Roberto Siconolfi
“Destra e sinistra non esistono più”, “sono due lati di una stessa medaglia”, “io sono contrario alle etichette”, “ma cos’è la destra e la sinistra?, diceva Gaber”, poi però tutti portano acqua al mulino della sinistra, del grande fiume della rivoluzione gnostico-moderna social-comunista, con le sue idee, modi di pensare, parole d’ordine, luoghi comuni, e in tutte le sue varianti, non ultime quelle liberal e woke.
Del resto, premesso che destra e sinistra sono concetti riduttivi, macroaree politologiche, ha davvero senso dire che la concezione del mondo gerarchica, anti-egualitaria, basata sull’idea, l’identità e lo spirito sia la stessa cosa che quella egualitaria, orizzontale, universalista, basata sulla questione economico-sociale.
E se questa può apparire come una discussione meramente accademica, filosofica, dovremmo invece osservare i frutti di tutto ciò, di questi grandi fronti dove chi ha una visione conservatrice e tradizionale del mondo si mette a rimorchio di situazioni, partiti e movimenti che poi puntualmente rifluiscono a sinistra, o peggio ancora viene “schedato” e attaccato come soggetto non gradito o fascista.
Oltre la destra e la sinistra è spesso un mito incapacitante, animato anche da sudditanza psicologica, una nicchia comoda all’interno di un mondo (Italia ed Europa) dominato in tutti i suoi gangli vitali da chi invece una visione ben precisa e schierata ce l’ha eccome, ed è di sinistra.

E questo proprio oggi, che dagli USA alla Russia, e per certi versi anche in Cina o in India, una visione tradizionale del mondo va al potere.
Forse è più accurato parlare di una nuova politica imperiale, che per forza di cose è premoderna, e quindi precedente agli schematismi che abbiamo conosciuto negli ultimi secoli.
Ma da qui a mischiare le carte, proporre fronti, associazioni addirittura partiti dove c’è dentro tutto e il contrario di tutto, dai neofascisti o cattolico-tradizionalisti ai comunisti, ce ne vuole.
Forse lo schema, certamente anch’esso riduttivo, più opportuno è quello delle forze della conservazione, meglio ancora della rivoluzione conservatrice o della tradizione, opposte a quelle del caos, della distruzione e della sovversione, la cui ultima maschera, dopo giacobinismo e bolscevismo è quella liberal e woke.
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