Liliane Tami

Cinque secoli dopo lo scisma anglicano, il Regno Unito e la Chiesa cattolica si ritrovano. Papa Leone XIV e il re d’Inghilterra pregano insieme in Vaticano: un gesto che chiude una ferita aperta dai tempi di Enrico VIII e delle sue tragiche vicende matrimoniali.

Re Carlo arriverà a Roma il 22 ottobre in visita di Stato da papa Leone XIV, e diventerà Royal Confrater, Confratello Reale, a San Paolo fuori le mura


Il ritorno della figlia ribelle

Cinque secoli di silenzi, diffidenze, incomprensioni:

Dalla rottura, le relazioni diplomatiche tra Londra e Santa Sede, sono riprese solo nel 1914 ma non c’è stato un ambasciatore fino al 1982. Fu Elisabetta II, la prima ad essere accolta in visita di Stato alla Santa Sede nel 1980, quando sul seggio di Pietro c’era Giovanni Paolo II che sarà anche il primo pontefice a viaggiare Oltremanica, a Buckingham Palace, per una storica visita pastorale nel 1982 che porterà a relazioni diplomatiche stabili. 

Durante il regno di Elisabetta, non solo la sovrana con il marito Filippo era tornata in visita prima da papa Giovanni Paolo II per il Giubileo del 2000 e poi nel 2014 da papa Francesco per i 100 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche, ma molti esponenti Windsor sono stati in Vaticano. 
Eppure, nell’autunno del 2025, un’immagine ha commosso il mondo: il re d’Inghilterra e il Papa insieme, in preghiera, sotto gli affreschi della Cappella Sistina. È accaduto davvero. Per la prima volta dal 1534 – da quando Enrico VIII spezzò il legame con Roma per sposare Anne Boleyn – un sovrano britannico ha pregato pubblicamente con un pontefice.

E oggi, invece, un gesto che nessuno avrebbe immaginato possibile: Papa Leone XIV, erede spirituale di San Pietro, e Carlo III, erede di un trono nato proprio dallo strappo alla Chiesa di Roma.
La stampa inglese ha parlato di “momento storico”, di “prima preghiera comune dopo mezzo millennio”. Ma al di là dei titoli, quel gesto ha il sapore di una riconciliazione profonda: la figlia ribelle, “la perfida Albione”, torna – almeno simbolicamente – a inginocchiarsi accanto alla madre Chiesa.


Dalla frattura di Enrico VIII alla preghiera di Carlo III

La storia è nota. Nel 1534, Enrico VIII ruppe con Roma dopo che il Papa gli negò l’annullamento del matrimonio con Caterina d’Aragona. La nuova moglie, Anna Bolena, divenne il simbolo di quella rivoluzione: affascinante, colta, ma anche fatale.
Fu accusata di tradimento e decapitata, vittima di intrighi di corte. Da allora, nella memoria popolare, su Londra aleggia la “maledizione di Anna Bolena”, una sorta di spettro che accompagna i matrimoni reali e le inquietudini religiose d’Inghilterra.

“Divorced, beheaded, died; divorced, beheaded, survived” — recita la filastrocca scolastica sui destini delle sei mogli del re.
Sangue, dolore, e un’eredità di scismi e divisioni.
Da allora, nessun re inglese aveva più pregato con un Papa.


L’incontro che spezza l’incantesimo

Il 22 ottobre 2025, a Roma, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, Papa Leone XIV e Re Carlo III si ritroveranno per un incontro di preghiera ecumenica.
Il tema scelto: “La custodia del Creato”, una terra comune dove le due Chiese possono incontrarsi senza sospetto.
Al termine, il Pontefice ha definito l’evento “un seme di pace nel solco della storia”, mentre Carlo III ha parlato di “ritorno alla casa dei padri”.

Nessuna conversione, certo. Nessuna resa dottrinale.
Ma un gesto potente di armonia, che chiude un cerchio aperto da secoli di ostilità.
Un gesto che vale più di mille documenti diplomatici.


La “maledizione” trasformata in benedizione

C’è chi ha voluto leggere l’episodio come la fine simbolica della “maledizione di Anna Bolena”.
La regina che portò Enrico VIII alla ribellione, che morì sola e condannata, sembra finalmente trovare pace nella riconciliazione tra le due sponde del cristianesimo inglese.
È come se la sua testa, caduta sotto la scure, potesse oggi riposare: il sangue versato per un amore proibito ha generato secoli di divisione, ma anche la spinta a un cammino di verità e di dialogo.

L’Inghilterra che nel tempo fu “perfida” ( per -fides, fuori dalla fede- agli occhi di Roma, oggi torna a parlarsi con voce umana, non più di potere ma di fede.
Forse — e non è poco — il gesto di Carlo III è un riscatto per quel continente che per secoli ha rifiutato la chiesa,


La perfida Albione e la Madre Chiesa

“Perfida Albione”: così la chiamavano i cattolici continentali dopo lo scisma, vedendo in Londra la capitale di un’Europa divisa.
Ma quella perfidia era il volto di una ferita.
Oggi, nell’abbraccio tra un papa e un re, si intravede la guarigione di un’antica malattia dell’anima europea.
È un piccolo miracolo diplomatico, teologico e umano: due mondi che per secoli si sono scomunicati a vicenda, oggi si siedono l’uno accanto all’altro e sussurrano la stessa preghiera.


Epilogo: il tempo della misericordia

Forse il senso più profondo di tutto questo non è politico né ecumenico, ma spirituale.
Quando la storia si ferma un istante, e due poteri un tempo nemici si ritrovano davanti a Dio, l’uomo può intuire che nulla è perduto per sempre.
Anche le maledizioni, anche gli errori più antichi, possono essere redenti.

Cinque secoli dopo la spaccatura di Enrico VIII, Londra e Roma pregano di nuovo insieme.
E, forse, da qualche parte nell’eternità, Anna Bolena sorride.