Pubblichiamo, alla luce di quanto sta accadendo nei paesi del Nord Africa, una lettera che Giorgio Ghiringhelli aveva inviato lo scorso 14 febbraio ai giornali ticinesi. In questa lettera Ghiringhelli aveva previsto esattamente quanto sta oggi accadendo in Egitto..

La rivolta in corso in Egitto potrebbe spianare la strada verso il potere all’estremismo islamico e in particolare ai Fratelli Musulmani, la potentissima associazione di matrice religiosa fondamentalista creata proprio in Egitto nel 1928 e molto diffusa anche in Europa ?
L’interrogativo non è così fuori posto se si pensa alla rivoluzione avvenuta qualche decennio fa in Persia (Iran), dove il posto dello scià venne preso dagli ayatollah, che instaurarono un regime dittatoriale religioso soffocante per la popolazione e pericoloso per la stabilità di tutta quell’area.
Se qualcosa del genere dovesse accadere anche in Egitto, la rivoluzione degli scorsi giorni sarebbe servita solo a sostituire un regime tirannico con un altro ancor più deleterio e pericoloso , e creerebbe le basi per una crescente islamizzazione non solo dell’Egitto ma pure dell’Europa ( a suon di moschee, veli, burqa, tuniche, barbuti, tribunali islamici ecc. ), nonché per l’accentuarsi del terrorismo in tutto il mondo e dei conflitti contro Israele.
Sarebbe il primo passo verso una guerra totale in Medio Oriente che finirebbe con il coinvolgere altri Paesi di altre aree del mondo.

Ma davvero i giovani egiziani che sono scesi in piazza a rischio della loro vita chiedendo più libertà sarebbero così stupidi o così ingenui da finire dalla padella alla brace?
Intervistato dal Giornale del Popolo (cfr. edizione del 4 febbraio) proprio su questo argomento, il gesuita egiziano Samir Khalil Samir – uno dei maggior conoscitori del mondo arabo nonché professore di islamologia all’Università di Beirut e autore di diversi libri sull’Islam – ha detto di non credere che la rivolta possa avere derive estremiste.
“Gli egiziani – ha aggiunto – sanno bene che c’è più libertà con un regime laico che con un regime religioso. L’Egitto inoltre, pur essendo arabo e islamico, non dà così importanza alla religione. (…) Quello che gli egiziani vogliono è un laicismo religioso : uno Stato laico in cui la religione abbia il suo posto nella società e nella vita quotidiana, ma non si imponga nelle decisioni del Governo e nelle leggi”.
Un parere indubbiamente autorevole, espresso da qualcuno che fra l’altro ha anche provato sulla propria pelle cosa significa essere cristiano in un Paese arabo.
Però ricordo che qualche anno fa, a un corso di islamologia organizzato alla Facoltà di teologia di Lugano e diretto proprio da Shamir Khalil Samir, quest’ultimo non aveva nascosto il suo stupore per una certa involuzione di matrice integralista registrata negli ultimi 30 anni nel suo Paese.
“Prima – diceva – tutte le ragazze giravano vestite e truccate all’occidentale, poi cominciarono ad arrivare i primi veli e oggi praticamente tutte le donne girano con il velo già dall’adolescenza e ora comincia a diffondersi anche il burqa.
Quando chiedevo a queste ragazze perché indossavano il velo mi rispondevano che era per far piacere ai genitori e perché subivano pressioni dai parenti, dagli amici, dalla società”.
Inoltre aveva aggiunto che fin dal 1925 la scuola in Egitto è obbligatoria e gratuita, ma almeno il 60% degli egiziani sono analfabeti perché molti genitori non inviano a scuola i figli, specialmente le ragazze. In perfetto stile islamista, insomma.

Sicuramente l’illustre islamologo conosce il suo Paese ed i musulmani egiziani meglio del sottoscritto e di molti altri che oggi scrivono su quanto accade laggiù. E v’è dunque da sperare che abbia ragione lui. Ma io non sono così ottimista.
Non vi sarebbe da stupirsi se qualcuno cercasse di approfittare del micidiale cocktail di diffusa ignoranza e di crescente povertà (specie dopo il crollo del turismo) per strumentalizzare la rivolta , sfruttare le frustrazioni di chi cerca più libertà e più pane e incanalare questa rabbia per rimpolpare le fila dell’estremismo religioso.
Il fatto che praticamente tutte le donne musulmane portano il velo – come si vede anche nei filmati provenienti dal Cairo, a differenza ad esempio di quelli provenienti da Tunisi – non è già una prova evidente della forza e della diffusione raggiunta in questo Paese dall’integralismo islamico e dai predicatori dei Fratelli Musulmani?
Mi ha pure fatto un certo effetto vedere alla televisione che al venerdì, giorno di festa per i musulmani, le contestazioni di piazza si fermavano durante le preghiere, con tutti i contestatori inginocchiati e rivolti verso la Mecca.
Ve la immaginate voi una sommossa popolare in Occidente che si ferma alla domenica all’ora della Messa? Nossignori, qui qualcosa non mi quadra e vedo segni di deriva religiosa in questa rivolta. Anche gli elogi alla contestazione giunti dall’Iran – dove il ministro degli esteri Salehl si è augurato che il popolo egiziano svolgerà il suo ruolo nella formazione di un Medio Oriente islamico – non fanno che alimentare i miei dubbi.
Europa, preparati…

Giorgio Ghiringhelli,
Losone, 14.2.2011