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I politici europei vorrebbero celebrare le decisioni del vertice del 26 ottobre come un evento storico. Ma la crisi della moneta unica non finirà certo nell’immediato futuro. Il problema di fondo è che i governi vogliono comprare la fiducia degli investitori con denaro che non posseggono.

Inizia così l’analisi della Berliner Zeitung sul summit che ieri a Bruxelles ha riunito banchieri, capi di Stato e di governo della Zona euro e il Fondo monetario internazionale.
“Innanzitutto, bisogna tenere presente che gli Stati membri hanno accumulato troppo debito pubblico – si legge nell’articolo – I governi hanno preso in prestito troppo denaro, ma allo stesso modo i mercati hanno accumulato troppo credito.
Il debito degli Stati è un patrimonio per le banche, le compagnie assicurative e i fondi d’investimento. Il benessere finanziario si basa sulla promessa dei governi di pagare il debito e oggi è la validità di questa promessa è messa in discussione. I mercati hanno esagerato nell’accumulare debito pubblico e hanno troppo capitale per pensare di poterlo trasformare in contante spendibile.

… Per calmare i mercati, i politici stanno cercando una soluzione. Approvano programmi di austerity radicali nei paesi in crisi per far tornare gli investimenti e rendere di nuovo “solide” le montagne di debito pubblico degli Stati nazionali. Si vogliono offrire ai creditori garanzie sugli investimenti, ma gli investitori hanno molti dubbi sulla credibilità di chi li vuole rassicurare. I governi sono costretti a salvare gli Stati, sostenere le banche e comprare la fiducia nei confronti della loro impostazione finanziaria con denaro che in realtà non posseggono.
Questa contraddizione esiste da mesi. La crisi di fiducia sta innescando un circolo vizioso che può essere interrotto soltanto dalla garanzia della Banca centrale. La Bce è l’unica istituzione a poter accedere (in teoria) a capitali illimitati ma i leader europei, soprattutto la Germania, si rifiutano di autorizzare l’intervento della Banca centrale.

Così aspettiamoci nuovi tagli, la cancellazione parziale del debito greco, la ricapitalizzazione delle banche e un nuovo rafforzamento del Fondo salva Stati, tutto per convincere i mercati della credibilità del progetto europeo.
E’ difficile che questo piano funzioni. Le decisioni dei leader europei aumenteranno la sfiducia: cancellando il debito ammettono indirettamente che i programmi di austerity non funzionano. Ricapitalizzando gli istituti di credito smentiscono l’affermazione che il sistema bancario avrebbe retto; autorizzando il Fondo salva Stati a sostenere le banche riconoscono che la ricapitalizzazione non è sufficiente a proteggerle dalla crisi. Rafforzando questo Fondo ammettono di essersi sbagliati quando sostenevano che la crisi era limitata ad alcuni piccoli Stati.

(Fonte: Berliner Zeitung.de/Presseurop.eu)