In ogni paese industriale, e anche in Svizzera, dare un posto di lavoro a uno straniero è problematico, anche solo moralmente, specie quando si è in presenza di una importante disoccupazione della mano d’opera locale.

In tutti i paesi i disoccupati locali hanno la precedenza, ma non è cosí semplice. Sono i locali disponibili a lavorare in quella posizione con lo stesso salario? Se non lo sono, hanno il diritto di rifiutare il lavoro e riscuotere la disoccupazione? La risposta è sí, ne hanno diritto.
Forse la legge sulla disoccupazione è da rivedere. Quando invece il salario è, per loro, accettabile, rispondono essi ai requisiti richiesti dalle aziende? Non sempre.
In questo caso si dovrebbe poter assumere stranieri senza essere giudicati cattivi svizzeri.
Se il salario è adeguato e uno svizzero ha la volontà e la capacità per lavorare in quel posto, le aziende svizzere hanno il diritto di assumere stranieri invece di svizzeri? Sí ce l’hanno, malauguratamente e lo fanno, creando disoccupazione inaccettabile.

Queste considerazioni portano dunque a considerare il contingentamento «informato», costruito annualmente dopo aver considerato i bisogni del mercato.
Questo pare sfuggire ai nostri governanti da quando sono caduti nella trappola dei Bilaterali, almeno cosí come sono oggi.
Il contingentamento in Australia, ad esempio, consiste in 120.000 stranieri all’anno, divisi per mestieri, che ogni anno cambia secondo i bisogni del paese; parrucchieri, farmacisti, ingegneri, taxisti ecc.
Gli altri, i clandestini, sono respinti e se tornano sono sanzionati e respinti nuovamente.
Non si incontrano, come da noi, frotte di clandestini che spacciano né gente che chiede l’elemosina o che suona nelle strade.
Se la legge oggi imponesse alle imprese di costruzione di assumere svizzeri, i prezzi delle costruzioni aumenterebbero, i subappalti ad aziende straniere si moltiplicherebbero (non dimentichiamo i Bilaterali…) e altri fenomeni economici di adattamento al mercato entrerebbero in funzione.
Fra gli altri, un andirivieni fra lavoro e malattia e/o disoccupazione, più facile per uno svizzero che per un italiano.

Direi quindi che in certi mestieri non se ne dovrebbe neanche parlare, dove i salari sono bassi e il lavoro è duro, si importa mano d’opera, ma secondo contingenti ben precisi.
I disoccupati svizzeri sovente non rispondono ai requisiti richiesti dalle aziende. In questo caso non è giusto essere criticati se si assumono stranieri. Altrimenti si deve delocalizzare, spostando l’azienda dove esiste la forza lavorativa necessaria.
Fortunatamente in Ticino si può fare: assumere ingegneri italiani o fresatori o tornitori non è un atto moralmente riprovevole, perché non ce ne sono.
Esistono poi aziende come la nostra, che esportando prodotti svizzeri di alta immagine e tecnologia, devono fare viaggiare svizzeri; come fa l’azienda altrimenti a dire di essere svizzera?
Si cerca all’estero, gli svizzeri tedeschi spesso non amano lavorare in Ticino. Dopo qualche pressione a Bellinzona finalmente nel 2013 cominceranno a uscire tornitori e fresatori dalla scuola. Ben vengano. Un miglior coordinamento fra scuole e imprese non guasterebbe e doveva essere più tempestivo.

Nei servizi, purtroppo, il discorso è un altro. Si assumono stranieri al posto di svizzeri, a volte si licenziano svizzeri per rimpiazzarli con frontalieri. Perché?
In alcuni casi, mi si dice, perché ormai nei supermercati molti capireparto sono italiani e favoriscono i loro connazionali, a parità di salario.
Nelle banche anni fa non si assumevano volentieri italiani perché meno sensibili degli svizzeri alle esigenze di segretezza bancaria.
O si cambiano i Bilaterali con misure di accompagnamento, dando cioè la precedenza agli svizzeri quando disponibili sul mercato, oppure è inutile suonare la grancassa a scopo solo politico, facendo della politica la più falsa e ipocrita.
Analizziamo i frontalieri per gruppi e per disponibilità in Ticino, diamo ai nostri connazionali la precedenza e accettiamo apertamente che per certi mestieri i frontalieri sono indispensabili.
Diamo anche però anche un’occhiata al fenomeno dell’assenteismo da certificato medico facile e da disoccupazione altrettanto facile. Negli ultimi anni si sono verificati abusi, ma questa è un’altra storia. Inaccettabile, come quella di demonizzare i frontalieri in massa.

Alberto Siccardi
vicepresidente di Area Liberale