Ci sono Emmanuel Macron e Theresa May, Jean Claude Junker, Justin Trudeau e Paolo Gentiloni, e c’è anche, ovviamente, Donald Trump. Sono tutti a Davos, nel Cantone dei Grigioni, in segno della (ponderata, e sperata, con ansia) pace mondiale.

Si parlerà di clima, del problema del surriscaldamento terrestre, visto che anche nella nevosa e gettonata località turistica invernale Davos quest’anno fa troppo meno freddo del solito (tra i +6° e i -8°), e soprattutto delle alleanze mondiali, in quello che è stato definito, intitolando il convegno globalista del mese, Global risk report. Disoccupazione e fallimenti, corruzione, cyber attacchi, nuove, temute, guerre. Kim, per esempio, che tiene sempre il dito appoggiato sul bottone delle bombe. Si fa per dire, si spera.

Ognuno ha le sue croci, c’è Macron con il terrorismo, la May nel vortice della Brexit, la Merkel nel bivio dell’ingovernabilità e la Grosse koalition, Gentiloni le prossime elezioni, l’immigrazione e poi i problemi comuni a tutti i regnanti, quali l’economia in negativo, il sopracitato surriscaldamento, il sistema di alleanze come quello con l’Arabia Saudita. E’ la 28esima edizione del World Economic Forum, che si terrà tra il 23 e il 26 gennaio – Trump terrà il suo discorso alle 14 dell’ultimo giorno del convegno –  e tutti sono in fibrillazione.

Negozi di sci, parrucchieri e quant’altro hanno già fatto sparire i loro loghi, dietro lauto compenso, per l’attesa dei grandi della terra. Abitare nel luogo prescelto, può essere talvolta un vantaggio. Ci vuole soltanto un po’ di fortuna. Non è così per la pace.