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L’ordigno è stato realizzato con tre bombole di gas unite da fili elettrici. Secondo gli inquirenti era ad alto potenziale e quindi chi l’ha realizzato sapeva benissimo di poter uccidere, anzi era proprio questa la volontà.

Sono stazionarie le condizioni delle ragazze ferite nell’attentato di sabato alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi, mentre ha ripreso conoscenza nell’ospedale di Lecce Veronica Capodieci, la 16enne che è stata investita in pieno dall’esplosione insieme alla coetanea Melissa Bassi, morta nell’attentato. Le sue condizioni restano comunque critiche. Le altre quattro ragazze ricoverate a Brindisi hanno trascorso la notte senza problemi.

C’è l’identikit di chi ha posizionato l’ordigno davanti all’istituto Morvillo Falcone, ha detto il procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli, sottolineando che la persona non è stata ancora identificata.
All’uomo, un adulto, gli inquirenti sono giunti analizzando le immagini registrate dalle telecamere di un chiosco vicino. Il procuratore ha spiegato che gli inquirenti hanno acquisito immagini significative, che aprono uno spiraglio e consentono di fare accertamenti mirati.
Le immagini sono state registrate di giorno. Mostrano un uomo bianco, sulla cinquantina, vestito con giacca scura, pantaloni chiari e scarpe da ginnastica. Nel video si vedono le fasi precedenti all’attentato: dal momento in cui l’uomo aziona il telecomando a quando si allontana. Dalle immagini, però, il suo volto non sarebbe riconoscibile e dunque ancora non sarebbe stato identificato.

L’esplosione dell’ordigno è stata innescata dal passaggio delle ragazze alla discesa del pullman con un sensore azionato da un telecomando. Chi ha usato il telecomando era a vista del cassonetto nel quale c’era l’ordigno, a una distanza tale da poter vedere la scena senza correre il rischio di essere investito dall’esplosione.