La pandemia da coronavirus pare sia diventata un fatto abituale. Il virus Covid-19 è ora la terza causa di morte dopo le malattie cardiache e il cancro. Due termini generici questi ultimi per indicare molte malattie distinte.

Si continua a morire di Covid, la pandemia è ancora in corso, ma mentre il mondo cerca di raggiungere l’immunità di gregge contro il virus, molti aspetti di questa malattia pongonon di fronte a una resa dei conti sociale: la minaccia del virus è invisibile e il danno che infligge è nascosto alla vista del pubblico, senza più gli annunci delle tragiche ondate, la pandemia da coronavirus non è più un disastro naturale.

Se proviamo a pensare alle tonnellate di spazzatura medica che viene generata però, riusciamo a capire che la pandemia non è soltanto una crisi di salute pubblica, ma anche ambientale. Dopo oltre 430 milioni di casi segnalati in tutto il mondo, il coronavirus ha generato enormi quantità di spazzatura medica sotto forma di guanti usati, kit per il test, maschere, siringhe e altri prodotti che il personale ospedaliero usa una volta e poi butta via.

Di solito, dopo aver somministrato una dose del vaccino, la siringa usata viene gettata in una scatola di sicurezza.Scatola che l’OMS ha descritto come impermeabile a prova di foratura, utilizzata per raccogliere in modo sicuro siringhe, aghi e fiale di vetro. Questi contenitori devono poi essere trasportati per essere inceneriti, distrutti o adeguatamente smaltiti seguendo le procedure approvate.

Purtroppo, in tutto il mondo sono stati segnalati molti casi di modo improprio dello smaltimento dei rifiuti generati dagli ospedali, molti dei quali ad esempio, sono stati trovati sui fondali marini, sulle rive delle spiagge, oppure scaricati in alcune terre disabitate o addirittura per le strade.

Il rilascio dei rifiuti di plastica monouso generati dalla pandemia è aumentato e causa danni così importanti alla vita marina da essere diventato una delle principali preoccupazioni ambientali globali. Si stima che oltre 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica associati alla pandemia  sono stati prodotti da 193 paesi.

L’OMS ha evidenziato che il problema globale è estremo nei paesi più poveri, dove gran parte dei rifiuti vengono bruciati nei pozzi a cielo aperto e negli inceneritori privi di controllo dell’inquinamento e che non soddisfano gli standard internazionali. Le emissioni degli inceneritori sono ad alto contenuto di inquinamento tossico e anche la cenere stessa è pericolosa. Sostanze chimiche come diossine e furani (inquinanti organici persistenti nell’ambiente) sono considerate probabili cancerogeni per l’uomo.

Livelli di diossina fino a 13 volte superiore ai limiti stabiliti dall’Unione europea, sono stati trovati e documentati nelle uova delle galline portate al pascolo vicino agli inceneritori.

Prima che la pandemia esplodesse, i rifiuti sanitari erano già considerati un grosso problema dato che molte strutture sanitarie non erano in grado di gestirli in modo sicuro. La vasta portata della nuova malattia ha intensificato un problema già fuori controllo, mettendo in luce l’inadeguatezza dei sistemi globali di gestione dei rifiuti sanitari.

Teoricamente la maggior parte sarebbero sterilizzati e quindi riciclati. Perché questo avvenga però, i rifiuti devono essere suddivisi nelle sue varie componenti. Una capacità che molti paesi non hanno. Secondo gli scienziati è il momento di concentrarsi su sistemi sicuri rispettosi dell’ambiente. Senza l’ago, tutte le siringhe, fiale e imballaggi, sono riciclabili. Le mascherine hanno clip nasali in metallo, filtri in polipropilene e fasce elastiche, componenti che non sono riciclabili se non vengono separati.

Paradossalmente, l’uso eccessivo per paura di infezioni di alcuni dispositivi di protezione, come i guanti (che rappresentano la quota maggiore di rifiuti sanitari in tutto il mondo), non fa che peggiorare le cose. È stato provato che la principale via di trasmissione è attraverso le particelle respiratorie esalate e non tramite le superfici contaminate.nMolti rifiuti potrebbero sparire prestando una maggiore attenzione e sensibilizzando sulla questione.