Aprile 1943

(Sceneggiatura narrativa)

INT. SOTTERRANEO DEL GHETTO – NOTTE

Una candela tremola su un tavolo sporco. Attorno, una decina di giovani in cappotti consunti, armi rudimentali davanti a loro. Le ombre danzano sui muri scrostati.

MORDECHAI ANIELEWICZ (25 anni), il comandante, parla con voce ferma.

ANIELEWICZ
(domando gli sguardi)
Domani entrano. È Pasqua per loro. Per noi sarà libertà. Anche solo per un giorno.

ZIVIA LUBETKIN (23 anni)
(alza lo sguardo, dura)
Libertà? Con dieci pistole e due granate?

ANIELEWICZ
(sorride appena)
Con il coraggio. È tutto ciò che ci hanno lasciato.

Un silenzio grave. Tutti sanno che è una condanna.

MAREK EDELMAN, medico, aggiusta il caricatore della sua pistola.

EDELMAN
Nessuno deve cadere vivo. Promesso?

TUTTI
(sottovoce)
Promesso.

La candela si spegne. Buio.


EXT. GHETTO DI VARSAVIA – ALBA DEL 19 APRILE 1943

Il sole filtra tra la nebbia e il fumo dei camini. In lontananza, il rombo dei carri armati tedeschi.

Un altoparlante gracchia in tedesco. Le truppe di Jürgen Stroop avanzano.

Ma appena girano l’angolo di via Zamenhofa, un’esplosione li investe.
Una bottiglia molotov colpisce un blindato. Fiamme. Urla.

Dai tetti partono i colpi. Giovani in cappotti logori sparano dalle finestre, urlando:

COMBATTENTE ZOB
Per Treblinka! Per i nostri morti!

Un soldato tedesco cade. Un altro arretra, bruciato.

Nel caos, Zivia scende da una scala, sanguinante ma determinata.

ZIVIA
(al megafono)
Varsavia! Ascoltateci! Siamo vivi! Combattiamo!

La sua voce si perde tra il crepitio delle mitragliatrici.


INT. CANTINA – GIORNI DOPO

Fumo, cenere, tosse. L’aria è quasi irrespirabile.
Anielewicz scrive su un foglio sporco.

ANIELEWICZ
(legge a bassa voce mentre scrive)
“Il sogno della mia vita si è realizzato. Ho visto la resistenza ebraica nella sua grandezza e gloria…”

Fuori, il rumore delle fiamme. I tedeschi stanno incendiando ogni edificio.

EDELMAN
(guardando in alto)
Bruciano tutto. Casa dopo casa.

ZIVIA
Allora restiamo qui. Fino alla fine.

ANIELEWICZ
(sospira, poi con calma)
Sì. Ma la fine non sarà loro. Sarà nostra.

Si sente un’esplosione vicina. La luce tremola.
Anielewicz posa la pistola accanto alla lettera. Si guardano tutti. Silenzio.


EXT. GHETTO DISTRUTTO – 16 MAGGIO 1943

Il generale Stroop osserva le rovine fumanti.
Dietro di lui, la Grande Sinagoga di Varsavia.

STROOP
(sottovoce, cinico)
Il ghetto ebraico di Varsavia non esiste più.

Fa un cenno al soldato.
Un boato. La sinagoga esplode.


VOCE FUORI CAMPO – ZIVIA (sopravvissuta)

“Ci chiamavano fantasmi. Ma in quei giorni, tra le macerie, siamo stati vivi come non lo eravamo mai stati.
Hanno distrutto le nostre case, non il nostro nome.”

La macchina da presa si alza, mostrando le rovine che si perdono all’orizzonte, avvolte nel fumo.
Un raggio di luce filtra tra la polvere.

FADE OUT.