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La Russia continua a sfidare la pressione statunitense ed europea con la politica provocatoria nei confronti dell’Ucraina. Mosca ha truppe corazzate con quasi 100 mila soldati schierati nelle regioni di confine vicino all’ex repubblica sovietica.

Il Cremlino accusa l’occidente di accumulare forze militari ai suoi confini, così come ai confini con la Bielorussia. Il presidente Putin ha pubblicamente incaricato i suoi diplomatici di mantenere o di aumentare le tensioni con l’Europa come forma di deterrenza per difendere gli interessi della Russia.

L’intelligence russa, ha annunciato che la situazione è simile a quella dell’agosto 2008 in Georgia, quando i russi hanno combattuto una breve guerra dopo il peggioramento delle relazioni tra i due paesi, quando la Georgia dichiarò la sua indipendenza. Alla fine dei combattimenti alcune zone, come l’Ossezia del Sud e la gola di Kodori in Abkhazia, sono state lasciate sotto il controllo di fatto dei separatisti russi, ma non riconosciute a livello internazionale.

“La politica provocatoria degli Stati Uniti e dell’Unione europea, che ha deliberatamente rafforzato il senso di permissività e impunità di Kiev, suscita estrema preoccupazione”, ha scritto in una nota l’agenzia d’intelligence russa.

Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Russia, l’ex presidente russo Dmitry Medvedev, ha accusato i membri della NATO di aumentare l’attività militare nel Mar Nero, nell’Europa orientale e nelle regioni artiche. Il portavoce del ministero degli Esteri russo, si è lamentato della recente esercitazione militare congiunta USA-Estonia, e della fornitura delle armi statunitensi a Kiev.

L’intelligence statunitense, afferma che probabilmente il presidente Putin sta cercando un pretesto per giustificare un intervento importante nella regione ucraina. I russi infatti, a cominciare da aprile, hanno metodicamente spostato truppe corazzate necessarie per un’operazione offensiva verso i confini occidentali della Russia.

Per settimane, funzionari americani ed europei hanno avvertito il presidente Putin di ritirare quella che sembra una forza minacciosa di invasione, al fine di evitare conseguenze con una coalizione guidata dagli Stati Uniti. secondo i media  però, Putin sembra gustare l’ansia dell’Occidente. La scorsa settimana, il presidente russo ha affermato che gli USA e i suoi alleati, stavano ignorando le “linee rosse” della Russia intensificando la situazione con dimostrazioni di forza.

Gli analisti credono che l’obiettivo del presidente Putin sia quello di ripristinare l’egemonia dell’era sovietica su Kiev. Quasi quotidianamente, ci sono piccoli scontri nella contesa regione del Donbass, nell’Ucraina orientale, tra i ribelli filo-russi e truppe ucraine. Scontri che potrebbero intensificarsi se la Russia dovesse inviare (come promesso con un decreto emesso da Putin) convogli di aiuti umanitari nella regione.

Il Segretario di Stato Antony Blinken, con al suo fianco il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, ha affermato che “l’impegno degli Stati Untiti per l’integrità territoriale dell’Ucraina è corazzato”, evitando però di spiegare cosa avrebbero fatto gli Stati Uniti in caso di invasione.

Per controllare i russi, Washington cerca di mobilitare gli alleati europei più vicini alla linea di fuoco ucraina. I timori di un allarme bellico sono forti, visto che l’Amministrazione Biden sta valutando l’invio di consiglieri e nuove attrezzature militari in Ucraina, per aiutarla a non cadere in una trappola tesa dalla Russia e provocandone così l’invasione.

Gli esperti militari, ricordano che l’Ucraina non è un membro della NATO, e non esiste nessuna garanzia che gli Stati Uniti possano proteggerla. Putin lo sa, ed è per questo che è determinato a costringere il governo filo-occidentale di Zelensky alla sottomissione di Mosca. Né gli Stati Uniti né l’Europa possono probabilmente farci niente.

Per Washington è più complessa la situazione rispetto all’Ucraina. Deve prestare molta attenzione alla Russia come grande potenza che non può essere marginata dalla sua agenda e che conserva la capacità di creare problemi in luoghi delicati dove conserva la sua supremazia. Durante il faccia a faccia a Ginevra con Biden, Putin ha ottenuto il riconoscimento dello status della Russia come degno avversario e la ripresa del dialogo con gli Stati Uniti dopo la lunga interruzione avvenuta a seguito dell’annessione della Crimea nel 2014.

Inoltre la decisione di Biden, di rinunciare alle sanzioni sul gasdotto Nord Stream 2 (dalla Russia alla Germania), è stata una buona notizia per Mosca che ha alimentato la frustrazione in Ucraina e le divisioni all’interno della NATO e dell’Unione europea.

In un lungo articolo pubblicato questa estate, Putin ha spiegato le radici storiche, secondo la sua opinione, di come russi e ucraini rappresentino “un popolo, un tutto unico”, sostenendo che la sovranità dell’Ucraina è possibile solo in collaborazione con la Russia.