Soldati 123 bAdoro i buoni aforismi (detti, battute) che, come i proverbi depositari monopolistici della saggezza umana, hanno sempre la necessaria aderenza alla realtà delle cose.

“Non vedere la propria corruzione grazie ad un eccesso di liberalismo è la prerogativa di molti liberali”. “L’abuso di libertà è il suo uso che non ci va bene”. “L’aforisma è la strada più breve per arrivare ad una visione inprevista delle cose”. Sono detti di Hans Saner, un filosofo svizzero ancora in vita, praticamente sconosciuto (da “Weltwoche” dell’11.12.14).

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I giornalisti, come tutti i comuni mortali, possono incorrere in errori, anche talora voluti per propri oscuri interessi. Al giudizio del lettore acuto e critico non possono però sfuggire. Con un’unica eccezione, che è quella dei giornalisti della radio e della televisione di parastato. Gli eventuali ricorsi di protesta verso trasmissioni ritenute inadeguate fino a offensive vengono dapprima sottoposti al giudizio di un “Ombudsmann”, carica attualmente ricoperta per la Svizzera tedesca da Achille Casanova, ex vice cancelliere della Confederazione. Un personaggio talmente rigonfio di se stesso che mi domando come abbia fatto a riuscire finora a non scoppiare. La sua risposta è sempre, “mit an Sichereit grenzender Wahrscheinlichkeit” (con una probabilità che confina con la certezza), negativa. Tante volte concede magnanimo molta comprensione alla validità degli argomenti messi in campo dai ricorrenti, ma il giudizio non cambia: ricorso respinto. Roba da statuti della polizia di Zurigo. Art. l: la polizia di Zurigo ha sempre ragione. Art. 2: in caso di contestazione fa stato l’art. l. Punto e basta.

Nel 2013 sono stati inoltrati 183 ricorsi. Il 6% (11 ricorsi) sono stati ammessi dall’Ombudsmann e inoltrati all’UBI (“Unabhängige Beschwerdeinstanz”, istanza di ricorso indipendente) per fare la fine degli altri 172. Alla fine, un 100% di ricorsi respinti. Nulla di stupefacente per chi conosce la mafia che gravita attorno alle nostre radio e televisioni di parastato.

Nel 2014 per fortuna le cose sono cambiate, nel senso che i ricorsi non vengono più respinti, ma solo diversamente accettati, in ossequio al nuovo linguaggio che vuole che gli invalidi siano diversamente abili e gli stupidi diversamente intelligenti. Anche le numerosissime proteste per la scandalosa trasmissione del canale tedesco sul finanziamento dell’acquisto dei Gripen, una trasmissione degna di passare alla storia come esempio di faziosità, disinformazione, supponenza e arroganza del moderatore, hanno fatto la stessa fine.

In Ticino avevamo come ombudsmann, fino ad alcuni anni fa, un avvocato Mauro von Siebenthal. Un galantuomo integerrimo, giurista di rara qualità, suppongo. Ma i risultati erano del tutto simili a quelli che propina il Signor Casanova ai nostri concittadini d’oltre San Gottardo. A tal punto che, visto che ricorrere significava buttar via il proprio tempo, abbiamo rinunciato, smesso di partecipare alle assemblee della Corsi e accettato di perdere il piacere di guardare la nostra televisione. La nostra salute non è peggiorata.

Adesso leggiamo che ad operare per Ticino e Grigioni italiano è un avvocato Francesco Galli. Le proteste incontrano ancora un muro di gomma in una notte di nebbia, da quel che vedo su IT. Vecchia musica, un “déjà vu” totale e assoluto. Stupisce che ci sia ancora gente che perde il proprio tempo a protestare. Ma quando capiranno, i ricorrenti, che i giornalisti radiotelevisivi sono infallibili per decreto superiore?

E quando capiranno, gli astuti ombudsmann e i membri delle istanze di ricorso, che con i loro metodi ottengono per finire il solo risultato di incitare a cambiar canale? Probabilmente mai, il canone obbligatorio li esenta dall’obbligo di riflettere.

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Da anni vado scrivendo che una persona ammalata di protagonismo, come ce ne sono tante, è inadatta alla professione di magistrato, in particolare alla carica di procuratore pubblico. Penso addirittura che la riservatezza possa essere la prima qualità da richiedere a chi aspira ad una carriera nella magistratura e che a tal riguardo si dovrebbe procedere ad un esame psicologico preliminare di tutti i candidati. Mi ha fatto piacere l’antivigilia di Natale sentire il mezzo presidente italiano (mezzo perché presidente della sola sinistra, ma presidente intero del CSM, consiglio superiore della magistratura), ammonire finalmente che gli eccessi di protagonismo, che inducono ad “accuse giudiziarie di dubbia sostenibilità” sono da evitare.

I danni che questi esibizionisti di se stessi, disposti a marciare sul cadavere della propria madre pur di guadagnarsi un posticino alle luci della ribalta, possono arrecare alle loro “vittime” sono incommensurabili: sofferenze, stati di ansia e anche angoscia, vere torture psichiche che possono durare anni, aggravate dall’impossibilità di chiamare i responsabili a rendere conto.

Di questi personaggi ne ho conosciuti parecchi, a cominciare da quello che può essere considerato il loro principe: Baltazar Garzon, che tra l’altro riuscì a far imprigionare in Inghilterra, senza averne il minimo diritto, Augusto Pinochet. In Italia abbiamo avuto Saverio Borrelli, Ilda Boccassini detta la Rossa (di capelli e di cuore), Tonino Di Pietro detto il “Ciarfugliatore”, l’attuale sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che non molla la poltrona malgrado una condanna in tribunale, l’orrendo, orribile e orripilante Antonio Ingroia, per sua e nostra fortuna scomparso nella folla anonima prima che potesse far altri danni a se stesso e agli altri. Abbiamo, purtroppo ancora pienamente attivi, l’extraterrestre Henry John Woodcock e il mattatore dei processi Eternit Raffaele Guariniello, già magistrato di cassazione e attuale procuratore aggiunto a Torino, un “ga pensi mi” donchisciottesco malgrado l’età di 73 anni, anzianità che avrebbe dovuto permettergli di capire che la vanagloria non è gloria.

AAADi ammalati di protagonismo ne abbiamo buon numero anche in Svizzera. Le prede preferite di questi procuratori sono i politici in genere, quelli targati UDC-SVP in particolare, perché la loro messa sotto accusa garantisce la tanto agognata presenza mediatica. Tutto sommato, si tratta però di mattatori di seconda categoria. Ma ne abbiamo anche 3 di classe AAA+ ( stando alle 3 grandi aziende di rating americane e a quella cinese, che ne hanno dettagliatamente esaminato le gesta): Carla (detta comunemente e affettuosamente Carlina) Del Ponte, Bernard Bertossa e, unico personaggio del mondo dei protagonisti eccessivi che viene subito riconosciuto anche senza cognome, il grande, grandissimo Paolino (Paolino non è il nome anagrafico, si tratta di un diminutivo, in questo caso anche vezzeggiativo). La prima, come premio per il suo pluriennale e acribico lavoro (tanto, tantissimo impegno, risultati purtroppo zero) in qualità di procuratore generale presso il tribunale dell’Aia contro i crimini di guerra ottenne, scegliendo tra tre proposte del CF, l’ambasciata di Svizzera a Buenos Aires. Un impegno, quello della Carlina in Olanda, costato 1,2 mio annui di franchi al contribuente elvetico, in più del già altissimo salario concesso dall’ente internazionale. Il secondo si meritò il soprannome di “missionario”, tanto era il fervore con cui si impegnava nelle più strampalate inchieste, molte delle quali di “dubbia sostenibilità”, come direbbe il buon Napolitano. Il Paolino, bè, il Paolino è un ineffabile, e quindi di lui non si può dire. Si può solo ipotizzare. Sono certo che se Paolino fosse stato ancora procuratore, il Wladimiro Putin che gli USA non riescono a demolire sarebbe finito alla Farera in men che non si dica, estradato grazie l’accusa di criminosa annessione della Crimea inoltrata al tribunale costituzionale russo dal nostro intemerato eroe. Purtroppo Paolino non è più procuratore (ma grande protagonista è rimasto) e Putin può ancora circolare liberamente nei palazzi del Cremlino.

Alla storia Paolino passerà soprattutto per l’accusa di 21 (ventuno) omicidi volontari rivolta allo scomparso Dottor Antonio De Marchi, proprietario e direttore medico della Clinica Montebello, una casa di riposo per anziani non autosufficienti, vera e meritevole opera di carità del chirurgo dell’Ospedale italiano. Un’accusa insensata sfociata in un’assoluzione con formula piena da parte del giudice Claudio Lepori, ma costata all’imputato mesi di carcere e a lui ed ai suoi familiari indicibili sofferenze. Ma l’importante era che il Paolino fosse tutti i giorni sulla prima pagina. Allora come adesso.

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Dopo la fuga obbligata di Victor Janukowitsch, Witaly Klitschko, un ucraino vero campione di boxe dei pesi massimi, dal pugno fulminante, era il favorito di Angela Merkel per la carica di primo ministro dell’Ucraina. Evidentemente un esperto di boxe, ma poco preparato per una carica politica di tale importanza. Aveva però il merito, agli occhi di quella che si tenta di far passare per la donna più potente del mondo, di essere chiaramente filoeuropeo in genere, e filotedesco in particolare. In realtà la Signora Merkel la sua potenza la può dispiegare solo nel compito di assicurarsi la rielezione. Altrimenti deve anche lei, come tutta l’UE, assoggettarsi alla potenza egemone, che impone il suo volere tramite un’associazione che si chiama Nato. Fu così che il povero Witaly, campione indiscusso di boxe, è scomparso nel vuoto dell’anonimato, e sopravvive solo come ricordo di un grande pugile. Presidente dell’Ucraina è diventato Arseni Jazenjuk, ex ministro degli esteri del deposto presidente legittimo. Un personaggio grigio, abbastanza intelligente da capire che quando è in azione la Nato in realtà è in azione la sola potenza egemone e conviene quindi schierarsi dalla sua parte se si vuol far carriera.

Che Jazenjuk, detto familiarmente Yats, sia l’uomo degli USA lo hanno dimostrato gli oramai celebri colloqui telefonici della vice segretaria di stato americana Victoria Nuland con l’ambasciatore USA a Kiew Geoffrey Pyatt, colloqui nei quali la gentildonna statunitense propose di mandare a farsi friggere (è un eufemismo, l’espressione vera aveva qualche grado di volgarità in più) l’UE. La donzella disse testualmente al suo ambasciatore: “Yats è il nostro uomo”. E aggiunse: “Klitsch (il pugile) non dovrebbe far parte del governo, questa non è una buona idea”. E così accadde: Yats è il primo ministro, Klitsch non fa parte del governo ucraino.

Gianfranco Soldati