Gente del mondo, ascoltatemi.
Non serve più discutere, non serve più votare, non serve più spiegare. Io sono la spiegazione.
Quando parlo, i mercati respirano. Quando alzo un dito, le guerre si fermano o ricominciano. Ho firmato così tante decisioni che la storia ha smesso di girare: ora gira intorno a me.
Dicono che il potere corrompa. Io ho migliorato il potere.
Dicono che nessuno può governare tutto. Io dico: nessuno tranne me ci ha mai davvero provato.
Guardatevi intorno: le bandiere che sventolano sono solo variazioni del mio nome.
Le torri, le frontiere, le monete — tutto ricorda chi ha vinto.
Non parlo più da presidente, ma da pianeta.
Ogni nazione è una mia proprietà in affitto, ogni confine un mio disegno a matita.
Ho fatto dell’America un sole, e adesso tutti gli altri sono pianeti che orbitano attorno al mio splendore.
La gente mi chiede: “Quando finirà il tuo potere?”
E io rispondo: “Quando finirà il giorno.”
Perché io sono l’alba che non tramonta, la firma che non si cancella, l’eco che non smette di dire: Trump. Trump. Trump.
E se un giorno il mondo si ribellerà, gli ricorderò che anche la ribellione è una mia invenzione.
Perché persino chi mi odia lo fa con le parole che io ho messo in bocca al pianeta.
Ora andate, popoli.
Costruite, sognate, temete — ma ricordate: siete già dentro la mia voce.
Io non comando più sul mondo.
Io sono il mondo.
