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Secondo un reportage del quotidiano statunitense New York Times, esiste un presunto collegamento tra l’intelligence Russa e il movimento indipendentista catalano.

La giustizia spagnola ha archiviato a maggio un’inchiesta segreta che investigava sulla presenza di spie russe in Catalogna pochi giorni prima del referendum sull’autodeterminazione. Indagato principale un generale dei servizi segreti militari (GRU), Denis Sergeev, per il suo possibile ruolo nel sostenere la spinta indipendentista della Catalogna.

Secondo l’intelligence occidentale, le attività segrete della Russia sono aumentate in tutta Europa.

Il controspionaggio britannico sospetta da tempo che il generale Sergeev sia coinvolto nel tentativo di avvelenamento del disertore russo Sergei Skripal. Le autorità montenegrine lo accusano di aver organizzato piani per un colpo di stato al fine di bloccare la ratifica dell’ingresso nella NATO da parte del governo di Montenegro. In Italia, pare che esistano delle registrazioni audio che rivelano un presunto complotto russo per finanziare segretamente il partito di destra di Matteo Salvini: la Lega. Secondo le autorità bulgare, sempre il generale Sergeev atterrò a Sofia nel 2015 quattro giorni prima che il trafficante d’armi Emilian Gebrev fosse avvelenato con un agente chimico.

Secondo il NYT, uno dei leader separatisti si sarebbe recato a Mosca nella primavera del 2019 per cercare aiuto politico dopo che l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno sostenuto gli sforzi della Spagna per mantenere intatto il paese con la regione catalana già semiautonoma. I documenti fanno riferimento a Josep Lluis Alay, consigliere dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont, che si sarebbe non solo incontrato con funzionari russi, ma anche con ex agenti dell’intelligence russa, per chiedere il sostegno di Mosca, anche finanziario, affinché la Catalogna si potesse separare dal resto della Spagna.

Il quotidiano statunitense afferma in sostanza che la Russia sarebbe interessata a promuovere cambiamenti in Occidente sostenendo movimenti politici di divisione. Gli sforzi sulla disinformazione per alterare gli eventi in Catalogna, farebbero parte di una strategia più ampia di Mosca per indebolire la NATO e l’Unione europea.

Il Cremlino nega con forza le accuse. Ma gli analisti della difesa spagnola affermano che le attività monitorate del generale Denis Sergeev si adattano allo schema dell’attività russa in Europa che è passata dalle azioni segrete ad altre azioni con lo scopo di “influenzare” determinate avvenimenti.

Esiste un tracciamento dei viaggi di Sergeev attraverso passaporti falsi che il generale avrebbe utilizzato per entrare in Gran Bretagna e a Barcellona sotto falso nome. In particolare risulta il soggiorno di due settimane nel 2017 coinciso con il referendum regionale sull’indipendenza del 1° ottobre, considerato illegale dal governo centrale spagnolo e in seguito anche dall’Unione europea. I leader politici separatisti che non fuggirono all’estero furono arrestati (tutti hanno ricevuto la grazia quest’estate).

In quello stesso periodo, la neonata Repubblica dell’Ossezia del Sud, sostenuta da Mosca dopo aver sottratto con la forza dalla Georgia territori situati nel Caucaso, ha aperto un consolato a Barcellona che i servizi segreti spagnoli sostengono sia stato utilizzato come base di copertura per le attività russe.

Subito dopo i viaggi del consigliere Josep Lluis Alay a Mosca, in Catalogna si sono viste intensificare le proteste attraverso un gruppo politico, le cui origini sono sempre rimaste poco chiare, che cominciò ad occupare un’importante banca spagnola, a chiudere tratti di autostrade tra la Francia e la Spagna, e architettare il sequestro dell’aeroporto di Barcellona costringendo diverse compagnie aeree alla cancellazione dei voli. Secondo un report dell’intelligence spagnola, tre giorni dopo l’occupazione dell’aeroporto, il colonnello Sergei Sumin, sovrintendente alla sicurezza di Putin, e Artyom Lukoyanov, figlio di uno dei migliori consiglieri di Putin, già noto per sostenere i separatisti dell’Ucraina orientale, sono atterrati a Barcellona con un volo proveniente da Mosca.

Durante le violente manifestazioni a favore dell’indipendenza, la polizia spagnola ha arrestato in Catalogna un cittadino russo che trasportava nella sua auto una granata M-75 di fabbricazione russa.

Non ci sono però concreti documenti probatori per tali accuse. Il ricco servizio del NYT, non chiarisce il sostegno di Mosca al movimento separatista e nemmeno se il consigliere Josep Lluis Alay fosse a conoscenza della presunta natura destabilizzante dei suoi interlocutori russi.

L’inchiesta segreta condotta dalla magistratura spagnola con la quale si accusava la Russia, era nata da una segnalazione scritta del Commissariato Generale per l’informazione della polizia con la testimonianza di un unico informatore e di alcuni titoli di giornale. “Non è emerso nulla attraverso il canale ufficiale che ci permetta di mantenere aperta questa indagine”, ha affermato in una nota la Procura per archiviare il caso a maggio.

“Questi viaggi a Mosca non sono stati fatti per conto del governo catalano e sono stati effettuati all’insaputa di Pere Aragonès”, ha fatto sapere il portavoce del gruppo parlamentare Repubblicano Sergi Sabrià, sottolineando che gli uomini nominato sul servizio del NYT non fanno parte nemmeno del partito del presidente.

Pere Aragonès, è presidente della Generalitat de Catalunya dal 28 settembre 2020, dopo che la Corte Suprema spagnola ha vietato al precedente presidente qualsiasi carica pubblica.

Josep Lluis Alay è stato arrestato a ottobre dello scorso anno, per la presunta collaborazione nella deviazione di fondi pubblici per finanziare la struttura messa in piedi da Carles Puigdemont in esilio in Belgio.