“Questo è un movimento di protesta diverso dai precedenti: questi ragazzi sono esperti in tecniche di guerriglia urbana e conoscono i social. Faranno sentire la loro voce fino alla fine” ha dichiarato a Linkiesta Paul Ortoli, giornalista corrispondente del quotidiano Le Monde in Corsica e giornalista di Radio France RCFM

All’origine delle violente proteste in Corsica c’è un fatto di cronaca nera. Il 6 febbraio 1998, Yvan Colonna, indipendentista corso, sparò nella schiena al prefetto Claude Erignac, in pieno centro ad Ajaccio, uccidendolo.

Colonna stava scontando l’ergastolo (una pena simile a quella degli altri indipendentisti còrsi, arrestati e condannati tutti a scontare la propria pena lontano dall’isola in regime di stretta sorveglianza, nota in Francia come DPS “Détenu particulièrement signalé”) in carcere ad Arles, in Provenza, quando il 2 marzo scorso, Franck Elong Abé, condannato a 9 anni per associazione criminale terroristica, ha strangolato Colonna per 8 minuti senza che nessuna guardia – nonostante i rigidi controlli – intervenisse. Colonna è finito in coma all’ospedale di Marsiglia.

Gli indipendentisti, furiosi per il fatto che un detenuto sotto stretta sorveglianza sia stato aggredito senza che nessuno intervenisse, hanno così riacceso una violenta guerriglia urbana.

“Sono passati otto minuti prima che i servizi di emergenza intervenissero con lui. Quando conosci la centrale di Arles come me, la sua organizzazione molto sicura, è impossibile. È un vero e proprio scandalo di Stato. Dovremo fornire risposte concrete”, ha dichiarato Jean-Felix Acquaviva, deputato del Partito autonomista Femu a Corsica.

Emmanuel Macron aveva promesso una riappacificazione con le proteste, anche violente, che, al grido di “statu francese assassinu”, chiedono l’indipendenza dalla Francia.

Dopo due anni di silenzio a causa del Covid, infatti, ad Ajaccio è tornata la Festa della Madunnuccia, quando, tra il 17 e il 18 marzo ad Ajaccio, capoluogo dell’isola, sfila la statua della Madonna e si festeggia la santa patrona della città, che nel XVII secolo salvò la città e l’isola dalla peste polmonare in arrivo da Genova.

Durante i festeggiamenti, i separatisti hanno tenuto manifestazioni di piazza chiedendo indipendenza.

Pressato dalle proteste e dalla guerriglia urbana, Emmanuel Macron ha deciso di tentare, promettendo, anche attraverso parole esplicite del ministro dell’Interno Gérald Darmanin, che Parigi allenterà il suo potere e ha anche concesso la sospensione della pena per Yvan Colonna, l’indipendentista corso condannato all’ergastolo (per l’omicidio del prefetto Claude Erignac, nel 1998) e gravemente ferito in un’aggressione nel carcere di Arles lo scorso 2 marzo, evento che è stato all’origine della nuova fiammata di scontri e contestazioni.

Secondo l’autonomista corso presidente della Regione, Gilles Simeoni, quelle del governo di Parigi “sono parole importanti, che aprono una prospettiva, ma sono parole alle quali adesso bisogna dare un seguito e una concretizzazione”.

Secondo invece gli esponenti del Fronte di liberazione nazionale della Corsica (FLNC), le concessioni di Macron sono solo un “contentino” e promettono rivolte armate e insurrezioni, convinti che e decisi ad ottenere l’obiettivo pieno, ovvero l’indipendenza dalla Francia. 

Parigi e il suo ministro Darmanin sostengono che con la concessione di maggiore autonomia le spinte indipendentiste si potranno tenere a freno; ma la scorsa domenica, 13 marzo, a Bastia, i manifestanti hanno lanciato molotov contro la prefettura.