A Biasca i consiglieri comunali, tutti contaminati nel loro agire politico da una “pochezza disarmante”, criticano i loro stessi municipali: lo si è letto domenica 12 febbraio sul settimanale Il Mattino, in un contributo interamente dedicato al borgo rivierasco.

L’autore vuole sostenere la tesi secondo la quale la decadenza politica è dimostrata proprio da uno strano senso critico da parte dei membri del Legislativo, quando si rivolgono ai colleghi del Municipio. Non è mia intenzione impartire lezioni di civica ad un candidato che rispetto come persona, tuttavia mi piace ricordare che, quando il Parlamento esercita il proprio potere di controllo sul Governo, argomentando posizioni critiche attraverso “la parola”, la democrazia ne trae beneficio perché il dibattito si ravviva, anche all’interno degli stessi partiti.
Per quanto riguarda la “pochezza” di progettualità nella promozione di attività giovanili e ricreative sottolineate nell’articolo, mi chiedo se l’autore si sia informato.
Quante famiglie sono coinvolte e attive nelle società sportive, ricreative e culturali? Penso alla SFG, al Roller, al calcio, alla Filarmonica, al pattinaggio, al Circolo cultura, alle scuole di musica, ma anche ad esperienze artistiche così importanti come il progetto del Gobbo di qualche anno fa.
Questa non è Polis? Questa non è una comunità che sa anche offrire opportunità a chi ha scelto di stabilirvisi? E molte persone attive in questi comitati non le troviamo anche tra i banchi del Consiglio Comunale?
Talvolta, aldilà dell’articolo pubblicato sul “Mattino” di domenica scorsa, povero linguisticamente, arido nell’argomentazione, senza alcune traccia di mediazione (fondamentale nella cultura politica elvetica), sono ormai convinto che alcuni criticoni dalle parole grosse evitano di sporcarsi le mani.
Ovviamente non tutto va bene, nella Biasca che fa le smorfie, ironica e sarcastica come il Carnevale che le pulsa dentro come una strega ribelle, ma una buona dose di approfondimento tematico e un briciolo di lucido equilibrio potrebbero giovare al dibattito pre-elettorale.
Tanto più che la politica non dovrebbe essere uno strumento per volgere al meglio le proprie vendette personali, perché è proprio questo che “svuota” le comunità. Le mie considerazioni vanno aldilà dell’appartenenza partitica, proprio perché di gente che lavora nelle società, in favore della politica comunale, di persone competenti che passano le serate tra documenti e riunioni e a scrivere rapporti e a organizzare tornei e… a me pare ce ne siano ancora, per fortuna.

Altro che pochezza: qualcuno, domenica prossima, si chiederà il motivo per il quale in ragazzo trentenne nato e cresciuto a Biasca, di origini italiane, ha ricevuto un riconoscimento internazionale come chef? Qualcuno, domenica prossima, si chiederà, in un qualche trafiletto, com’è possibile che Biasca possa ospitare un artista di caratura mondiale come Richard Galliano?
E con quale risalto dal punto di vista dell’immagine? E altri si faranno un’idea, anche vaga, di quanto lavoro di volontariato si nasconde dietro alla partecipazione ad un campionato svizzero o europeo, all’organizzazione di un evento sportivo, ricreativo, culturale, alla riorganizzazione di una società sportiva?
Ci rendiamo conto di cosa significa approfondire un messaggio municipale, leggere, scrivere un rapporto di commissione, incontrare altri membri del legislativo e dell’esecutivo per discutere, mediare, decidere? È un impegno che ha bisogno di continuità.
“Que ton corps soit en mouvement, ton esprit actif, / mais ton âme aussi placide qu’un lac di montagne!”: così Aleardo Pini concluse un discorso dedicato al suo pensiero politico, intriso di fede nella libertà. Quella non era “pochezza”.

Daniele Dell’Agnola, docente, scrittore
candidato per il CC, PLR, Biasca