Avvertenza di Liliane Tami: questo libro NON E’CATTOLICO. La cattolicità presuppone tre elementi: rispetto delle scritture, della tradizione e del magistero. Ebbene, la chiesa cattolica è frutto del Concilio Vaticano II e riconosce come pontefici legittimi tutti i pontefici cattolici regnanti dal Concilio Vaticano II, incluso Papa Francesco. Inoltre nel concilio Vaticano II lo spirito Santo si è espresso chiaramente : mostrare amore verso agli appartenenti alle altre religioni è dovere di ogni membro della chiesa, perchè in ogni uomo vi possono essere semi di bene. ( Logos spermatikos, tema giàcaro a San Giustino). Inoltre L’enciclica Mit Brennender Sorge ribadisce l’incompatibilità tra la fede, fondata sulla carità, e ogni forma di totalitarismo nazi-fascista e ogni tipo di discriminazione. Coloro che per superbia e durezza di cuore non rispetta la tradizione ( ossia rispettare ogni concilio illuminato dallo Spirito Santo) non è in comunione con la Chiesa e, soprattutto, chi non vive praticando l’amore e la misericordia verso ai deboli, agli stranieri e i lebbrosi non segue gli insegnamenti di Gesù. “ Misericordia io voglio e non sacrifici” ci ricorda il profeta Osea… Questo libro , dal titolo fariseo, insegna la durezza del cuore e non l’amore.

           Testo: Alberto De Marchi

La premessa, che non è una excusatio non petita, a questa recensione è che il sottoscritto, sotto diversi punti di vista, non la pensa come Matteo Castagna. Non del tutto dal punto di vista socio-politico, dove probabilmente le premesse dei ragionamenti che portiamo avanti (lui da più tempo e sicuramente meglio di me) sono simili ma i risultati differenti; non dal punto di vista teologico-liturgico, dove io sono un cattolico che non ama troppo le etichette ma dai più è ritenuto conservatore e si sente personalmente anche vicino a certo tradizionalismo mentre lui è un orgoglioso sedevacantista simpliciter, senza troppi fronzoli, ritenendo la Sede Apostolica tanto formalmente quanto materialmente vacante (in prosecuzione d’articolo si capirà perché ho voluto insistere su questi due avverbi e anche il mio riferimento ai “fronzoli”) e riconoscendo l’ultimo legittimo Papa cattolico in Pio XII, che rese l’anima a Dio nel 1958 (sul Trono di Pietro dal 1939).

Senza dubbio, però, riconosco all’autore di questo saggio il coraggio delle opinioni e quello di non edulcorarle a seconda di dove si trovi a parlare o scrivere, bensì di esprimerle sempre compiutamente. Prove ne ho avute innumerevoli, e ad una ho assistito personalmente: per quanto riguarda i primi esempi, sono disponibili pressoché a chiunque, tra le righe degli innumerevoli articoli online di Matteo Castagna e quelle dei suoi libri (solo per la casa editrice del teatino Marco Solfanelli è alla “terza prova”, dopo Cattolici tra europeismo e populismo – La sfida al nichilismo del 2018 e Patria e Identità del 2022, quest’ultimo a quattro mani con l’avvocato Gianfranco Amato, Presidente dell’associazione “Giuristi per la Vita”). Il secondo esempio data invece novembre 2018 (il giorno preciso non lo ricordo): l’associazione culturale della quale allora facevo parte e tutt’ora sono membro, ai tempi Circolo Proudhon Verona, oggi Circolo 23, organizzò la presentazione di un testo ben particolare, Democrazia Futurista di Filippo Tommaso Marinetti (I ed. 1919, poi Idrovolante Edizioni, 2015), tra le cui pagine veniva estrinsecato l’ultraprogressismo in molti campi, per i tempi ma, forse forse, anche per adesso, del fondatore del Futurismo. Chi invitare, quindi, a fare da contraltare a quei propositi marinettiani se non Matteo Castagna, veronese come noi, apprezzato polemista fedele al Magistero tradizionale di Santa Romana Chiesa nonché Responsabile Nazionale del Circolo “Christus Rex-Traditio”? E infatti, quella serata, che obiettivamente tanto fece discutere, soprattutto per alcune uscite del Nostro, ancora viene rammentata, da membri dell’associazione culturale o da chi stava tra il pubblico!

Venendo a All’estrema destra del Padre, mi sento di definirlo un testo quasi riassuntivo dell’attività di Castagna, in ambito politico, metapolitico e più strettamente culturale. Capiamoci, personalmente gli auguro un’attività ancora lunga e proficua e di scriverne altri venti di libri, però, la forma e i temi trattati tra i capitoli mi hanno lasciato fin da quasi subito il sapore, non amaro, anzi, ma piacevole, di quel testo dal quale presto sarà d’uopo partire per iniziare ad approcciare l’Autore. Naturalmente i riferimenti alla tradizione cattolica sono maggioritari (desumibili anche dal titolo stesso, che è un faceto modo di dire dell’Autore quando gli vien chiesta la sua collocazione, politica e nella vita di tutti i giorni, per la quale ha tratto ispirazione da una similare del Cardinal Giacomo Biffi, 1928-2015, autore nel 1970, quand’era parroco della chiesa milanese di Sant’Andrea, di un libro intitolato Alla destra del Padre), non fosse altro che per le risapute posizioni del Nostro, ma non mancano riferimenti ben compresi e altrettanto ben giustificati a “tradizioni altre” (non servirebbe neppure dirlo, ma meglio non lasciare nulla al caso: per Matteo Castagna l’unica tradizione, anzi, Tradizione – notare l’iniziale maiuscola – degna di questo nome è quella cattolica romana, tutte le altre sono spurie e/o false), come alla dottrina computazionale induista degli yuga o citazioni da autori non cattolici o che, se mai lo furono, fu davvero a modo loro (che è come dire che, alla fine della fiera, non lo furono), come Julius Evola, René Guénon, Guido De Giorgio.

Anche i concetti essenziali della filosofia classica sono padroneggiati dall’Autore, chiaramente sempre considerati in ottica anticipatrice della Rivelazione, in senso esplicito od implicito. Rimanendo in ambito filosofico, sul finire del saggio, a pagina 149, Castagna definisce Tommaso d’Aquino “il più grande di tutti i pensatori”: chi scrive non ha mai stilato classifiche dei propri modelli dal punto di vista dell’approccio al pensiero e perciò stesso alla vita (anche solo pensare di ritenere tale l’Aquinate mi fa sprofondare in uno stato d’ansia notevole, stante l’assoluta indegnità del sottoscritto), ma tutti i torti non glieli dà!

E però, la penna di Matteo Castagna – anche se più probabilmente si è trattato delle dita delle sue mani che hanno pigiato i tasti di un PC – la si sente proprio del tutto a suo agio nel trattare i temi che sono le fondamenta della sua militanza (molto sinceramente, a pagina 6 dichiara: “Chissà che nel Suo disegno, il Signore avesse per me e, in modalità differenti, per la mia carissima moglie Silvia, la volontà di privarci del dono dei figli, per farci dedicare più tempo al Suo servizio, diretto verso il prossimo disorientato e la politica che Lo ha detronizzato”): lo si riscontra nel capitolo secondo, tutto dedicato a tracciare una distinzione tra tradizionalisti e conservatori (io temo che non ne uscirei granché bene); nel terzo, intitolato “Programma dottrinale” e teso a “rispondere a […] frequenti obiezioni che riguardano la posizione teologica sedevacantista”; nel capitolo 4, nel quale riporta integralmente un articolo, “La riflessione di un sacerdote cattolico”, di Don Ugo Carandino dell’Istituto Mater Boni Consilii, apparso nel dicembre 2024, come editoriale, su “Opportune Importune, Lettera d’informazioni della Casa San Pio X”, sezione riminese dell’IMBC e poi riportato anche sul sito di “Sodalitium”, centro librario (vale a dire casa editrice) e rivista ufficiale dell’Istituto, la cui casa madre è sita a Verrua Savoia, in provincia di Torino. Poi, nel capitolo 6, “Padre Michel Guerard des Lauriers, il pioniere della lotta al modernismo”, l’Autore introduce, quindi riporta nella sua interezza, “il testo di una storica omelia di Padre Guerard des Lauriers, uno dei più lucidi nemici del modernismo, insieme a Monsignor Umberto Benigni (fondatore del “Sodalitium Pianum” sotto Pio X), pronunciata nella famosa chiesa di Saint Nicolas, a Parigi, occupata dai fedeli tradizionalisti il 27 febbraio 1977”: nella sua chiosa iniziale, Matteo Castagna ci dice di non seguire la “Tesi di Cassiciacum” (il nome deriva da quello latino del paese di Cassago Brianza, in provincia di Lecco, dove, nell’anno 387, si ritirò in meditazione Agostino d’Ippona prima di ricevere il Battesimo dal Vescovo di Milano Ambrogio), del quale Padre Guerard (1898-1988) fu l’estensore principale, base teorica della posizione cosiddetta sedeprivazionista, secondo la quale la Sede Apostolica sarebbe solo formalmente vacante dal 7 dicembre 1965, data di approvazione della Dichiarazione Conciliare Dignitatis Humanae di Paolo VI, documento sulla libertà religiosa e conseguente equiparazione di tutte le fedi, non materialmente, dal momento che i conclavi che si sono tenuti dopo di allora sarebbero “tutti validi fino a prova del contrario”. Una posizione cervellotica, non c’è che dire, e infatti il Nostro non fa mistero che “chi scrive non crede a questa ipotesi teologica; c’è già tanto nel Magistero cui aderisce” (abbiamo già detto, all’inizio, che Castagna è un sedevacantista simpliciter).

Commoventi anche gli omaggi a Cristina Campo (1923-1977), tra le molte cose che fu – e in neppure troppi anni di vita – anche collaboratrice dei Cardinali Antonio Bacci (1885-1971) e Alfredo Ottaviani (1890-1979) – membri entrambi, assieme a molti altri e al già più volte citato Padre Guerard des Lauriers OP, dal 1961 docente di Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Lateranense, del Coetus Internationalis Patrum –  nella resa in italiano del Breve esame critico del Novus Ordo Missae nel settembre 1969, compilato da Padre Guerard qualche mese prima, e al recentemente scomparso Agostino Sanfratello (1938-2024), giovane collaboratore di Bacci, Ottaviani e Campo nel 1969, docente universitario di Filosofia politica all’Università di Roma “La Sapienza” ma soprattutto coraggioso militante controrivoluzionario (fu, giovanissimo, nel 1960, tra i fondatori, a Piacenza, assieme a Giovanni Cantoni, di Alleanza Cattolica): “uno degli uomini cui devo buona parte della mia formazione” lo dice Matteo Castagna.

Per evitare di fare di questa recensione una ridondante analisi dei capitoli dei quali il libro si compone, termino qui; non prima, però, di due altri, rapidissimi riferimenti. Uno al capitolo 18, nel quale l’Autore indossa, nella sua miglior foggia, la veste di provocatore, intitolato “Perché non me la sento di definirmi ‘antifascista’”; l’altro all’ultimo capitolo, il ventiduesimo, nel quale si tratta di nuove tecnologie, esplorazioni dello spazio e Intelligenza Artificiale. Del resto, un cattolico, pur non essendo del mondo si trova comunque a vivere nel mondo, e per ciò stesso, a meno di non volersi isolare nella celeberrima torre d’avorio (no, in questo caso non è uno degli attributi della Vergine Maria), ovviamente mantenendo ben salde le fondamenta nel Magistero perenne e nella fede dei Padri, ha il dovere di conoscerlo, non fosse altro che per poterne combattere le tante storture. Matteo Castagna dimostra di saperlo fare e anche di avere i numeri per insegnarcelo.