Stimate autorità politiche, religiose e militari, Care e cari colleghi di Municipio,

Care concittadine e cari concittadini Luganesi, Care e cari Ticinesi,

Sehr geehrte Damen und Herren, die aus den anderen Kantonen zu uns gestossen sind, Confederati che ci avete raggiunti dagli altri cantoni, Chers Confédérés, qui vous nous avez rejoints depuis les autres cantons, Charas e chars Confederads che essas vegnids dals auters chantuns tar nus, Ladies and gentlemen who have chosen Lugano for your holidays,

sono lieto di salutare, a nome mio e del Municipio, tutti voi che avete deciso di passare la sera del Primo Agosto qui in Piazza della Riforma.

Saluto calorosamente anche coloro che ci stanno seguendo in diretta streaming dai loro quartieri e dalle loro case; così come i nostri concittadini e coloro che ci stanno guardando da altri cantoni o dall’estero, attraverso i canali social media della Città.

Sono orgoglioso di essere qui con voi questa sera. È gioioso vedere il corteo delle associazioni di Lugano tornare a sfilare per le vie del centro dopo 3 anni. Ringrazio tutti voi per essere qui a colorare nuovamente piazza della Riforma, festeggiando insieme il Natale della Patria.

Intorno a noi, la situazione geopolitica globale e continentale si trova in una fase delicata della storia contemporanea. Dopo anni di pandemia, la guerra in Ucraina ha riportato forti tensioni sul nostro Continente, creando di nuovo insicurezza, così come problemi umanitari, sociali ed economici. Il Vecchio
continente e i suoi Stati, con la politica internazionale, si erano illusi di aver lasciato tutto alle spalle, da
decenni. La Svizzera, e anche la nostra Lugano, si sono comunque dimostrate capaci di far valere il motto
che caratterizza il nostro Paese e che viene celebrato nella giornata del 1°agosto: “Uno per tutti, tutti per
uno”.

In questo periodo storico difficile e preoccupante, la nostra Patria non deve cedere a lusinghe esterne, mettendo in dubbio la propria neutralità e integrità che la contraddistingue da un paio di secoli: dal 1815 dopo il Congresso di Vienna. Nel contesto attuale, va sottolineata la generosità con la quale moltissimi luganesi hanno aperto le porte delle loro case per accogliere cittadini ucraini in fuga dal conflitto: una generosità esemplare. La nostra città – e ce ne eravamo già accorti nei mesi più duri della pandemia – ha un grande cuore. Per questo tengo ad esprimere un grande grazie, a nome mio e del Municipio, a tutte e a tutti voi luganesi e a chiunque si sia impegnato nel volontariato.

Anche sul piano istituzionale, Lugano ha supportato la Confederazione nell’organizzazione della Conferenza internazionale sulla ricostruzione dell’Ucraina, che a inizio luglio ha portato al Palazzo dei Congressi delegazioni di oltre 40 paesi, permettendo un primo e tangibile passo per un piano di ricostruzione, che inizierà il giorno in cui le armi taceranno. Ci auguriamo tutti noi, molto presto.

Il nostro Paese – e con esso anche la nostra città – si contestualizza sempre più in uno scenario globale. Economia, finanza, scambi commerciali, ricerca e sviluppo, università, turismo: sono molteplici i settori che traggono benefici sistemici da un’apertura verso l’esterno. È fondamentale che il nostro territorio sia
inserito in una rete di scambi forte e interconnessa con il resto del Paese e dell’economia nazionale,
europea e mondiale. Le Relazioni diplomatiche della Città di Lugano lavorano costantemente a questo
obiettivo, ma sempre chiarendo lo status di una Svizzera sovrana e neutrale.

La Confederazione ha fatto delle sue differenze, delle sue molteplici anime e delle sue culture, la sua ricchezza. Anche Lugano è aperta verso il mondo e le 142 nazionalità dei suoi cittadini ce lo dimostrano. È interessante vedere anche che molti giovani Luganesi partono per altri Cantoni e verso l’estero per studiare, formarsi e fare esperienze di vita e di lavoro fuori dal Ticino e cosi feci io da giovane.
È triste invece constatare che sempre meno giovani tornino da dove son partiti.

In termini di interconnessione del nostro territorio con il resto della Svizzera e del mondo, nei miei primi mesi da Municipale – responsabile anche del Servizio di Statistica Urbana – il dato che ha maggiormente attirato la mia attenzione è stato il saldo tra gli arrivi e le partenze dei giovani attinenti di Lugano. Un saldo purtroppo negativo. Malgrado la popolazione di Lugano sia tornata a crescere, ci sono più giovani attinenti di Lugano che partono rispetto a quelli che tornano.

Sono convinto che la popolazione sia la vera ricchezza di una città, in particolare la popolazione giovane. Questo è ancora più vero in un territorio con una struttura demografica che vede il numero di pensionati in costante aumento e quello delle persone attive diminuire. Uno dei principali obiettivi di questa città è
dunque, senza dubbio, quello di essere attrattiva, di piacere e di essere all’altezza delle necessità e delle aspettative dei suoi cittadini più giovani. È necessario fare in modo che i giovani luganesi abbiano voglia di vivere qui, di lavorare qui, di creare le loro famiglie qui.

Molti di questi ragazzi ticinesi e luganesi non tornano in Ticino dopo i loro studi o addirittura partono verso altri Cantoni perché qui non trovano quello che cercano, perché considerano il nostro territorio una
Svizzera, economicamente, di serie B, soprattutto in tema di salari, dove il nostro Cantone è sempre,
desolatamente, la cenerentola della Confederazione.

Soltanto l’intervento convinto e parallelo di istituzioni ed economia privata potrà arginare questo problema. Il dumping salariale è un problema reale. In Ticino i lavoratori transfrontalieri accettano salari che ai ticinesi non permettono di arrivare alla fine del mese. Ciò, oltre a creare “dumping”, crea conflitti sociali. E questo non fa bene né all’economia, né alla società, né alla finanza pubblica. Se nel resto della Svizzera, per un giovane, è più facile trovare lavoro nel proprio ambito di formazione, a casa nostra i giovani ticinesi dovrebbero poter essere considerati con un occhio di riguardo dalle imprese. E qui la responsabilità sociale degli imprenditori assume un ruolo fondamentale. Le imprese locali giocano un ruolo essenziale. Se – come molte già fanno – retribuiranno adeguatamente i giovani ticinesi, questi saranno stimolati a non cercare lavoro altrove e a non lasciare il nostro territorio.

Ma non è certo soltanto delle imprese il compito di rendere il nostro territorio più a misura di giovane. Le istituzioni devono assumere un ruolo decisivo nel riuscire a trattenere i nostri ragazzi e a incentivare il ritorno di quelli che sono partiti.

A monte, ritengo che si debba partire dall’offerta formativa. È necessario orientare la formazione di tutti i
livelli di scuola nel nostro Cantone, verso le reali esigenze del mercato del lavoro locale. Al perseguimento
di questo obiettivo sto lavorando attivamente anche nella mia attività di Granconsigliere. Occorre poi
intervenire sul piano economico – dove forse vi è margine nel dare più incentivi per far restare in Ticino le
ragazze e i ragazzi che vogliano aprire qui delle imprese start-up. Le Istituzioni devono però pensare anche alla sfera sociale e culturale. Per piacere ai giovani una città deve essere viva e dinamica, investire in
politiche pubbliche che li incentivino a tornare in città e Lugano si sta muovendo proprio in questo senso.

In termini di politiche comunali di sostegno alle famiglie, desidero ricordare gli importanti sforzi fatti in ambito di asili nido comunali, servizi extrascolastici, sostegno all’equilibrio tra lavoro e famiglia.

In ambito di aggregazione, Lugano – oltre alla ricca offerta di eventi che anche questa estate sta registrando una partecipazione fantastica – sta ristrutturando la sua offerta lungo tutto l’arco dell’anno, per fare in modo che le iniziative e gli eventi proposti dai giovani luganesi possano realizzarsi grazie al sostegno e agli spazi della Città.

E a proposito di spazi, la questione dei luoghi di aggregazione è senza dubbio fondamentale per rendere Lugano viva e attrattiva anche per i giovani. Dico “anche” perché non vanno certo dimenticati coloro che non sono più giovani come un tempo – come il sottoscritto – o i nostri anziani. Lugano non lascia alle spalle nessuno; e sono molti i progetti che in questo senso mettono al centro dell’attenzione dello sviluppo territoriale anche le fasce più anziane della popolazione.

I grandi progetti che stanno trasformando Lugano si muovono comunque per trasformarla in un luogo più attrattivo e dimanico. Se il Polo Culturale sta dando i suoi frutti, il Polo Sportivo e degli Eventi sarà un
tassello fondamentale per l’aggregazione giovanile. Il PSE sarà un vero e proprio palcoscenico dedicato alle nuove generazioni, uno spazio di svago e condivisione.

La digitalizzazione – della quale mi occupo direttamente nel mio Dicastero – è anch’essa, senza dubbio, un’opportunità per rendere Lugano più attrattiva, sia direttamente – creando opportunità di impiego – sia
indirettamente, contribuendo a far crescere l’economia locale. La digitalizzazione è una delle leve che ci
permetterà di colmare il ritardo dell’economia ticinese rispetto a quella del resto della Svizzera, ma pur
sempre senza lasciar alle spalle coloro che ancor oggi non si sentono sicuri a cavalcare l’evoluzione
dell’informatica. Per loro, vi sono dei servizi cittadini pronti ad aiutare chi vorrà passare dall’analogico al
digitale.

Il tanto citato “Plan B”, al quale la Città di Lugano crede molto, è in realtà un piano pensato proprio per
farla tornare in serie A, per far divenire Lugano un punto di riferimento nella tecnologia blockchain in
Europa.

A meno di 5 mesi dal lancio di questa iniziativa, aziende e persone si stanno trasferendo a Lugano e – lo sappiamo per certo – stanno assumendo giovani ticinesi, retribuendoli con salari assai interessanti. Altre start-up stanno nascendo, creando opportunità di lavoro e di crescita delle competenze in un ambiente internazionale volto alla condivisione delle conoscenze.

La digitalizzazione rappresenta poi un’opportunità straordinaria anche in ambito di comunicazione. Se vogliamo che Lugano sia una città proiettata al futuro, dobbiamo fare in modo che pure l’Amministrazione sia capace di rivolgersi a tutti, giovani e meno giovani. In questo senso, stiamo lavorando a un progetto che in autunno amplierà lo spettro della comunicazione istituzionale per renderla più immediata, performante e vicina a tutte le cittadine e i cittadini, giovani e giovanissimi inclusi.

Vogliamo una Lugano viva e dinamica!

Al ruolo cruciale dei giovani nella vita di una città e alle potenzialità della trasformazione digitale credeva molto anche il mio amico Marco Borradori. Desidero andare alla conclusione del mio discorso rivolgendo un pensiero proprio a lui, che su questa piazza, lo scorso primo agosto, ha parlato per l’ultima volta a tutte e a tutti noi luganesi. In una situazione certo non facile ci confidò quanto fosse felice di vivere in un Paese che nel corso dei secoli ha saputo valorizzare le differenze invece di cancellarle. Ricordo che nel suo breve discorso ci regalò un’altra bella riflessione: ci disse di essere convinto che luce e buio hanno entrambi ragione di esistere, esattamente come il giorno e la notte. Ma, come sempre caratterizzato dalla grande positività che lo contraddistingueva, affermò anche di essere convinto che i momenti difficili si possono sempre superare e che la luce è sempre in grado di sovrastare il buio. Una luce che più che mai
necessitiamo tutti, dal nostro Continente al Mondo intero.

Non da ultimo, rivolgo un particolare grazie a tutta l’Amministrazione comunale, alle luci blu (Polcom, Pompieri, Protezione civile e Croceverde) al Corpo Volontari luganesi, a tutte le Associazioni sul territorio nelle loro variegate occupazioni sportive, culturali e sociali, ai nostri saggi anziani pilastro della società e ai giovani, il nostro futuro.

Buon primo agosto Lugano!