La strada da qui verso il 2013 è un campo minato, scrive il portale di informazione economica Wall Street Italia.com e enumera sette bombe, sette fattori di rischio estremo che potrebbero scoppiare nei prossimi mesi:
1. Ritardo nel QE3 in America
2. La Corte costituzionale tedesca il 12 settembre
3. La Grecia
4. Il piano per salvare Italia e Spagna
5. La crescita
6. L’attacco all’Iran
7. Il fiscal cliff


Bomba numero 1
Un ritardo nel Quantitative easing 3 in America, si legge nell’articolo : “Il mercato, sul QE3 subito, ci scommette per metà. Se Bernanke non ne parlerà a Jackson Hole o se il Fomc non lo annuncerà il 6 settembre ci sarà quindi una mezza delusione.

Bomba numero 2
La Corte costituzionale tedesca il 12 settembre. Il mercato dà praticamente per scontata una decisione favorevole. Se così non sarà, se ci saranno cioè troppi paletti intorno al Fondo salva Stati Esm, la delusione sarà forte. La Corte potrebbe ribadire l’opposizione all’assunzione di impegni illimitati da parte dell’Esm. Se fosse solo questo, la reazione dei mercati sarebbe modesta.

Bomba numero 3
La Grecia. Non si può escludere del tutto che la Germania sacrifichi Atene sull’altare del rigore per coprire, agli occhi degli elettori tedeschi, il salvataggio di Spagna e Italia. Il mercato non dà grandi probabilità a questo esito infausto … Lo spazio per la delusione, quindi, è ampio.

Bomba numero 4
Il piano per salvare Italia e Spagna. Per ora sta funzionando a energia verbale. Il costo del debito per Italia e Spagna continua a scendere, soprattutto sulla parte breve e media, senza che la BCE o, Dio non voglia, i contribuenti tedeschi abbiano finora tirato fuori un euro. …
Draghi è però ambizioso e cercherà in tutti i modi di mettere nero su bianco le regole d’ingaggio e di mettere sul tavolo i soldi per l’intervento. Ci saranno una miriade di dettagli (e quindi di trappole minate) da definire.

Bomba numero 5
La crescita. Per adesso si vive della rendita derivante dalle basse aspettative dei mesi scorsi. Si attendeva il peggio e ora il 2 americano, lo zero europeo e il punto di domanda cinese sembrano chissà cosa. Lentamente, tuttavia, le aspettative aumentano e con loro cresce il potenziale per una delusione.

Bomba numero 6
L’attacco all’Iran. Se Israele parte dall’ipotesi di una rielezione di Obama, cresce la convenienza di un attacco prima delle elezioni.
Obama preelettorale, con un occhio al voto degli ebrei della Florida, sarebbe più imbarazzato a prendere troppo le distanze da Gerusalemme di un Obama confermato.
L’eventuale attacco sarebbe accompagnato da un imponente rilascio di riserve strategiche di petrolio in tutto il mondo ma il potenziale per la volatilità rimane elevato.

Bomba numero 7
Il fiscal cliff (il precipizio fiscale, la doppia impasse che dovranno affrontare gli Stati Uniti a fine 2012 quando scadranno gli incentivi fiscali introdotti nell’era Bush e si dovrà trovare un accordo sul tetto al debito statunitense per evitare tagli alle spese e aumenti delle tasse, ndr).
Qui, dopo le elezioni, può succedere di tutto, da un accordo in 24 ore a un braccio di ferro prolungato e molto teatrale.
C’è poi una terza ipotesi, quella di un rinvio di tre-sei mesi. Poiché è in gioco niente meno che una recessione americana (e quindi globale) nel 2013, questa è una mina molto grossa. Il mercato si è fatto le ossa nell’agosto del 2011 e ha visto che anche gli scontri più aspri si risolvono in un compromesso, ma non c’è da illudersi che starà a guardare con molto distacco.

Sette mine, quindi. Ogni volta che si riuscirà a evitarne una (sempre che la si eviti) il mercato festeggerà sobriamente, perché dovrà subito pensare a quella successiva.”