I retroscena di una realtà ipermediatizzata nella società dell’immagine-spettacolo: But the show must go on!


il-sonno-della-ragione-genera-mostri-1797-goya-422x200Negli scorsi giorni la polemica sulla pubblicazione della fotografia del piccolo Aylan è divampata violenta sui media. Ho l’impressione che alla fine, come spesso accade in questi casi, ognuno sia rimasto della sua originaria opinione.

Il dottor Del Don, medico psichiatra ma anche politico candidato al Consiglio nazionale per l’UDC, ci ha mandato questo articolo profondo e imponente. Due parole chiave simboleggiano il contrasto straziante che tutti noi viviamo in questi giorni di fuoco: “Tra pietas e raziocinio”, e Del Don le usa entrambe. Verrebbe voglia di banalizzare in: tra “pancia” e “cervello”, ma non sarebbe giusto, perché pietas è qualcosa di più.

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Sia ben chiaro da subito che l’immagine del bambino morto sulla spiaggia mi ha fatto piangere e maledire la stupidità unita all’ottusità, all’egoismo e alla cupidigia degli Uomini e della società tutta! Detto ciò non ho potuto esimermi dal fare alcune amare riflessioni che qui di seguito desidero condividere.

Del Don 4xNavigazione a vista
In tema di profughi (ma non solo) l’UE sembra oramai in balia ad una irresponsabile e temeraria navigazione a vista! L’improvvisazione, gli ordini e i contrordini, le scelte emotive sembrano oramai prevalere su una politica basata sulla logica, il ragionamento ponderato le scelte razionali e le opzioni responsabili. Al posto di queste, e unitamente all’improvvisazione emotiva, troviamo inoltre le giustificazioni politiche più improbabili, che anche loro sembrano oramai dilagare a macchia d’olio. L’ultima in ordine di tempo, a questo proposito, il fatto che la vecchia Europa sarebbe oramai arrivata al capolinea e avrebbe ora bisogno di rinnovarsi e ringiovanirsi perché altrimenti il suo destino sarebbe segnato dal declino! La foto che recentemente sembra aver “scosso” le coscienze dell’opinione pubblica sembra ora per miracolo aver orientato – sull’onda di un’emotività tanto violenta quanto effimera – le scelte delle politiche EU e messo in secondo piano l’analisi ponderata e razionale del problema epocale dei profughi che si stano riversando sul vecchio continente come un’onda di piena. A tal punto che si ha ora l’impressione netta che si sia perso il senso della misura, rischiando così pesantemente di aggravare ancor più il problema “profughi”, con il rischio di cadere in una infernale trappola! Quella di un’accoglienza solo apparentemente “generosa” ma nella sostanza iniqua, pericolosa, insostenibile. Non è pensabile infatti accogliere tutti: profughi, rifugiati, migranti economici, perseguitati politici e religiosi, misti ad opportunisti, avventurieri, disertori, ecc.

Le illusioni degli uni e le disillusioni degli altri
Queste persone infatti non vanno illuse come si sta ora facendo. Come si illudono tutti coloro che credono di aver colto l’essenza delle cose a partire da un’immagine. Perché queste immagini appoggiano una società dove, come in un Reality Show, si vive soltanto nel riflesso di sé: tutto e il contrario di tutto può essere filmato, fotografato, tutto può essere visto, rivisto, rielaborato, riformulato sotto forma di immagini di ogni tipo! Le frontiere tra finzione e realtà si fanno allora sempre più evanescenti, cosicché lo spettatore perde coscienza del reale, si abitua a tutto, digerisce tutto per ricominciare sempre e ancora con altre immagini, altre emozioni, altre scariche emotive … abituandosi così a tutto grazie al rito dell’emotività collettiva d’occasione, massificata e sapientemente condivisa. Senza rendersi più conto che così facendo nessuna vera responsabilità viene mai assunta, perché il tutto si chiude nel rituale collettivo … nel mentre si rafforza il legame del rapporto vita/morte come spettacolo e alla sotterranea indifferenza che le fa da corteo!

Evidentemente però il tutto ha implicazioni a vari livelli: politiche, economiche, di opportunità, geopolitiche, dei rapporti di forza fra potenze, e ben altro ancora e che sarebbe bene voler e saper affrontare con la massima serenità e compostezza senza isterismi e difese ad oltranza di posizioni preconcette e illusorie. Il tutto però dovrebbe essere affrontato da personalità di spessore riconosciuto, molto più competenti e autorevoli del sottoscritto. Io mi limiterò perciò ad affrontare e ad analizzare la questione sul piano più propriamente psico-sociale e della comunicazione di massa! Premessa indispensabile per ogni ulteriore analisi e approfondimento.

L’opinione pubblica spaccata … tra pietas e raziocinio
In queste ultime settimane l’angoscioso tema dell’accoglienza dei profughi e le immagini shoccanti riportate dai media hanno fatto scorrere fiumi di inchiostro e scatenato il finimondo spaccando l’opinione pubblica in due con accuse e derive da ambo le parti: a volte anche estreme ma sempre viziate da parzialità e emotività incontrollata nonché da ideologie che poco hanno a che fare con la verità e un giudizio, se non proprio pacato, sicuramente non al traino o sull’onda della scarica emotiva di una massa anonima e vociante. Evidentemente siamo tutto sottoposti, quando confrontati con certe immagini, alla lacerante contrapposizione fra pietas e razionalità … di difficile addomesticamento e controllo. Per cercare di analizzare e capire quanto siamo tutti fragili ed esposti ai pericoli del discontrollo delle nostre emozioni e del nostro presunto ed illusorio sapere e controllo cosciente dobbiamo però fare una premessa.

L’albero del sapere non è quello della vita
L’innato senso di insoddisfazione umano, causa dell’incolmabile contrapposizione tra ragione e sentimento è all’origine di tutte le nostre illusioni, dei nostri fallimenti, dei nostri errori e i tormenti. Peraltro questa nostra condizione esistenziale è resa ancor più dolorosa e impotente proprio da una nostro limite psicologico legato al fatto che il più grande rischio per tutti noi non risiede tanto nel fatto che i nostri obiettivi possano essere troppo alti e quindi impossibili da raggiungere ma, al contrario, che siano troppo bassi e pertanto perfettamente raggiungibili. Allora ecco che scatta la sofferenza e il dolore che domina sia il pentimento di quanto intrapreso che il timore d’intraprendere, e s’insinua quel tumulto dell’animo senza via d’uscita – non riuscendo allora né a dominare i desideri né ad assecondarli – unitamente all’esitazione d’una vita che stenta a svilupparsi con la deriva in un immanente stato di sconforto esistenziale che non riesce a elevarsi e a trascendere come vorrebbe la sua stessa natura e condizione. Il tutto in assenza della consapevolezza che le nostre passioni e i nostri ideali non sono, in fin del conto, che gli effetti delle nostre Illusioni … e questo anche in virtù del fatto che “l’Albero Del Sapere non è quello della vita”.

Il continuum di un presente effimero e fallace
Detto ciò dobbiamo ora renderci finalmente conto che la nostra società dell’immagine più che una possibilità di evolvere e conoscere è, nella migliore delle ipotesi, una jattura, un asservimento al continuum di un presente senza soluzione di continuità che non permette nessun tipo di approfondimento e conoscenza razionale. Questo è il costo di una società contemporanea che vive un presente ininterrotto costituito da emozioni forti e immediate che vengono poi metabolizzate con altrettanta velocità … ma che rimangono alla superficie del reale! Questo sistema necessariamente ci fa regredire al non pensiero e all’emozione più profonda e incontrollabile dalla quale possono scaturire reazioni istintive di massa che poco hanno a che fare con il pensiero e il senso di responsabilità soggettivo.

La capacità di autodeterminarsi e governare le nostre scelte
Bisogna allora porsi la domanda di fondo che ci interroga su come e cosa fare per cercare di ritrovare la capacità di autodeterminarsi e di assumere posizioni responsabili e critiche che non cavalchino visceralmente le pure reazioni istintive e che permetta così di analizzare in modo scevro da strumentalizzazioni i dati di realtà in modo tale da poter giungere ad esprimere finalmente il nostro pensiero e le nostre posizioni critiche. Che ci permetta insomma di formulare un pensiero compiuto che sia il nostro e che sia in sintonia con le nostre scelte di fondo, la nostra intelligenza. In modo tale che esso possa fungere da punto di partenza e di arrivo del nostro destino di esseri pensanti.
Il conflitto a livello psicologico e, pure, a livello socio-relazionale è però grande e richiede energie non comuni, così come temperanza, rigore e un concetto di responsabilità soggettiva che, pur trovando in tutti noi la sua fonte in essere, risulta arduo raggiungere senza fatica. Quella fatica di vivere che troppo spesso sottovalutiamo e trascuriamo sull’onda di un’emotività di massa che così tanto è pacificante, caramellosa e nutriente per gli animi in cerca di consenso, redenzione, riconoscimento e approvazione a buon mercato!

Come fare dunque a far fronte a quello che oramai è diventato un modus operandi consolidato nel nostro mondo e nella nostra società occidentale contemporanea e che rischia di infiacchire la coscienza critica dei più? Questione cruciale, questa, alla quale nessuno ha cercato di dare risposta e alla quale però non è neppure possibile dare risposte preconfezionate e pronte all’uso.

I potentissimi strumenti massmediatici del condizionamento di massa
È peraltro evidente che sarebbe perlomeno opportuno rendere attento il cittadino e la popolazione di queste dinamiche psicologiche e psico-sociali (e dei potentissimi strumenti mass-mediatici di condizionamento di massa) che entrano sempre in azione in queste situazioni. Al contempo, invitarlo a lavorare e concentrarsi non più solo e semplicemente sulle reazioni emotive immediate (tanto consolatorie, pacificanti e tutto sommato “comode”) spesso cavalcando l’onda di una facile ricerca di consenso condiviso da altrettante scariche emotive simili se non uguali (che sono tanto … “liberatorie”) quanto invece cercare di approfondire sul medio periodo e, quindi, in prospettiva (sia sociale che riguardo la propria soggettività) queste complesse dinamiche. Affinché le nostre opzioni e le nostre scelte siano guidate dalle nostre reali capacità critiche nel modo più responsabile e consapevole.

Perché se non usciamo da questo meccanismo reattivo e massificato legato all’emotività suscitate dalle immagini più dure e shoccanti (ma che sempre più spesso poco o nulla hanno a che fare con la Realtà), beh, sarà scontato essere allora continuamente e ripetutamente manipolati dal “pifferaio magico” di turno. La siderazione sistemica non sarà che il “pendant” del luogo di in-coscienza e in-conoscenza mediatica dove una pseudo memoria di superficie avrà allora rimpiazzato sistematicamente i meccanismi storici del nostro essere più profondo e della nostra dignità di esseri pensanti.

Perché allora sul mercato dell’angoscia narcisistica suscitata dalle più sofisticate mistificazioni spettacolari, l’indignazione emotiva di stampo reattivo diverrà una forza alienante che appiattirà sistematicamente le nostre coscienze.

Una versione “reale” e aggiornata del The Truman show
Perché solo allora, a poco a poco, prenderemo coscienza che lo spettacolo mediatico in cui siamo tutti cooptati come consumatori passivi non ha altro scopo che quello di dissimulare la verità delle cose e la realtà fenomenica. In caso contrario questo falso presente continuo avrà la supremazia su ogni verifica non-spettacolare e non-mediatizzata che in tal modo verrà progressivamente dimenticata se non proibita in quanto pericolosa! Il che avrà poi anche, come conseguenza, l’abolizione dell’uomo pensante a favore di uno spettacolo collettivo che non sarà più un dibattito e un confronto per la supremazia della verità e del sapere ma, unicamente, un ineluttabile e tragico soliloquio con il quale il reale sarà sistematicamente quanto accuratamente cancellato. Una tragedia – questa – che non è lontana dall’avverarsi: poiché, a mio modesto avviso, questo apocalittico futuro è già qui, è già nel nostro presente spazio-temporale …purtroppo! E allora il pensiero sarà a quel momento completamente inattivato … se non quando le direttive e le selezioni attivate in prospettiva da questo nuovo ordine mediatico spettacolare della falsa coscienza lo vorrà e lo imporrà a suo piacimento. Non dimentichiamolo, in questa nostra società così intensamente mediatizzata dobbiamo essere consapevoli che la nostra debolezza risiede nel fatto che siamo tutti esposti a queste potenti manipolazioni affettive dove lo spettacolo mediatico trasforma a piacimento la realtà delle cose. Non dobbiamo dimenticare questo stato di cose e, parallelamente, il fatto che dobbiamo essere coscienti della nostra fragilità davanti alla facilità con la quale la società dell’immagine, dello show e dello spettacolo messo in campo dai media (spesso a loro volta vittime/carnefici inconsapevoli) riescono con questi mezzi a far regredire il livello di coscienza della popolazione al semplice livello di un io infantile e bisognoso di nuove immagini che lo nutrano e lo accudiscano!

Per fortuna il nostro Inconscio non dorme mai!
Queste le mie libere riflessioni su questo delicatissimo tema che la fattispecie della foto in questione mi ha dato spunto di affrontare e sviluppare. Per chi vorrà capire … evidentemente! Per coloro invece che non vorranno fare questo sforzo e questo passo indietro nel rivedere le loro posizioni pacificanti e rassicuranti … beh, il mio dire sarà giunto – ahimé – troppo tardi! La mia fiducia nell’uomo mi suggerisce però di essere ottimista al proposito … perché l’inconscio di noi tutti, alla lunga, non si lascia ingannare più di tanto dai novelli “pifferai magici” di questa società dell’immagine-spettacolo. E anche perché, se è vero (come è vero) che il sonno della coscienza genera mostri, è altrettanto vero che il nostro inconscio … non dorme mai!

Dr. med. Orlando Del Don

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