Il principio democratico della maggioranza non garantisce verità e giustizia, ma solo la prevalenza del numero, di una massa. Nella Germania di Hitler i più erano nazisti. La democrazia è la sublimazione politica della legge del più forte, che è la legge della giungla. Che io sappia, anche le organizzazioni mafiose votano l’organigramma interno.

Socrate, che esortava alla virtù, fu condannato a morte da una maggioranza democratica, con due votazioni. In base al principio di maggioranza, il Galilei copernicano avrebbe torto, perché la quasi totalità dei docenti universitari europei dell’epoca era aristotelico-tolemaica e gli dava addosso. A parte tutte le manipolazioni a cui oggi è soggetta, con i media, il sistema culturale e il potere economico, la democrazia politica è, dunque, non solo la dittatura della maggioranza, come diceva Tocqueville, ma è anche, come sostenuto dai liberali classici, la dittatura degli incompetenti, attraverso le elezioni. Infatti chi vota, quand’anche fosse uno scienziato, non ha né avrà mai tutte le competenze relative a tutto ciò per cui vota e per cui quindi decide. La diffusione dell’istruzione, proposta dai democratici come soluzione al problema, non solo per le modalità ideologiche con cui è avvenuta e avviene, non può strutturalmente risolverlo: nessun elettore avrà mai competenze su tutto lo scibile, ammesso pure e non concesso che il sapere, pure scientifico, sia veramente fondato, mentre sarà comunque umanamente limitato, come evidenziato dall’epistemologia contemporanea.

Quanto alle manipolazioni e alle distorsioni della attuale democrazia, si possono ormai descrivere agevolmente con la micro e la macro Sociologia, a partire dalla teoria delle élites, e passando poi alla Scuola di Francoforte, che spiega come i sistemi occidentali siano sostanzialmente totalitari, in quanto controllano le persone “dall’interno” di esse, con la seduzione/corruzione morale e ideologica e con la ricchezza materiale diffusa. Gli elettori attuali sono quindi condizionati e comprati, manipolati e complici. La cosiddetta e apparente democrazia, dunque, perché il vero Potere ce l’ha l’élite economico-finanziaria, che controlla pure il sistema politico e quello culturale, è una medicina al contrario: vuole curare i mali delle masse facendo decidere alle masse malate, dopo che sono state corrotte, comprate e manipolate (e quanto gli uomini preferiscano un piatto di lenticchie alla virtù è quindi definitivamente dimostrato). Per curare i mali della società, invece, ci vogliono i veri medici, aveva ragione Platone.

Ma chi sono i veri medici? Per una nuova teocrazia I “medici”, nella Storia, sono i Santi. Ogni epoca e ogni società ha i suoi, anche se il vertice si tocca storicamente con il cristianesimo, rivelazione di Dio-Cristo, detto e dimostrato con fatti, profezie realizzate e miracoli. Il problema oggi è che la santità è rifiutata sia dalle élites al potere, sia dalle masse corrotte (con minoritarie lodevoli eccezioni).

Questo prevedeva Platone: una sana e santa teocrazia, che non esclude del tutto la democrazia ma dove ognuno svolge il ruolo per cui ha naturalmente talento. Il tutto infatti è con il consenso della gente, quindi non dittatoriale. L’abbiamo mai avuta nella Storia? Sì, in parte, ad esempio nel Medioevo, ai tempi di Luigi IX il Santo, re di Francia, che governava con una élite di persone corrette e competenti. Quando è morto il popolo piangeva. Su piccola scala, abbiamo avuto in passato i monasteri benedettini, dove l’abate, che si sceglieva i collaboratori, l’élite, era eletto, ma poi comandava lui. I modelli ideali a cui ispirarsi li abbiamo nella Repubblica di Platone e in Utòpia di San Tommaso Moro.

Realizzazioni parziali, con i loro limiti umani, sempre su piccola scala, le abbiamo oggi in Nomadelfia (presente dagli anni Trenta vicino Grosseto) e nelle tante comunità monastiche, non solo cristiane. Senza la santità, la vita individuale e collettiva sulla terra è un inferno: Dio è pace, amore, giustizia, intelligenza. Comunque, piaccia o non piaccia, ciò che oggi appare lontana e irrealistica utopìa, cioè una società sana e santa, teocratica, domani sarà realtà, che seguirà alla grande purificazione prodotta dalle catastrofi in arrivo, naturali, come grandi terremoti, e provocate dagli uomini malvagi, come epidemie e guerre.

L’umanità, dopo tale grande purificazione, tornerà a Dio e regneranno finalmente la pace e la santità sulla terra, anche mediante un clero riformato, che farà propria la lezione di Innocenzo III nel “Dictatus Papae”. Tutto questo avverrà, dicono le profezie dei Santi, nei prossimi decenni. Si salvi chi può?