarà sepolto, dopo la cerimonia funebre di rito, in un luogo che sarà tenuto il più possibile segreto.

In tutta la Libia le manifestazioni di gioia si sono susseguite per tutta la giornata di ieri e durante la notte. Le immagini crude e brutali della fine di Gheddafi sono state viste e riviste migliaia di volte. Tutti le vogliono vedere, una curiosità al limite del morboso.
Anche i suoi due figli ancora in Libia, Moutassim e Saif al Islam sarebbero stati uccisi. Se le voci della morte di Moutassim sono confermate, vi è ancora incertezza riguardo a Saif. Forse è morto, forse è ancora vivo ma prigioniero delle truppe del CNT.
Il CNT, il Consiglio di transizione libico che adesso ha due opzioni: passare dallo statuto di consiglio transitorio a quello di consiglio stabile oppure sciogliersi e lasciare spazio a una nuova formazione.

La Libia è un paese frazionato, le diverse regioni sono governate dai gruppi tribali ai quali Gheddafi aveva affidato un controllo subordinato al suo regime. Difficile pensare ad una cessione di potere e di privilegi durati decenni.
Il CNT, che presso le diplomazie europee da settimane si atteggia a istituzione legittima e consolidata accetterà di farsi da parte? Molto dipenderà anche dai colloqui con i governi occidentali, soprattutto Francia e Gran Bretagna.
Cosa farà la Nato? I vertici del CNT dicono che la missione dell’Alleanza è terminata. Un messaggio chiaro: i signori occidentali della guerra devono sbaraccare. E’ verosimile pensare che invece la Nato intenda rimanere, almeno per qualche tempo, con una missione di “sorveglianza del processo democratico”.
I ribelli che si prendono il merito della fine di Gheddafi e della caduta del regime vorranno spazio, riconoscimento e potere di decisione. La permanenza in Libia della Nato potrebbe dar luogo a pericolosi contrasti.
Il CNT annuncia trionfante che “Ora inizia la nuova Libia”. La prudenza sarebbe d’obbligo, gli equilibri sono delicati. Se da un lato la fine di Gheddafi chiude una dittatura che durava dal 1969, dall’altro la sua morte apre un nuovo capitolo, incerto e dall’esito per nulla scontato.
Le elezioni legislative sono previste fra poco più di un anno, 18 mesi nei quali può succedere di tutto. La democrazia oppure il caos. La speranza è che in Libia non si ripeta uno scenario simile a quello dell’Iraq post-Saddam Hussein.