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Una protesta non autorizzata sfocia in scontri con la polizia: fra rivendicazioni legittime e derive pericolose, si alza il livello di allerta per l’antisemitismo in Svizzera.

Una manifestazione pro-Palestina non autorizzata, tenutasi sabato pomeriggio a Berna, ha richiamato circa 2000 persone e si è rapidamente trasformata in uno scenario di tensioni e violenza. La polizia ha adoperato pallottole di gomma e idranti contro alla folla. Il corteo, inizialmente pacifico e variegato nella composizione — con famiglie, studenti, persone anziane — ha assunto ben presto i contorni di uno scontro duro con la polizia, culminato nell’uso di proiettili di gomma, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua da parte delle forze dell’ordine. Diversi manifestanti, soprattutto del cosiddetto “blocco di testa”, hanno risposto con fuochi d’artificio, lanci di oggetti e slogan ostili, non solo contro Israele, ma anche contro la Svizzera.

https://www.rts.ch/info/suisse/2025/article/manifestation-pro-palestine-a-berne-heurts-violents-avec-la-police-28894010.html

Lungo il percorso, muri e facciate sono stati vandalizzati con scritte, mentre alcune testimonianze parlano di colpi di manganello e lacrimogeni lanciati in mezzo a bambini e passeggini. Una scena drammatica racconta di un bambino disperso, poi fortunatamente ritrovato, che ha indotto la folla a sedersi per facilitarne la ricerca. Un gesto di umanità che, purtroppo, si è perso nella confusione di una protesta degenerata.

Il pericolo dell’antisemitismo nascosto

Mentre il diritto alla protesta è legittimo e tutelato in ogni democrazia, l’uso violento della piazza e il ricorso a slogan estremisti pongono domande inquietanti. Tra le parole d’ordine scandite dal corteo, si è sentito parlare di “Stato genocida israeliano” e si è chiesto esplicitamente di interrompere ogni cooperazione culturale, economica e accademica con Israele. Queste posizioni, per quanto legate a un conflitto reale e sanguinoso come quello di Gaza, rischiano di diventare un veicolo per l’odio antiebraico.

In un clima così polarizzato, l’antisemitismo non si manifesta più solo con simboli o insulti espliciti, ma si insinua dietro parole d’ordine apparentemente politiche, come se l’essere ebreo significasse automaticamente essere corresponsabile della politica israeliana. È una deriva pericolosa, che confonde il dissenso legittimo con l’odio identitario.

La manifestazione non era autorizzata e questo ha portato le autorità bernesi a intervenire con fermezza. Tuttavia, la risposta deve andare oltre l’ordine pubblico: serve una riflessione profonda da parte di istituzioni, scuole, media e organizzazioni civili per distinguere la solidarietà politica dalla strumentalizzazione dell’odio.

Quando manifestazioni di questo tipo si trasformano in cortei facinorosi, con slogan violenti e comportamenti aggressivi, si tradiscono i valori stessi che si dice di voler difendere: la pace, la giustizia, i diritti umani. Nessuna causa, neppure la più giusta, può giustificare l’odio o l’intimidazione.

Conclusione

Quanto accaduto a Berna è un segnale d’allarme per la Svizzera. In un Paese che ha sempre cercato di promuovere il dialogo, la neutralità e la convivenza pacifica, è inaccettabile che la solidarietà con un popolo oppresso si trasformi in intolleranza contro un altro. Condannare ogni forma di antisemitismo, anche quando si traveste da attivismo politico, è un dovere morale e civile.

Lili