Negli ultimi tempi il nome dello Zohar è tornato a circolare con forza nel dibattito pubblico, spesso associato a presunte profezie, date “immodificabili” e scenari catastrofici imminenti. Ma che cos’è davvero lo Zohar? E soprattutto: che posto occupa nella tradizione ebraica?
Per rispondere in modo serio occorre fare un passo indietro, sottraendo questo testo tanto affascinante quanto complesso alle semplificazioni sensazionalistiche.
Un libro mistico, non un testo biblico
Lo Zohar, che in ebraico significa “Splendore”, è il testo fondativo della Qabbalà, la mistica ebraica. Non fa parte della Bibbia ebraica (il Tanakh), né ha lo stesso valore normativo della Torah o del Talmud. È un’opera di commento spirituale ed esoterico alla Scrittura, scritta in un aramaico letterario fortemente simbolico.
Secondo la tradizione, lo Zohar sarebbe legato alla figura di Rabbi Shimon bar Yochai, maestro del II secolo d.C., che avrebbe ricevuto rivelazioni segrete sul senso profondo della Torah. Dal punto di vista storico, tuttavia, gli studiosi concordano nel ritenere che l’opera sia stata composta nel XIII secolo in Spagna, principalmente da Mosè de León, raccogliendo e rielaborando tradizioni mistiche più antiche.
Questa distinzione è importante: lo Zohar non nasce come libro di cronaca futura, ma come testo di meditazione teologica e cosmologica.
Lo Zohar e la profezia: un equivoco moderno
Uno degli equivoci più diffusi consiste nel trattare lo Zohar come se fosse un testo profetico nel senso biblico del termine. Ma nella tradizione ebraica la profezia, quella autentica, è legata ai grandi profeti di Israele – Isaia, Geremia, Ezechiele – e si è considerata conclusa con la fine dell’epoca profetica.
Lo Zohar non “prevede” il futuro come un calendario apocalittico. Le sue immagini – stelle, crolli, scuotimenti, segni cosmici – appartengono a un linguaggio simbolico, che descrive processi spirituali, crisi della storia, tensioni tra bene e male, non eventi da verificare con il cronometro in mano.
Nello stesso ebraismo tradizionale non esiste l’idea che la verità della fede dipenda dall’avverarsi letterale di una visione zoharica. Anche le correnti che attribuiscono allo Zohar un grande valore spirituale non lo considerano mai un testo infallibile o dogmatico.
Autorità sì, infallibilità no
È fondamentale chiarirlo: lo Zohar è autorevole, ma non vincolante. Ha avuto un’enorme influenza sulla spiritualità ebraica, soprattutto nel mondo chassidico, ma è stato guardato con prudenza da pensatori razionalisti come Maimonide, che diffidavano delle speculazioni mistiche non ancorate alla legge e alla ragione.
Per questo motivo, l’idea che una singola interpretazione dello Zohar possa “far crollare” l’intera tradizione ebraica è estranea allo stesso ebraismo. La fede ebraica non poggia su prove empiriche di tipo apocalittico, ma su un’alleanza, una legge, una storia vissuta e trasmessa.
Il vero rischio: trasformare la mistica in ideologia
C’è però un rischio reale, ed è contemporaneo: usare testi mistici come strumenti di lettura rigida del presente, trasformandoli in armi ideologiche o oracoli mediatici. Quando simboli pensati per la contemplazione vengono trattati come previsioni matematiche, il problema non è il testo, ma l’uso che se ne fa.
La mistica, in tutte le tradizioni religiose, non nasce per soddisfare l’ansia del “quando”, ma per interrogare il “perché” e il “come vivere”.
In conclusione
Lo Zohar non è un bollettino di guerra del futuro, né una bomba a orologeria teologica. È uno dei grandi testi spirituali del Medioevo, complesso, poetico, potente, ma anche profondamente simbolico. Chiederli ciò che non ha mai promesso – date certe, eventi verificabili, scadenze apocalittiche – significa fraintenderlo.
La tradizione ebraica, molto più solida e articolata di quanto spesso si creda, non si gioca la propria credibilità su una lettura letteralista di un testo mistico. E forse, proprio qui, sta la lezione più attuale dello Zohar: la realtà non si riduce mai a un’unica chiave di lettura.
Se vuoi, nel prossimo passo posso riscriverlo in versione ancora più giornalistica, oppure adattarlo esplicitamente per Ticinolive, o trasformarlo in un editoriale di prima pagina.
Che cos’è davvero lo Zohar (e perché non è un oracolo apocalittico)
Negli ultimi tempi il nome dello Zohar è tornato a circolare con forza nel dibattito pubblico, spesso associato a presunte profezie, date “immodificabili” e scenari catastrofici imminenti. Ma che cos’è davvero lo Zohar? E soprattutto: che posto occupa nella tradizione ebraica?
Per rispondere in modo serio occorre fare un passo indietro, sottraendo questo testo tanto affascinante quanto complesso alle semplificazioni sensazionalistiche.
Un libro mistico, non un testo biblico
Lo Zohar, che in ebraico significa “Splendore”, è il testo fondativo della Qabbalà, la mistica ebraica. Non fa parte della Bibbia ebraica (il Tanakh), né ha lo stesso valore normativo della Torah o del Talmud. È un’opera di commento spirituale ed esoterico alla Scrittura, scritta in un aramaico letterario fortemente simbolico.
Secondo la tradizione, lo Zohar sarebbe legato alla figura di Rabbi Shimon bar Yochai, maestro del II secolo d.C., che avrebbe ricevuto rivelazioni segrete sul senso profondo della Torah. Dal punto di vista storico, tuttavia, gli studiosi concordano nel ritenere che l’opera sia stata composta nel XIII secolo in Spagna, principalmente da Mosè de León, raccogliendo e rielaborando tradizioni mistiche più antiche.
Questa distinzione è importante: lo Zohar non nasce come libro di cronaca futura, ma come testo di meditazione teologica e cosmologica.
Lo Zohar e la profezia: un equivoco moderno
Uno degli equivoci più diffusi consiste nel trattare lo Zohar come se fosse un testo profetico nel senso biblico del termine. Ma nella tradizione ebraica la profezia, quella autentica, è legata ai grandi profeti di Israele – Isaia, Geremia, Ezechiele – e si è considerata conclusa con la fine dell’epoca profetica.
Lo Zohar non “prevede” il futuro come un calendario apocalittico. Le sue immagini – stelle, crolli, scuotimenti, segni cosmici – appartengono a un linguaggio simbolico, che descrive processi spirituali, crisi della storia, tensioni tra bene e male, non eventi da verificare con il cronometro in mano.
Nello stesso ebraismo tradizionale non esiste l’idea che la verità della fede dipenda dall’avverarsi letterale di una visione zoharica. Anche le correnti che attribuiscono allo Zohar un grande valore spirituale non lo considerano mai un testo infallibile o dogmatico.

Autorità sì, infallibilità no
È fondamentale chiarirlo: lo Zohar è autorevole, ma non vincolante. Ha avuto un’enorme influenza sulla spiritualità ebraica, soprattutto nel mondo chassidico, ma è stato guardato con prudenza da pensatori razionalisti come Maimonide, che diffidavano delle speculazioni mistiche non ancorate alla legge e alla ragione.
Per questo motivo, l’idea che una singola interpretazione dello Zohar possa “far crollare” l’intera tradizione ebraica è estranea allo stesso ebraismo. La fede ebraica non poggia su prove empiriche di tipo apocalittico, ma su un’alleanza, una legge, una storia vissuta e trasmessa.
Il vero rischio: trasformare la mistica in ideologia
C’è però un rischio reale, ed è contemporaneo: usare testi mistici come strumenti di lettura rigida del presente, trasformandoli in armi ideologiche o oracoli mediatici. Quando simboli pensati per la contemplazione vengono trattati come previsioni matematiche, il problema non è il testo, ma l’uso che se ne fa.
La mistica, in tutte le tradizioni religiose, non nasce per soddisfare l’ansia del “quando”, ma per interrogare il “perché” e il “come vivere”.
Lo Zohar non è un bollettino di guerra del futuro, né una bomba a orologeria teologica. È uno dei grandi testi spirituali del Medioevo, complesso, poetico, potente, ma anche profondamente simbolico. Chiederli ciò che non ha mai promesso – date certe, eventi verificabili, scadenze apocalittiche – significa fraintenderlo.
La tradizione ebraica, molto più solida e articolata di quanto spesso si creda, non si gioca la propria credibilità su una lettura letteralista di un testo mistico. E forse, proprio qui, sta la lezione più attuale dello Zohar: la realtà non si riduce mai a un’unica chiave di lettura.
Se vuoi, nel prossimo passo posso riscriverlo in versione ancora più giornalistica, oppure adattarlo esplicitamente per Ticinolive, o trasformarlo in un editoriale di prima pagina.